Anna Vertua Gentile.
..
.
...
Da un Natale a l'altro.
...
.
...
1897. Libreria Editrice Galli di Chiesa, Omodei, Guindani. MILANO.  
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Testo curato da: CATIA RIGHI per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Signorine, non sperate che un uomo, che pensate di sposare, possa cambiare grazie al vostro amore. Questo  linsegnamento che Anna Vertua Gentile diede alle sue lettrici nel 1897, attraverso la storia dellamore di Carlo e Maria: un consiglio per molte, troppe donne, ancora oggi, illuse che un uomo volgare, incostante, prepotente, possa grazie allamore di una donna trasformarsi nel principe azzurro.
La storia copre un anno della vita di Maria, appunto dalla vigilia di un Natale alla vigilia successiva, ed inizia con Maria che ritorna al paese dove vive il padre, colonnello in pensione. Ha trascorso la sua infanzia e giovinezza a Milano con la nonna, dopo la morte della madre;  bellissima e animata da nobili sentimenti. Carlo, sua conoscenza dallinfanzia, le ha sempre fatto paura per la sua prepotenza: lui si innamora, ma lei lo respinge. Una serie di episodi le fanno sperare nella possibilit che lamore potr cambiare in meglio Carlo, e Maria accetta di sposarlo. Ma basteranno pochi mesi di matrimonio, tormentata da suocera e cognata che non perdono occasione per mostrarle scherno e disprezzo, per farle scoprire quanto poco contino per Carlo le promesse matrimoniali.
...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
Anna Vertua Gentile (Dongo, 30 maggio 1845. Lodi, 23 novembre 1926)  stata una scrittrice italiana.
Figlia di Rocco e di Esther Polti, alla morte del padre avvenuta nel 1862 trov impiego presso l'Istituto delle Dame inglesi di Vicenza. Incominci a scrivere nel 1868: il suo primo lavoro conosciuto  firmato come Annetta Vertua. Spos Iginio Gentile, allora docente di Storia antica nell'Universit di Pavia; dalla loro unione nel 1874 nacque un figlio, Marco Tullio. Tra il 1874 e il 1893 scrisse una serie di racconti e opere teatrali brevi per bambini, che venivano recitate nei salotti di casa o interpretate con burattini.
Divenuta scrittrice di professione dopo la morte del marito (nel 1893, seguita, nel 1912, da quella del figlio) ebbe una produzione feconda: fino al 1901 pubblic oltre 150 titoli tra romanzi, soprattutto d'amore, novelle, scritti educativi e manuali di condotta.
I suoi scritti, pur intrisi di sentimentalismo e precetti morali, non furono privi di richiami all'indipendenza femminile.
Mor presso l'Istituto Santa Savina a Lodi, dove si ritir nel 1923. Sulla facciata esterna dell'edificio  stata affissa una targa che la ricorda.
...
.
...
DA UN NATALE A L'ALTRO.
...
.
...
A L'AMICA CARISSIMA, BARONESSA GIUSEPPINA MALFATTI.
...
.
...
Nella vasta cucina il ceppo di pino crepitava la sua agonia in uno sfoggio ardente di brage ammucchiate, che spandevano nell'oscurit, calore odoroso e luce fantastica.
Dolfo, finito di rigovernare, scopare, rimettere tutto nell'ordine abituale, aveva, per economia, spenta la lampada pendente dal soffitto; e, seduto su uno dei panconi ai lati del focolare, si crogiolava fumando la pipa.
La bragia gli batteva in volto un colore rosso, che dava al suo volto dai baffoni brizzolati e i capelli irti e canuti, un aspetto strano.
Di fuori, nella fredda notte di dicembre, il vento ululava spazzando le nuvole dal cielo e scuotendo la neve dalle piante.
Ogni tanto, una folata rabbiosa si cacciava per il fumaiuolo del camino e guizzava gi con un urlo ad avvivare le brace, scomporle, morire in cenere le pi arse. 
Dolfo con una gamba accavallata su l'altra e le braccia conserte, continuava a fumare con un puff puff regolare e lo sguardo vagante nell'aria rossastra, che i ricordi animavano di figure e scene, di persone e di luoghi.
Di solito, a quell'ora, Dolfo dormiva sodo, su nella sua cameretta, attigua a quella del padrone. Ma quella era la notte di Natale; e il vecchio soldato, che credeva in Dio, eseguiva fedelmente per abitudine ed anche per convinzione, le pratiche religiose; vegliava per assistere alla Messa di mezza notte, che il Curato doveva celebrare nella chiesuola del paese. Vegliava senza impazienze, nel silenzio e nella solitudine, rifacendo la via del suo passato di cinquantasei anni. Il passato d'un galantuomo; semplice, un po' monotono, con qualche sprazzo di luce viva, fatta di entusiasmo giovanile, di fedelt, di schietto sentimento del dovere, di amore per il paese. Aveva vent'anni quando la leva lo chiamava dalla sua vallata, fra le montagne alte e boscose della Valtellina nativa. Orfano, solo su la terra, non aveva pianto lasciando il casolare, che la morte aveva, in pochi anni, fatto deserto. Si era bravamente vestito della festa, e consegnate le chiavi della catapecchia al prete che l'aveva battezzato e dato ai suoi l'olio santo, lo pregava di dare un occhio al campicello e al piccolo castagneto che possedeva su nella selva, e correva gi, pronto alla voce del dovere. Si rivedeva bello di salute e di forza; un pezzo di giovanotto gagliardo, per Dio! che le fanciulle dei villaggi per dove passava, gli lasciavano dietro gli occhi e rispondevano premurose e lusingate, al suo saluto. Sorrideva alla memoria delle sue ingenue meraviglie al primo giungere in citt; e dentro il cuore gli si ripeteva il senso di soddisfazione e di legittimo orgoglio, al ricordo della simpatia del suo giovine tenente; alto, snello, biondo, che vedendolo, goffamente infagottato nell'abito del coscritto, gli aveva sorriso battendogli una mano su la spalla e chiamandolo "bel montanaro".
Da allora egli aveva preso ad amarlo il suo giovine tenente, di cui aveva capito l'anima attraverso gli occhi chiari e sinceri. La reciproca simpatia aveva fatto ch'egli diventasse subito l'attendente dell'ufficiale. E non l'aveva lasciato pi. Erano invecchiati insieme.
Il tenente dagli occhi chiari e sinceri, adesso era canuto come lui e godeva i suoi anni di riposo con il titolo di colonnello. Quante vicende, quanti momenti giocondi e dolorosi in quegli anni passati insieme!
Il cuculo dell'orologio a pendolo, usc dalla sua nicchia con un colpettino secco e cant le undici ore aprendo le ale e movendo la bruna testina. Nello stesso tempo il fischio dell'ultimo treno che veniva da Milano, si confuse con il mugolo del vento; e il fracasso delle ruote pesanti, fece tremare i vetri delle finestre.
Dolfo scosse la testa. Come il suo padrone, egli non amava il treno, che giungeva l uscendo dalle viscere tenebrose della montagna e guastava la quiete del villaggio tingendo del suo fumo grasso l'esterno turchino della casetta. Che bisogno c'era di quel mezzo precipitoso di girare il mondo, quando per vivere basta un piccolo angolo di terra?... L'idea del progresso non aveva fatto breccia nel cervello e n pure nel sentimento di Dolfo; fatto per gli affetti intimi, per la vita semplice e tranquilla, non poteva avere slanci per ci, che disturbando pochi, reca giovamento e risorse a mille e mille.
Pensava, che per quel maledetto treno, s'era dovuto dividere nel bel mezzo la vigna del padrone e che non si viveva pi nella quiete di prima. Il colonnello tirava moccoli ad ogni fischio di locomotiva; e adesso, lui, si tolse rabbiosamente di bocca la pipa per lanciare il suo "accidenti!" uno di quelli detti a denti serrati e a occhi torvi, che strappavano le risatine squillanti della padroncina, la signorina Maria, la quale egli aveva visto nascere, che adorava e che era cresciuta sotto i suoi occhi fino alla morte della signora, che Dio benedicesse alla sua soave memoria, povera santa!... Se non fosse stato per via dell'educazione e dell'istruzione, Maria sarebbe sempre stata a casa; ma, la nonna, la madre della povera signora, dopo la morte della figliuola, l'aveva voluta con s, sempre per via dell'educazione e dell'istruzione; che, diceva, a star l con loro, due uomini, due antichi soldati, non avrebbe per certo potuto diventare una fanciulla a modo; c'era anzi pericolo, diceva, che crescesse a suo talento; una specie di selvaggia, una ignorante!... E Maria aveva dovuto andare con la nonna; e venire a casa di rado; a pena le vacanze!
Dolfo si intener pensando alla gaiezza che avrebbe portato in casa la signorina quando, a educazione compiuta, sarebbe tornata con lui e il padrone; e nella giocondit della visione, fumava in fretta; puff! puff! puff!
Il treno s'era fermato un momento solo sotto la tettoia della piccola stazione; poi aveva infilata la galleria di sotto la montagna e il suo fischio si perdeva in distanza, soffocato nel rinchiuso.
Il cuculo dell'orologio usc un'altra volta ad annunciare le undici e mezzo e la campana della chiesa tocheggi il primo segnale della Messa.
Il vento andava perdendo di forza; soffiava a rade folate; non ululava pi.
Il cane accovacciato nella sua cuccia dell'andito, abbai ad un tratto; subito l'uscio venne aperto e guizz dentro una figurina imbaccuccata in un'ampia pelliccia, la testa sprofondata nel cappuccio.
- La signorina! - fece Dolfo balzando dal suo cantuccio e correndole incontro. - Oh! oh! oh!... Maria!... la signorina!
E la voce trillava di gioia, in gola al vecchio soldato.
Sveltamente Maria si lev pelliccia e cappuccio, e allungando le braccia, cinse il collo di Dolfo e lo baci su le guancie.
Egli la sollev da terra come una piuma, la mise a sedere davanti al fuoco, accese la lampada, port in un attimo su la tavola dei piatti di roba. La signorina era fredda, diceva; la signorina doveva esser morta di fame. Si riscaldasse, mangiasse, intanto che lui andava su a chiamare il colonnello.
- No, Dolfo, no! non disturbare pap; mi vedr domattina. Con questo freddo egli non vorrebbe che... che... Sai Dolfo?... ho pregato tanto la nonna che mi lasciasse venire stasera invece di domani, perch ho una gran voglia di sentire la Messa di mezza notte!...
- Tu? fece stupito il bravo uomo. Si corresse subito grattandosi la nuca in atto di malcontento, e soggiunse: - Lei, signorina?
- Senti, Dolfo! gli rispose la fanciulla, non ti seccare a darmi del lei, che tanto non ci riesci e a me d su i nervi; trattami come prima e sar meglio per tutti due e anche per il pap, che tu sai come la pensa. Dammi del tu una volta per sempre e lasciami venire a Messa con te. Lo desidero tanto!.... deve essere cos bello, a notte fitta, in una chiesuola di campagna!
Si era seduta a tavola, e con i dentini bianchi e forti, sgretolava con appetito, da creatura sana e giovine.
Dolfo le metteva su 'l piatto i bocconcini migliori, le versava da bere, la accarezzava degli occhi, lieto della bella sorpresa, lietissimo della gioia che aspettava il padrone al suo svegliarsi.
- Mi lasci venire, Dolfo? - gli chiese ancora, guardandolo di sotto in su, con gli occhioni turchini tanto espressivi. E soggiunse in accento di preghiera: - Lo desidero tanto!
Il pover uomo si trovava in lotta fra il vivo desiderio della fanciulla che adorava, e il timore di far cosa che spiacesse al padrone, il quale forse si sarebbe opposto a quel capriccio che esponeva per la seconda volta, in quella notte, la cara figliuola, al freddo rabbioso.
- Lo desidero tanto! - ripet Maria, non smettendo di mangiare. L'aria gelida - soggiunse - non mi fa nulla a me. Sono forte; non ho mai un colpo di tosse. Ho per fino imparato a pattinare.
Il cuculo usc a cantare le dodici ore, e per l'aria buia toccheggiarono lenti e solenni gli ultimi richiami alla Messa.
Maria trangugi in fretta l'ultimo boccone, vi bevette sopra un bicchiere d'acqua, si alz, si imbaccucc nella pelliccia e nel cappuccio e disse senz'altro: - Andiamo Dolfo!... Sii buono!... Lasciami venire!
Come avrebbe potuto dir di no il pover uomo, che per un desiderio della fanciulla si sarebbe buttato nel fuoco?
Uscirono di cucina, quindi dall'andito che dava su 'l viottolo, che menava dritto alla chiesa, posta un po' su, sopra un rispiano di monte.
La neve indurita dal gelo scricchiolava di sotto i piedi; ogni poco una folata d'aria staccava dai rami brulli i diaccioli, che cadevano su le spalle, su 'l cappuccio di Maria e su 'l cappellone a cencio di Dolfo.
Il cielo spazzato dalle nuvole e fitto di stelle, pioveva su la terra bianca un bagliore fioco, che dava al paesaggio un aspetto fantasticamente pittoresco.
La fanciulla, accarezzata, stuzzicata, nel suo fine senso artistico e nel sentimento, da quel tutto insieme di bello e solitario e silenzioso, fremeva di voluttuosa compiacenza. E camminava in silenzio, gli occhi vaganti, tutta l'anima soavemente commossa.
Presso la chiesuola, proprio dinanzi alla porta d'ingresso, a un venti di passi, la palazzina Ferroni dalle finestre a doppie vetrate e senza cortine, invitava, con la brillante illuminazione del salotto, a guardar dentro. Si cenava quella sera, in casa Ferroni; le persone, sedute a mensa, si potevano vedere spiccate e riconoscere alla prima.
- Ecco l la signora Candida! - disse Maria guardando, mentre passava e rallentando un poco il passo. - Ecco il dottore con la moglie, il farmacista, il capo stazione.
Si ferm su i due piedi; e additando un giovine signore alto e robusto, con la testa un po' insaccata nelle spalle e i lineamenti grossolani e forti:
- Chi  colui? - chiese a Dolfo.
Era il figliuolo della signora Candida, tornato dall'America da parecchi mesi; e tornato con fior di gruzzolo. Oh i quattrini correvano in casa Ferroni come l'acqua dalla china al piano!... E i signori Ferroni ci tenevano a far sapere a tutti che avevano danari a bizzeffe. Accidenti se ci tenevano!... E adesso non pensavano alla gola che potevano fare ai poveri, che in quell'annata ce n'erano a dozzine; poveri in canna da non sapere come far gorgogliare la pentola. Che era una cosa giusta, che era carit, farsi vedere cos da tutti a mangiare e bere, a rimpinzarsi di ghiottonerie, quando tanti disgraziati andavano a Messa forse per chiedere a Dio la forza di sopportare la miseria?...
No; non c'era giustizia; no, non c'era piet in quello sfoggio sfacciato di abbondanza e benessere.
Maria si sentiva perfettamente d'accordo con Dolfo; e dentro il cuore le si andava formando un sentimento di disapprovazione e di rimprovero per quei gaudenti senza riguardo della povert, forse della fame altrui.
Si trov in Chiesa quasi senza avvedersene. Pensava a la mensa, scintillante di cristalli e argenteria, dai gran piatti fumanti, dalle spesse bottiglie, di casa Ferroni. Pensava alla figura tozza e grossolana del giovinotto tornato dall'America, che a lei richiamava l'antico compagno d'infanzia; quando, durante le vacanze, ella veniva per un mese l al villaggio a fare la cura dell'aria ossigenata, come diceva il suo pap.
Quel suo compagno, che aveva sei anni pi di lei, allora era superbo, violento, che tutti dovevano piegare alla sua volont e chinare il capo alle sue prepotenze. Tutti, tranne lei, che piccolina e esile com'era sempre stata, si era sempre ribellata a quel tiranello, che, credeva d'avere il diritto di soperchiare gli altri per via della sua alta statura, della sua forza moscolare, della ricchezza de' suoi. Ricordava d'avere una volta cos risposto a una sua prepotenza: "Le bestie grosse sono, di solito buone e generose con le piccole; ma tu sei un bestione egoista e cattivo".
La Chiesa era zeppa di gente. Su l'altare brillavano tre sfilate di ceri, e i lumicini raccolti nei gusci di lumache, illuminavano le rozze figure, i paesaggi in miniatura, i festoni di edera e pugni-topo adorni di bacche e mele appiole del Presepio, in una cappelletta laterale.
Quando il prete usc per la Messa, l'organista fece gemere sotto le sue dita, una piva lagnosa, che raggrinzava i nervi.
Maria s'era messa a sedere sul limitare d'un banco e Dolfo le stava presso ritto, a capo scoperto, in atteggiamento di devozione.
Nella Chiesa l'odore dell'incenso si mischiava con il tanfo di stalla, di cui erano imbevuti gli abiti dei contadini, e delle contadine; e l'odore insieme con la luce dei ceri e il tepore animale che si sprigionava dai devoti agglomerati, dava al corpo ed all'anima un senso stracco di mollezza, quasi languore malato, da cui sorgevano larve di desideri indefinibili, incomprensibili, ma turbatori.
Maria, sopra fatta da sensazione strana, se ne stava immota, le mani abbandonate su la pelliccia biancastra degli angoli del mantello arrovesciati su le sue ginocchia, il volto, vagamente incorniciato dal giro di candido cigno, che guarniva il cappuccio, quasi supino, con gli occhi distrattamente fisi a la soffitta.
Attratta misteriosamente da uno sguardo intenso, che da un poco la avvolgeva, ad un tratto abbass la testa, guard a sinistra e vide il giovine Ferroni con il dorso poggiato ad una colonna, il cappello in mano, il volto dai lineamenti grossolani quasi ingentilito da un'espressione di commozione dolce e tenera.
- Veh! - pens la fanciulla. - Non sembra pi il ragazzo prepotente e violento d'una volta. E.... non  n pure cos brutto come allora!... - soggiunse guardandolo con qualche interesse.
Di fatti il testone non era pi arruffato come quello del ragazzo di tanti anni prima; gli occhi non apparivano pi cos duri; e i baffi nascondevano la piega cattiva della bocca, dalle labbra sottilissime.
- Se fosse meno grande e grosso, meno mastodontico - fin per concludere - non sarebbe poi n anche brutto!
L'organista, dopo un poco di sosta, attacc una melodia gemebonda con certi guaiti prolungati, che era un supplizio dei nervi.
Maria guard all'altare inginocchiandosi. Il prete si rivolgeva in quel punto per l'Ite Missa est, poi si rivolgeva a baciare l'altare, alzava le mani stese, leggeva nel Messale aperto su 'l leggo. La Messa era finita.
I devoti unirono le loro voci discordi al suono dell'organo; e il canto strascinato d'una pastorale, si innalz in mezzo all'afa della piccola Chiesa piena zeppa e rinchiusa, ormai satura del puzzo nauseabondo di gente poco polita uscente dalle stalle, di incenso, di smoccolature; qualche cosa che dava alla testa e allo stomaco; stordiva, infiacchiva.
Maria si alz e usc seguendo Dolfo, che le faceva strada fra la ressa.
Non a pena fuori, su 'l sagrato, che le stelle della notte serena rischiaravano di luce debole, si ferm un momento a respirare a larghi polmoni, avida d'aria pura; poi si appoggi al braccio di Dolfo e gli disse:
- Torniamo a casa subito; sono quasi asfissiata!
Si erano a pena messi nel viottolo, che si videro venir presso il giovine Ferroni, il quale porgendo a Dolfo una elegante lanternini accesa, disse: - Non  prudente andare in torno di notte senza lume; e, se la signorina permette, io la pregherei di servirsi di questa lanterna!
La signorina avrebbe voluto rispondere, che in una notte cos serena e chiara, non c'era proprio nessun pericolo a andare in torno senza lume, e che la lanterna era un di pi. Ma non ebbe l'ardire di rispondere con un rifiuto a l'atto gentile. La elegante lanternina, che dava una luce azzurra, pass dalle mani del giovine Ferroni in quelle di Dolfo; ella ringrazi con un sorriso e il giovinotto rimase fermo a seguire degli occhi la leggiadra figurina, che si perdeva in lontananza come una visione gentile.
Per un poco vibrarono nell'aria le ultime cadenze della pastorale. Poi la gente usc dalla Chiesa a frotte; si ud qualche cicaleccio, qualche risata, qualche pianto di fanciullo; ritorn subito il silenzio. I devoti tornavano alle loro case a la spicciolata; chi su, negli abituri sparsi per la china e nella vallata; chi gi a la piana. In pochi minuti tutto torn nella solitudine.
Solo nel salotto sempre illuminato di casa Ferroni durava la baldoria. Si stappavano bottiglie di vino prelibato, si tagliava una gran torta fatta venire a posta da Milano.
Ma dov'era Carlo, il giovinotto di casa, l'erede, che non era ancora entrato dopo la Messa?...
Carlo Ferroni, sempre ritto al posto dove aveva lasciati Maria e Dolfo, aguzzava gli occhi per vedere luccicare il lume gi nella casa sotto stante, del colonnello. Il lume gli avrebbe detto che la signorina doveva essere rientrata sana e salva.
Non era certo una villa la casa che il colonnello Pardi abitava da che si era messo a riposo. Egli stesso se l'era costrutta molti anni innanzi rabberciando la vecchia cadente palazzina nella quale era nato da signorile, onestissima famiglia, fatta quasi povera da un lungo seguito di disastrose vicende.
La casa d'un sol piano, modestamente accucciata fra le piante, aveva l'ingresso su 'l viottolo che saliva al villaggio e la parte opposta su l'ortaglia, la quale confinava con il podere, amore e cura di Dolfo, e insieme con un bel vigneto, che la strada ferrata aveva diviso di mezzo, unico possedimento del colonnello, che non aveva altro al di l della pensione.
Il colonnello, uomo superiore per naturale elevatezza di sentimento e di idee, apparteneva al numero dei pochi, che con sicura coscienza, osservano sempre alcune massime morali e semplici, da essi stessi riconosciute buone e come tali diventate guida della vita.
Era un carattere. Aveva sempre vissuto e viveva seguendo scrupolosamente il proprio dovere e poco curandosi dell'opinione degli uomini. E ci senza sprezzo, senza spirito di ribellione, senza un bricciolo d'acrimonia; quasi inconsciamente.
Era uno dei pochi, che in mezzo alla societ serbano, con animo pienamente sereno l'indipendenza della solitudine. Uno dei pochissimi per davvero veritieri ed onesti, che non sprecano l'energia morale in continuo contrasto fra il modo di pensare e il modo d'agire, non vivono nella lotta angosciosa fra la vita interna e l'esterna, che si deridono, che si parodiano, sono in perpetua contesa e lasciano in uno stato doloroso di sfinimento. Le sue convinzioni salde e franche, non mai in urto con l'ipocrisia, non gli toglievano n pace n riposo, che sono la conseguenza dell'unit interiore, dell'assenza di lotta e di disputa. Era un uomo degli antichi tempi, un filosofo del vecchio stampo, punto pessimista, niente a fatto fin de sicle. La fede in Dio e in alcuni precetti generali, l'avevano reso immune di quella sconfortante e snervante malattia moderna che  lo scetticismo. Nell'animo gli stava franco il rispetto per l'organizzazione sociale, che per secoli ha soddisfatto a la logica, frenata la scelleratezza, maturato il bello in tutte le arti. Amava gli uomini; ma come non si meravigliava di trovare in un prato la malefica cicuta, n in un giardino la dannosa erba parassita e l'inutile ortica, cos non si stupiva n si sfogava in imprecazioni, alla vista della gente cattiva, nociva, oziosa. I malvagi al pari delle erbe cattive erano per lui una necessit delle cose; e non s'inaspriva, non malediva mai.
A parlargli di raffinatezze, sorrideva come d'una debolezza compatibile, che egli sentiva di non avere e che non capiva; ma che altri poteva benissimo avere e accarezzare.
Il sentimento della libert era in lui cos retto e saldo, che come egli si credeva in diritto di vivere a suo modo, cos riconosceva e rispettava in altri lo stesso diritto.
Adorava sua figlia; e il viverle lontano era stato il pi grande sacrificio della sua vita. Ma riconosceva la giustezza delle idee di sua suocera, la quale sosteneva essere necessaria per una fanciulla una guida femminile, una solida istruzione, un'educazione conforme a le esigenze dei tempi. E aveva consentito a lasciargliela, per la maggior parte dell'anno, anche per la ragione, che sua suocera con la morte dell'unica figliuola era rimasta sola soletta, povera donna. E il colonnello Pardi era troppo retto e semplice per essere egoista.
La signora Marta, la suocera del colonnello, era un'ottima donna, che voleva un ben dell'anima alla nipotina e nulla trascurava perch riuscisse una signorina a modo e colta e tale da appassionarsi dell'arte e gustarla. "L'arte - soleva dire - ingentilisce e eleva il carattere". E fin qui aveva ragione da vendere. Il guaio stava nel suo criterio riguardo a l'arte; un criterio meschino meschino, che le faceva formare giudizi meschinissimi e non di rado falsi. L'arte, per lei, pi tosto che un sentimento profondo e nobile, era una mostra, un'apparenza, uno sfoggio. Bisognava conoscere la musica per saper suonare in societ e far dire che si era valenti e attirarsi applausi; bisognava saper maneggiare con destrezza e garbo pennello e tavolozza, per fare dei bozzetti graziosi, dipingere scatole, ventagli eleganti, che facessero dire di s che si era pittrici di gusto. Era necessario leggere molto e parlare correttamente e elegantemente la propria e qualche lingua straniera per non sembrare ignoranti.
Tutto doveva essere fatto e detto in omaggio dell'opinione degli altri.
E il bisogno prepotente dell'altrui approvazione, una specie di servilit ai gusti, le abitudini, per fino i capricci delle persone fra le quali, viveva, facevano della povera, buona Signora, una schiava volontaria, anzi schiava convinta e soddisfatta.
E passava i giorni sciupando l'energia nel non lieve lavoro di ricevere, far visite, accorrere l ove la gente della sua societ accorreva; vestirsi, svestirsi, e badare a ci che la sua casa, in qualunque ora, in qualunque momento, avesse l'aspetto d'una scatola preziosa di graziose coselline e gingilli, tenuti con cura minuziosa, quasi pettegola. In quelle poche stanze piccole, con portiere a gli usci, cortine e tende a le finestre, che lasciano passare la luce smorzata, variopinta, quasi nebbia trasparente, tappeti per terra che ammortiscono il suono dei passi, e da per tutto mobilucci stonanti fra di loro, ogni cosa appositamente disparata, mescolata a la rinfusa, si sarebbe detto che nessuno vivesse della solita vita di chi mangia, dorme, si muove, lavora. Gli  che quivi si mangiava, si dormiva e si lavorava con sommi riguardi, sempre preoccupati dal pensiero di non mettere in disordine, di fare che non apparisse un atomo di polvere su che si fosse. Lo sapeva Maria quali avvertenze, quanti riguardi doveva avere ed usare per fare i suoi compiti, dipingere, aggiustare la biancheria, cucire gli abiti che si faceva da s... Doveva quasi sempre finire, a scegliersi un posticino nell'angusta cucina; un angolo per agucchiare, quattro spanne di tavola per scrivere e posare dizionari, quaderni e libri. Lei che teneva del padre per spirito d'indipendenza e una certa larghezza di idee, che impedisce di perdersi nelle piccinerie, si trovava spesso a meravigliarsi di quel modo di sacrificarsi a ci che a lei parevano meschinerie; e pure non ribellandosi per rispetto e anche per affetto alla nonna, con il sentimento vagheggiava un modo di vivere pi logico, pi semplice e pi libero. E allora correva con il desiderio a la casa paterna, ove non era altro lusso che la rigorosa pulizia, resa facilissima dalla mancanza d'ogni mobile superfluo, d'ogni mostra di gingilli. Che bisogno c' - pensava spesso fra s stessa - che bisogno c' di stare in disagio in casa propria per dare agli estranei il piacere di trovarsi nelle stanze, che noi abitiamo, come in un'elegante bomboniera?... di far dire che si ha l'appartamento messo a l'ultima moda?... che si possiede il gusto moderno, che si  raffinati?... Il suo gusto, di lei, rifuggiva da tutto ci che aveva dello sfoggio; l'idea ch'ell'aveva dell'eleganza, era spiccatamente semplice e nella semplicit, vera. Spesso andando a far visite insieme con la nonna, cosa che non le piaceva niente a fatto, che l'inuggiva quasi sempre e spesso anche, in molti casi, la inaspriva come una menzogna mascherata di cortesia, il suo fine sentimento artistico, si sentiva urtato in certi salotti che parevano musei o botteghe da rigattiere o camere da attrezzi; e una voce critica le diceva dentro: - Ci fosse almeno l'uniformit di un dato stile storico! - La luce poi di quei salotti, o pi tosto l'artificiosa penombra, che dava a gli oggetti e a le persone tinte inverosimili, le dava uno strano senso di tristezza.
- Sarai sempre una piccola selvaggia! - la rimproverava sorridendo la nonna. - E soggiungeva sotto voce quasi fra s e s: - La scheggia dice il ceppo;  tutta suo padre.
Ma si come Maria era buona, schietta e sopra tutto brava, che tutti lo riconoscevano e lo dicevano ad alta voce, la nonna passava sopra a tante cose, faceva tacere molti desideri; e nella naturale rettitudine, che le piccinerie non riuscivano ad adombrarle nell'anima, finiva per tranquillarsi e riposare: - In fin de' conti, quello che pi importa  un bel carattere e una intelligenza ben nudrita - si consolava pensando. Per questo se qualche volta rimproverava la sua piccola selvaggia, era con parola scherzosa e un tenero sorriso.
Maria amava teneramente la sua nonna; ma durante gli anni che aveva passati con lei, non a pena lo poteva senza mancare ai suoi doveri di fanciulla studiosa e di nipote affezionata, volava a Betullo, ch'era il nome del paese, composto di gruppi di case e casolari sparsi nella vallata, fra i campi, i poderi, le vigne, su per il pendio del monte e in mezzo ai folti di betulle dal tronco bianco e le foglie smorte. Vi passava poi regolarmente un mese ogni anno, durante le vacanze. La nonna accompagnava qualche volta la nipote; ma di rado. Era per lei troppo grave sacrificio rinunciare, anche per poco, alle sue abitudini. E lasciava andar sola la nipote, accontentandosi di accompagnarla alla Stazione e l di raccomandarla a un impiegato, che conosceva da un pezzo, e che lui stesso metteva la fanciulla in un carrozzone di seconda classe riservato a le signore sole. Quei brevi viaggi, di tre ore al pi, erano per Maria una vera festa. Quella corsa in mezzo ai campi, in riva al lago, dentro le frequenti gallerie buie, poi su un po' in alto lungo la costa delle montagne; quel succedersi di vedute svariate, superbe, commoventi, a lei, che sentiva profondamente il bello, le tenevano l'anima sospesa ed ammirata fino all'arrivo, fra le braccia del padre.
Quell'inverno era l'ultimo che avrebbe dovuto passare a Milano. Ormai ella aveva, come si dice, compiti i suoi studi; poi, una sorella della nonna, rimasta vedova allora, s'era decisa di far vita in comune con lei; era cosa tanto naturale, poi che erano sole tutte due!...
Maria sarebbe tornata a casa a la venuta della prozia; in primavera; in quell'appartamentino di poche stanze, in tre, si sarebbe state troppo in disagio. Ma ecco che pochi giorni prima di Natale, la prozia capita a l'improvviso. Non poteva pi resistere in quella solitudine che inacerbiva il suo dolore. Aveva fatto i bauli l per l ed era corsa a cercare conforto nell'affetto della sorella.
Maria propose a la nonna di anticipare il suo ritorno a casa, perch la prozia potesse trovarsi comoda e libera nella sua cameretta.
La nonna cap la necessit della cosa e accondiscese. Ed ecco perch Maria era capitata inaspettatamente a Betullo a grande sorpresa e gioia del vecchio Dolfo.
Nell'ampia cucina dal gran focolare a l'antica, la tavola bianca nel mezzo, i pochi mobili indispensabili e nello sguancio dell'ultima finestra, che dava su l'ortaglia, la scrivania e la piccola libreria del colonnello, i primi raggi del sole erano gi entrati da un poco, quando il colonnello nella sua vestaglia di camera e il berretto in testa, scese e sedette dinanzi il fuoco, che strepitava, intanto che Dolfo gli apprestava la solita tazza di caff e latte.
Quel mattino Dolfo si dava in torno con maggiore sveltezza del solito. Il padrone, che lo guardava senza parlare, gli trovava un'aria diversa del solito; qualche cosa di quasi malizioso, che gli increspava le labbra di un sorriso trattenuto a stento, facendogli agitare i baffoni brizzolati.
Sorbendo il suo caff e latte, il colonnello pensava che cosa potesse avere il suo vecchio domestico, un po' sorpreso di non riuscire a leggergli in volto la cosa; lui, che senza interrogarlo, capiva sempre a volo ogni suo pensiero e ne indovinava i piccoli segreti le poche volte che ce ne aveva. Lo guardava alla sfuggita, scuoteva la testa, ma non chiedeva nulla. Parlavano poco fra di loro, il padrone e il domestico. Si capivano troppo bene per avere bisogno di uno scambio di molte parole; e s come non avevano la mente a le piccinerie, mancavano di argomenti per ciarlare.
Ma quel mattino qualche cosa di straordinario doveva per certo frullare nel cervello del vecchio barbogio. Che mai poteva essere?... Sbirci la tavola ove Dolfo era affaccendato e lo sorprese nel momento che sopra il tovagliolo di bucato disteso all'estremit, posava una tazzetta di porcellana dal labbro d'oro, poi un piattino di cristallo con burro fresco e due panetti profumati, a pena tolti dal forno.
- Oh! - esclam alzandosi da sedere, credendo di indovinare, con un guizzo di gioia in cuore e negli occhi.
- Oh! Oh!
Non ebbe tempo di aggiungere altro. Maria, scesa la scaletta di corsa, entrava come un razzo, si appendeva al collo del suo pap, lo baciava furiosamente.
Il colonnello seppe subito l'arrivo della sera, la scappata della Messa. Sorrise con indulgenza non sentendo altro che una piena contentezza, e allontan di alcuni passi la figliuola per meglio vederla tutta.
Ritta nel mezzo di un raggio di sole, Maria spiccava leggiadra e sorridente nella personcina piccoletta ma svelta e aggraziata.
- Brava! brava! qui a far Natale con i suoi vecchi!... Brava! bene!
Non sapeva dir altro, non trovava altro da aggiungere il felice pap. E quando seppe che la sua figliuola non era tornata solamente per il Natale ma per sempre, e che quella buona donna di sua suocera non era rimasta sola, si freg le mani soddisfattissimo, lieto di potersi abbandonare senza il minimo cruccio alla sua felicit.
Si mise a sedere presso la fanciulla, che aveva fame e mangiava con appetito, gustando il pane fresco di casa, il burro profumato, il latte tanto diverso da quello di citt. E mangiando, si informava di tutto, ridendo spesso a una sortita di Dolfo o a una sua improvvisa curiosit, e nel gaio riso mostrando i dentini candidi, un po' rari, regolarissimi, che spiccavano fra le labbra rosse e pi tosto tumide.
In breve seppe tutto quello che voleva sapere e pi ancora. Don Leo, l'amicone di casa, forse l'unico, un prete professore ritirato da l'insegnamento, stava bene e sarebbe venuto a far Natale con loro; figurarsi il suo piacere trovando l la piccola Maria!...
La Marcella del molino si doveva far sposa in carnevale; il giovane Ferroni era tornato, da alcuni mesi, da l'America e non andava via pi; Corinna, sua sorella, da due anni moglie del medico nuovo del paese, aveva avuto una bimba; Cornelia, la figliuola del vecchio medico, morto l dopo trent'anni, che vi esercitava con zelo e amore la sua professione, era sempre bella ed altezzosa; Michelino del fabbro, soldato negli alpini, era morto in Africa. Poi, nella stalla era nato di poco un vitellino; il cane, povero vecchio, soffriva di reumatismi; nel pollaio c'erano venti galline e un gallo padovano; e su, nella stanzina ch'ella sapeva, una ricca raccolta di mele, pere, nespole, susine, noci, nocciole e castagne.
Ella, a sua volta, disse di s; che ormai aveva diciott'anni compiuti ed era ora che smettesse di fare la scolara per darsi alle faccende domestiche. Tempo da dedicare a la lettura, a la musica, al disegno, ne avrebbe avuto d'avanzo. Era cos contenta, cos contenta di trovarsi a casa sua, di poter fare da massaia, di vivere a suo modo, in libert, e sopra tutto, di vivere insieme con il suo pap e il suo Dolfone!...
E loro dunque?... figurarsi se non erano felici!... Era da tanto, che tacitamente desideravano di riprendersi in casa la loro piccina - come si ostinavano di chiamarla - la gioia del loro cuore, il sorriso della loro vecchiaia!
Spesso Dolfo s'era trovato a pensare che proprio non metteva conto di privare la piccina dell'aria pura e della libert del paese, per il gusto di rimpinzarle il cervello di tanta e tanta roba. E il colonnello, aveva molte volte sospirato, desiderandosi vicino l'unica figliuola, che ormai ne sapeva abbastanza; anzi anche troppo, secondo lui, che la pensava come Dolfo.
Il pensiero della suocera, che in mancanza della madre aveva i suoi diritti su la nipote, e che egli stimava, gli aveva sempre fatto trangugiare sospiri e desideri. Ma adesso, che la sua figliuola, di perfetto accordo con la nonna, era tornata, egli era felice, felicissimo.
Fu con un largo sorriso che Dolfo, aperto un usciolino a vetri in un angolo della cucina, mostr a Maria una minuscola stanzina, con tende a la finestra, un tavolino da lavoro nello sguancio, il pianoforte contro una parete; un piccolo divano con due poltroncine ai lati di contro l'altra.
-  il salottino della padroncina! - disse - sono i mobili e il pianoforte della sua povera mamma!... E questo per quando dipinger! - soggiunse additando un cavalletto di legno greggio, leggiero, con piede e capo pazientemente intagliati.
- L'ha fatto lui! - inform il colonnello - ed  lui che a forza di gomiti ha ridato l'aria nuova ai vecchi mobili.
- Non  un salottino come quello di Milano! - not timidamente l'antico soldato.
- No, certo! - rispose Maria rizzandosi su la punta de' piedi per baciare l'ottimo uomo. - No, certo; non  come quello di Milano;  cento volte pi bello e pi caro!
E lo baci con la commozione negli occhi.
Dolfo s'era messo in faccende. Maria, con il grembiulone dinanzi, lo aiutava. Il colonnello nella sua poltrona presso la scrivania, leggiucchiava alzando spesso gli occhi dal libro per posarli su la figliuola, come una carezza.
Don Leo ci aveva un debole per la cucina, povero uomo; e Dolfo che gli voleva bene, si faceva in quattro quando capitava in casa a desinare. Quel giorno, la pi grande solennit dell'anno, ci doveva essere il tacchino arrosto e un certo manicaretto che era una specialit di Dolfo, oltre a qualche altro piatto e uno sfoggio di frutta conservata; su 'l focolare, la pentola grande delle grandi occasioni, bolliva gorgogliando e dalle casseruole del fornello si sprigionavano odori appetitosi.
Maria aveva tolti dal guardaroba la biancheria da tavola, le posate d'argento da l'astuccio, i piattini e le alzate di cristallo dall'armadio; aveva preparato le salse, il vassoio con le tazze da caff; tutto l'occorrente. A l'ora opportuna, avrebbe preparata tavola lei stessa. Intanto usciva fuori per dare un'occhiata ai luoghi, che ne moriva di voglia; ed avrebbe spiccata qualche frasca verde, qualche pallido crisantemo, se l'avesse trovato. La tavola quel giorno doveva essere adorna; il Natale viene una volta l'anno ed  un festone. Poi bisognava fare lieta accoglienza a Don Leo e celebrare il ritorno della padroncina, che sta volta era tornata per sempre. Per sempre!...
A questo pensiero il cuore martellava in petto a Maria, festosamente. Vivere l senza il cruccio di dovere dopo poco lasciare il suo pap e Dolfo e dire addio a la cara vita semplice e libera, che tanto le piaceva, che era cos conforme al suo modo di sentire!...
Non gi che con la nonna ella ci fosse stata a malincuore. A la sua nonna ella le voleva molto bene e le era anche riconoscente per tutto quanto aveva fatto per lei. O avrebbe ella imparato quel poco che sapeva, se non fosse stata la nonna a farle dare, per tanti anni, lezioni di musica e di pittura, a farle frequentare le migliori scuole?...
Per certo ella doveva molto alla sua nonna; lo riconosceva ed era lieta di riconoscerlo, il suo animo generoso accogliendo con slancio affettuoso il sentimento della gratitudine, che  a punto il sentimento dei semplici e buoni. Povera nonna!... E aveva acconsentito a tante cose, che pareva impossibile, lei cos conformista, cos schiava delle abitudini, cos sensibile a l'altrui opinione, la quale spesso interrogava prima ancora del buon senso, e qualche volta anche, fin prima della coscienza.
Pure ella aveva consentito che lei, a pena finiti i diciasette anni uscisse sola, perch nella sua rettitudine aveva accolto l'idea, che una fanciulla deve abituarsi a difendere s stessa dalla volgarit e da l'ardimento degli sfrontati, con il contegno e la sicurezza di s, che viene a punto in gran parte, da l'abitudine di andare intorno sola. Quando la mamma o la nonna, o chi fa le veci dell'una o dell'altra non possono, senza sacrificio, seguire in ogni passo la loro fanciulla; quando questa  riconosciuta seria e dignitosa, perch non potr uscire sola invece di essere non sempre opportunamente accompagnata dalla cameriera o dalla cuoca, spesso pur troppo non troppo stimabili?... E un'idea compagna, ancora un poco in urto con le vecchie costumanze, era pi tosto arditella per una signora timida in tutto il resto; come era ardita quell'altra idea, che le fanciulle, quando non hanno la testa fra le nuvole, possono e devono leggere con una certa libert, per imparare la vita nei libri buoni e per davvero morali nella verit dei sentimenti. Con il suo criterio, ella aveva giudicati alcuni autori e autrici italiani e stranieri, aveva aquistati i loro lavori e data alla nipote piena facolt di scelta. "Buona nonna!" disse fra s con tenerezza. E ben sicura del suo affetto e della sua tenerezza per lei, si lasci andare pienamente al piacere di ritrovarsi a casa, ove tutto era a seconda de' suoi desideri, dei suoi gusti.
Camminava leggiera e felice su la neve dura, che le scricchiolava di sotto i piedi. Camminava per i sentieruoli del podere, a zig-zag, presa dalla smania di moto, d'aria fredda e sana, di rivedere luoghi e cose: diede una scossarella ad un pero dai rami brulli adorni di diaccioli, che le caddero con crepitio di vetro, su 'l capo e su le spalle.
Nel rigagnolo, l'acqua, perlacea, era imprigionata dal gelo; su l'erba stenta delle sponde era una spruzzaglia diacciata, quasi velo a pagliuzze d'argento. Ogni tanto per l'aria d'oro volava un passero che si posava con pigolo su 'l ramo d'una pianta; un merlo vol a beccuzzare nel prato candido, alcuni corvi gracchiarono su 'l muricciuolo di cinta, guardando nel podere; videro la fanciulla, spiegarono il volo alto, segnando nell'aria una macchia nera. A solatio, presso il cancello del podere, da una macchia di crisantemi, sepolta fino a mezzo nella neve, sbucavano alcuni fiori pallidi, piccoli, immiseriti dal freddo. Maria li colse e stacc un ramo d'edera abbarbicata al tronco d'un gelso vecchio e contorto. Poi ricord che fuori del podere, un po' in alto, un cento passi dietro la Chiesa, era un prato cinto di una siepe di pugnitopo; e uscita dal cancello and a quella volta, pensando, che il pugnitopo con le sue bacche rosse, avrebbe ornato allegramente la tavola.
Stretta nel vestito di panno verde cupo, semplice, elegante, le maniche a pena rigonfie alle spalle e serrate ai polsi da cui uscivano le manine piccole e bianchissime, i piedi ben calzati, il leggiadro volto animato dall'aria frizzante e la grossa treccia puntata su la nuca come un cocuzzolo d'oro, Maria saliva senza fatica, con un bel sorriso di piacere su la bocca.
Pass dinanzi la casa di Martina, la vedova del falegname, che viveva del mestiere di tessere la tela, e fu sorpresa di trovarla chiusa. Doveva essere disabitata da un poco, perch la neve stava ammucchiata alla porta della casa ed a quella della stalla.
Si ferm sorpresa a guardare. "Oh come mai?" si andava chiedendo.
In quel punto per la scaletta, che menava a la casa, vide due fanciulle, che salivano tenendosi per mano. Avevano l'aria melanconica e il volto magro e smorto. Stent a riconoscere in esse la Cecilia e la Rosina, le figliuole di Martina, da tanto che erano sciupate. And loro incontro; volle sapere perch pi non abitassero l'antica casetta.
Seppe la cosa in poche parole. La mamma era stata malata per tre mesi; non aveva potuto lavorare; non si era potuto pagare l'affitto. E i padroni; i signori Ferroni, le avevano mandate via. Sarebbero rimasti su la strada esse e i loro poveri mobili, senza la carit di Don Leo, che le aveva raccolte tutte tre nella casetta del ponte, ch'era sua. - Oh poverette! poverette!
Maria si intrattenne un momento con le due sorelle, poi le salut e tir via con il cuore grosso; pensando che quei signori Ferroni, che avevano quattrini a bizzeffe, avrebbero dovuto avere un poco pi d'umanit per una povera vedova e due povere orfane. E quasi inconsciamente guard su al palazzo, ove il giovine Ferroni, tornato dall'America, viveva con la madre.
- Che cosa conta possedere ricchezze quando non si sa gustare il piacere di fare del bene? - disse fra s. Riflett un momento e soggiunse: - Pi uno  ricco e maggiori doveri dovrebbe avere verso il suo prossimo. Chi non sente il proprio dovere,  un egoista; chi lo sente e non lo compie,  dispregevole.
Giunse a la siepe di pugnitopo, che rideva con le sue bacche rosse, fra la neve bianca. Cautamente, per non pungersi, Maria tent di afferrare un ramo e strapparlo; ma non ci riusc; ne afferr un altro, poi un altro ancora; che!... i rami non si staccavano; ci sarebbe voluto un coltello; ed ella non aveva in tasca n pure il suo temperino.
- Bisogna rinunciarvi! - disse forte - pazienza!
E alz gli occhi nella speranza di vedere qualcuno a poca distanza che la potesse aiutare.
Vide in fatti scendere a gran passi, per il sentiero al di l della siepe, il giovine Ferroni, che le si arrest dinanzi, e senza nulla dire, con il suo coltello da tasca, spicc due, quattro rami fitti di bacche; poi, porgendoglieli con certo imbarazzo al di sopra della siepe, disse: - Ecco, signorina; ma sono pungenti - e in cos dire li ritir - se permette glieli porter io fino al cancello del podere.
- Grazie! - fece semplicemente Maria, guardando il giovine, che la sopra avanzava dalle spalle in su. Tolse di tasca la pezzuola e la spieg.
- Metter i rami qua dentro e non mi pungeranno - soggiunse stendendo la pezzuola al di sopra della siepe senza guardare il giovine, che ebbe una subita espressione di contrariet.
- La signorina non permette che l'accompagni? - chiese a bassa voce.
Accompagnarla?... perch?... Queste domande che ella si faceva a s stessa, le dissero i suoi occhi nei quali pass un guizzo di dispetto per quell'incontro, che guastava la sua passeggiata solitaria. Che cosa veniva in mente a quel mastodonte... A questa parola che le venne spontanea nella mente, ebbe una gran voglia di ridere. E non potendolo, perch non voleva fare la figura di pazzerella, si sent seccata. Prese il fazzoletto per le cocche, e con dentro i rami di pugnitopo che sbucavano lunghi e pungenti dalle quattro aperture, guard il giovine con un sorriso, lo ringrazi, e senza manco pi curarsi del permesso, che poc'anzi egli le aveva chiesto di accompagnarla, sal alla volta della Chiesa.
Arrivata su 'l sagrato, guard gi casualmente, e vide il giovine Ferroni a lo stesso punto ove l'aveva lasciato, che la seguiva degli occhi.
- Che cosa ha colui da guardarmi cos? - chiese a s stessa, mentre senza ch'ella sapesse darsene ragione, un'ondata calda le copriva il volto di rossore.
La porta della Chiesa era aperta sbarrata all'aria pura dell'esterno, che la purgasse del tanfo di rinchiuso e della gente affollata per tante ore di seguito. In quel momento, dopo la Messa, non vi era che qualche donnicciuola qua e l nei banchi. Maria, dalla soglia guardava dentro curiosamente, quando vide staccarsi da un angolo scuro una figura di donna alta, vestita di nero, con il capo e le spalle avvolti in una sciarpa di color rosso cupo. Come la figura si fece nel mezzo della Chiesa, e strisciato un inchino rivolse la faccia a la luce, Maria la riconobbe.
- Oh! - fece andandole incontro - oh, Cornelia!
Era in fatti Cornelia, la figlia della vedova del vecchio dottore, che abitava con la madre nella casetta svizzera, un poco su dalla Chiesa, in un pittoresco rispiano di monte, tutto a castagni.
- Oh, Cornelia! - torn a dire porgendogli la mano.
La Cornelia alta, bruna, di lineamenti perfetti, gli occhi neri, i capelli neri, il portamento un poco impettito, che le dava un'aria da superbiosa, fece buona accoglienza alla piccola Maria, la sua compagna d'infanzia, per quanto ella avesse quattro anni pi di lei.
Fra il colonnello e la famiglia dei vecchio dottore c'era sempre stato, come si dice, buona relazione. E la vedova del dottore ricordava sempre, con sincero rimpianto, la gentile giovine sposa del colonnello, che le aveva mostrato tanta simpatia.
- Ti fermi molto? - chiese Cornelia.
Fu assai lieta di sentire ch'ella era tornata a casa per sempre. A Milano ci sarebbe ormai andata a pena di quando in quando; delle visite di qualche settimana al pi.
Cornelia si mise al fianco di Maria mentre questa scendeva per tornare a casa. C'era un contrasto spiccato fra quelle due fanciulle; una alta, bruna, dalle forme robuste; l'altra piccoletta, bianchissima, bionda, pi tosto esile, elegante.
Lungo la siepe di pugnitopo, al di l, il giovine Ferroni, apparso improvvisamente, prese a camminare di pari passo con le due giovani.
Cornelia, con un sorriso e un improvviso rossore, gli aveva steso la mano per al di sopra della siepe; ed egli l'aveva a pena, distrattamente toccata in segno di saluto; ci che aveva fatto aggrottare le ciglia a la giovine, mentre alzava fieramente il capo guardandolo negli occhi con muta, violenta interrogazione.
Egli ebbe un leggero increspamento delle labbra; fece un'impercettibile spallucciata e tir via a camminare zufolando a bassa voce in aria di chi segue la sua via per affari propr, senza curarsi d'altro.
Ma il fatto  che egli si curava di Maria, che sbirciava tutte le volte che poteva senza dare nell'occhio di Cornelia e senza che Maria se ne accorgesse, tutta intenta a parlare con l'amica, la quale, cos, per non parere, per nascondere la preoccupazione, l'andava interrogando intorno a la sua vita di citt, ai suoi studi, ai suoi svaghi.
Al cancello del podere, il giovine Ferroni, al di l del torrentello scorrente lungo la siepe che finiva in quel punto, non pi riparato, spiccava nella sua alta statura, nella sua forza massiccia.
Maria invit Cornelia ad entrare; ma questa si scus; sua mamma la doveva aspettare; era gi tardi; sarebbe venuta un altro giorno; adesso tornava subito a casa.
Maria stette un momento a seguire degli occhi l'amica fino che ebbe svoltato; rispose al saluto del signor Ferroni ed entr. Ma si accorse subito d'aver perduto una fronda di pugnitopo sfuggita dalla pezzuola e usc di nuovo nella speranza di ritrovarla l fuori.
La fronda giaceva in fatti a pochi passi dal cancello. La raccolse tenendola in mano con precauzione, per non pungersi, e prima di rientrare volse gli occhi in fondo per godere un'altra volta la magnifica veduta della nevata baciata dal sole. E gli occhi, come attratti, finirono per posarsi su Cornelia, che aveva passato su 'l greto il torrentello, e si trovava di l, di fronte al giovine Ferroni. Li vide l'uno vicino all'altra, intenti a parlare serrato; vide Cornelia trinciar l'aria con gesti bruschi, quasi rabbiosi; e scapp dentro in fretta per non essere veduta e non parere che li spiasse.
Che cosa potevano avere quei due da parlarsi con s palese eccitamento?... Questo ella si chiese incuriosita. Ma scroll subito le spalle mormorando:
- Che cosa m'importa a me?... Parlino come vogliono, a me che mi fa?
 calata la sera. Su la tavola imbandita luccicante di cristalli e posate, abbellita da verdi fronde di lauro, edera, pugnitopo fra cui alcuni pallidi crisantemi, tutto artisticamente disposto, pende la lampada, che spande in torno una luce viva.
Su 'l focolare, il ceppo alimentato da frasche di ginepro, crepita, schizzando faville.
Il colonnello e don Leo siedono gi a mensa e centellano il vino bianco per aguzzare l'appetito.
Dolfo e Maria si danno intorno per gli ultimi preparativi. Su 'l volto d'ognuno  la serenit calma delle persone semplici, che si contentano di poco, e nei miti dolci affetti della famiglia e dell'amicizia, cercano e trovano i soli piaceri desiderabili.
Maria  felice.  da tanto che non passa il Natale a casa!
Dolfo scodella la minestra di ravioli casalinghi in brodo. Maria sta per mettersi a tavola fra don Leo e il suo pap, quando si sente bussare timidamente a la porta.  un ragazzetto che reca un mazzo di fiori da parte di casa Ferroni; e insieme con i fiori, d, per i padroni, il buon Natale ai Signori e alla signorina.
Maria porta i fiori a la luce. Sono tutte rose del Natale. Oh belle! oh magnifiche!... Sono accolte con vivo piacere, son graditissime; e le smorte stelluzze dal tenuissimo profumo, quasi lontano ricordo della stagione verde e fiorita, fanno di s mostra gentile su la mensa del giorno solenne.
-  un pensiero gentile! - dice il colonnello.
- Uhm! - Don Leo tossicchia. Egli non capisce quella cortesia da parte di gente, che non si cura mai di nessuno e non ha mai usato una gentilezza al colonnello.
Dolfo d un'occhiata in tralice alle smorte roselline e finisce di scodellare in silenzio.
-  un pensiero gentile! - ripete il colonnello.
Don Leo scuote la testa. - Incorreggibile bonaccione! - vuol dire quel suo atto di disapprovazione e di compatimento insieme.
Dolfo porta in tavola la zuppiera fumante e odorosa, pensando che solo pochi mesi innanzi, i Signori Ferroni si erano bruscamente rifiutati a un desiderio del suo padrone, che avrebbe voluto il permesso di un passaggio fra il suo podere e il vigneto, fra cui era una lista di prato di propriet Ferroni. Ricorda poi la vedova Martina e le sue figliuole, che se non era la carit di don Leo, erano senza tetto dall'oggi al domani.
- Certe gentilezze di certa gente, hanno sempre un perch! - concluse in petto. E il pensiero di quel perch lo conturb amareggiandogli il piacere della giornata.
Maria, lei, che non vedeva nessun perch in quel semplice atto che per lei valeva dire un augurio, niente di pi, era felice, allegra. Mangiava di buon appetito da persona giovine e sana; si lasciava andare completamente a la intima compiacenza,di trovarsi fra persone che le volevano bene, tutto il loro bene, con le quali poteva dire e fare tutto quello che voleva, senza restrizioni, senza timori; sicura d'incontrare sempre benevolenza e simpatia. Dolce, nobile libert, di chi si capisce e si stima senza sforzi ed  buona per indole pi che per riflessione e molto meno per vanit.
Dolfo, mentre serviva, accarezzava degli occhi la sua diletta padroncina. Per lui ella era bella come un amore; egli trovava in lei tutto perfetto, anche le piccole irregolarit. Era bella, cara, istruita, che non c'era la compagna in paese e fuori; un vero tesoro. Ed era tornata a casa per sempre!... sarebbe stata l con loro a compensarli della lunga assenza, a rallegrare la casa. Non pensasse nessuno di portarla via la loro figliuola cara; era cos giovine ancora ed essi l'amavano tanto!
Perch mai al pensiero che qualcuno potesse portarsi via Maria, nel cervello di Dolfo si disegn spiccata la figura del giovine Ferroni?
- Poteva restare in America! - mormor tirando un moccolo a l'indirizzo dei gingilloni che lasciano il paese, ozieggiono oltre mare e poi tornano con la testa ronzante di grilli! - Perch  tornato? - brontol.
Sopra la mensa era uno sfoggio di frutta, che faceva corona al panettone di Milano.
Dolfo stur una bottiglia di quel vecchio, che spumeggi nei bicchieri con frusco allegro.
- A la salute della nostra piccina! - fece don Leo stendendo il bicchiere.
- Grazie! - disse con accento commosso il colonnello, toccando.
- Dio le tenga la mano su 'l capo! - soggiunse Dolfo in petto.
E mentre faceva il caff, al fornello, si ritrov ancora a chiedere a s stesso: - Perch  tornato dall'America quel Ferroni?
Nevica. Sono larghi e grossi fiocchi, che l'aria frizzante del mattino turbina nel grigio.
 dalla sera innanzi che nevica. Su la neve ghiacciata e perlacea del podere si  sovra posto uno strato soffice e candido; i ciuffi di mortella, le macchie di lauro, di magnolie, spiccano cupi nel bianco immacolato.
 la prima volta che cade la neve da che Maria  a casa.
L gi a Milano, nei giorni nevosi, la prendeva un desiderio vivo e melanconico del suo paese; una nostalgia per il bianco, il grande spazio quieto, silenzioso. Amava la neve come uno spettacolo caro, come un invito a raccoglimento, a dolce intimit con le persone del cuore.
Durante le nevicate, il colonnello, in pantofole, vestaglia e berretto in capo, non usciva di casa per paura dei reumatismi; se ne stava nel suo cantuccio presso la finestra a leggere e scrivere, mentre su 'l focolare la legna divampava diffondendo un calore mite e sano. Dolfo approffittava di quelle giornate, che fuori non poteva far nulla, per dare una passata ai fucili, le sciabole, le pistole del padrone, vecchie armi disposte in trofeo nella camera del colonnello. Quell'occupazione, faceva fare al padrone e al domestico un tuffo nel passato. Erano ricordi improntati di semplicit, di schietta verit, di una nobilt quasi incosciente; veniva da essi una cos sicura persuasione dell'esistenza della bont, un sentimento cos generoso d'altruismo, che si rimaneva con la fiducia serena in cuore; si sentiva l'anima rinvigorita e addolcita da l'ottimismo, che  energia, elevatezza di idee, amore, pace.
Maria amava i ricordi del suo pap e del suo fedele compagno; non si stancava di sentirli ripetere; la interessavano sempre.
Dolfo in quel momento strofinava energicamente con un pannolino, una lunga sciabola dal manico finamente cesellato.
Il colonnello, che leggeva il giornale, aveva tolto gli occhi dal foglio e lo guardava per di sopra gli occhiali.
-  Cora? - chiese.
- Cora! - rispose Dolfo senza interrompersi.
- Povera Cora! - sospir il colonnello.
Maria, che stirava ritta dinanzi alla tavola, disse sorridendo: - Povera chi, pap?... la sciabola o la bella Marchigiana?
- Tutte due! - fece, pure sorridendo il colonnello.
- La sciabola  bella ancora che pare nuova fiammante - osserv Dolfo - l'altra Cora in vece deve essere vecchia e brutta. Ma... a quei tempi era una rosa che manco a girare tutta l'Italia non si trovava la compagna!... Ah, per Dio! che tocco di tosa!
- Bei tempi quelli! - disse il colonnello con un mesto sorriso al suo gaio passato.
- Bei tempi! - ripet Dolfo strofinando con forza.
- Ma che idea eh pap?... dare il nome della prima donna che hai amato a una sciabola?
- La sciabola  l'amica del soldato! - le rispose il colonnello.
-  la sua amante vera! - aggiunse Dolfo alzando la sciabola contro la luce per vederla luccicare nella sua specchiata nitidezza d'acciaio.
E nella lama, non pi tagliente, dell'arma si incontrarono gli sguardi del padrone e del domestico con una specie di tenerezza per il passato non certo di gloria, ma di illibata onest, di onore, di sincera fratellanza.
Poi il colonnello pos gli occhi su la sua figliuola, che tirava via a stirare con svelti e aggraziati movimenti di giovine massaia accurata e precisa. La vaga testina bionda era in quel momento inclinata sopra un pizzo antico e bello, che gi aveva adornato un abito della mamma non conosciuta.
Il colonnello riconobbe il pizzo, e con la rapidit del pensiero sgomitol i suoi ricordi.
Rivide la sua giovine sposa piccola e leggiadra come la figliuola, che ne era il ritratto vivente. Quel pizzo aveva guernito l'abito color di rosa che portava la sua Emma a una festa di ballo data dal generale del Reggimento. Era tanto giovine, fresca, graziosa la sua sposa, che a quella festa tutti l'avevano proclamata la pi bella e gentile. Come si sentiva inorgoglito lui, a quel trionfo della sua adorata... e quale tenerezza riconoscente gli gonfiava il cuore al vedersi da lei guardato con amore intenso, al sentirsi dire ed essere persuaso, ch'ella non si curava che di lui!... Povera Emma!... un anno dopo quella serata, lo faceva padre e moriva; moriva l, in quella stessa casa, fra le sue braccia, nello strazio di un ultimo addio che le amareggiava gli estremi istanti, in uno schianto di ribellione contro la misteriosa potenza, che la strappava crudelmente a gli affetti di sposa e di madre. Povera Emma tanto amata!...
L'avevano sepolta nel Cimitero del paese; su la sua tomba era un modesto monumento di marmo bianco con in torno un tratto di terreno coltivato a giardino e cinto da un giro di bosso. Nel melanconico giardinetto erano piantine che davano fiori in ogni stagione. A quei strizzoni di freddo, la convalaria a ciuffi doveva portare ancora qualche bacca turchina, e l'eupatario dalle foglie lanceolate e il fiorellino bianco, doveva vestire, con il suo arbusto verde la base del monumento. Il pensiero del colonnello si era fermato su la tomba della sua povera morta.
Per una simpatia inesplicabile di sentimento, Maria che aveva finito di stirare e piegare il pizzo, usc un momento per andare su nella sua cameretta e scese tosto recando una coroncina di fiori di conteria, fatti con artistica perfezione.
- Bisogner portare questo al monumento della mamma - disse, mostrando la coroncina al suo pap. - Quando la neve nasconde i fiori naturali, bisogna supplire con questi.
Gli occhi del colonnello si inumidirono. Dolfo, che stava ripulendo una canna da fucile, si diede con furia a fregare e strofinare, come se tutti i suoi pensieri e i suoi sentimenti fossero raccolti l.
Maria si butt su le spalle la mantellina foderata di pelliccia e si chiuse la testa in un cappuccio sporgente su 'l davanti, nel quale il visuccio leggiadro restava quasi sprofondito.
- Vai fuori? - chiese il colonello. E avrebbe voluto pregarla che non uscisse con quel diavolio di neve. Ma l'aveva veduta nascondere la coroncina sotto il mantello e pens che per certo non era bene distogliere la fanciulla da quel delicato atto figliale.
- Torna presto! - le disse solamente.
Dolfo senza parlare, tolse da l'armadio un paio di scarpe di grosso panno con la suola di corda intrecciata, e fatta sedere Maria gliele calz lui stesso al di sopra degli stivaletti.
- Le ha fatte lui! - disse il colonnello.
In ringraziamento, Maria alz in volto a Dolfo gli occhioni riconoscenti e si rizz su la punta dei piedi per baciarlo.
Il visino vellutato si incontr nell'irsuto del vecchio amico. Ne segu una smorfietta e un sorriso insieme.
- Barbone! - disse la fanciulla - pungi!
Il Barbone si pass una mano su la guancia e su 'l mento e ripet: - Pungo. - Poi torn alla pulizia del fucile, brontolando sotto voce: - Il cardo  irto di punte e il gelsomino  morbido e delicato come.... come...
Non gli venne il paragone, e concluse: - Sicuro! il cardo  rozzo e il gelsomino  delicato!
Il Cimitero dai cipressi alti e scuri e il basso muricciolo bianco di cinta, stava accucciato in un rispiano di monte, pi in su dalle ultime case del paese. I morti riposavano in luogo pi elevato dei vivi quasi a proteggerli, e misteriosamente confortarli.
Per andare al Cimitero, bisognava salire a la Chiesa; attraversare il gruppo di case che le stavano intorno, passare dinanzi al palazzo Ferroni, poi, dopo un cento di passi di salita ripida, dinanzi alla casa di Cornelia, che era proprio l ove un ponticello di legno univa le due sponde del torrente.
Per il sentiero e la campagna non si vedeva anima viva. L'aria diaccia gelava il fiato su le labbra. La neve adesso scendeva a gran fiocchi radi, che si posavano ammucchiandosi su la gi caduta, con leggerezza di piuma.
Maria, con i piedini ben riparati nelle scarpe di panno, la testa e le spalle bianchi di neve, camminava cauta su lo strato soffice che cedeva di sotto i passi. Le piaceva di sentirsi in mezzo a quella pioggia candida, tranquilla, senza vento. Le piaceva quella solitudine bianca, quel silenzio grave.
Qualche fringuello, qualche montano e zipoli e scriccioli e passeri, volavano da una pianta a l'altra pigolando il loro grido di fame. Un volo di corvi si sollev a poca distanza del Cimitero e frull via, in alto, come una nuvola nera.
Maria guardava tutto, s'interessava di tutto. La sua anima si accordava con le cose, poi che fra lei e le cose, non erano tristezza di memorie, n rammarichi, n dolore. La muta simpatia fra lei e la natura non aveva ancora sofferto strappi; nessun luogo, nessuna cosa, le rammentava disgusti o delusioni. E gli occhi come il cuore si posavano con tenerezza schietta su tutto che le stava in torno.
Su la soglia del palazzo, il giovine Ferroni, il dorso appoggiato a lo stipite della porta aperta, fumava oziosamente in una lunga pipa. A testa scoperta, dai capelli lisci e radi divisi in mezzo dalla scriminatura, gli stivaloni fino al ginocchio, guardava distrattamente nel vuoto con aria infastidita, di chi si annoia.
La neve smorzando i passi, Maria si trov a passargli dinanzi senza che egli se ne avvedesse. Se ne avvide per subito e le fu tosto premurosamente vicino.
- Oh signorina! buon giorno! buon giorno!
Ella si rivolse un momento senza fermarsi e gli rispose: - Buon giorno!
- Fuori con questo tempo?...
Le si era messo di fianco, aveva assolutamente voglia di chiaccherare.
- Vado al Cimitero! - fece Maria asciuttamente.
- Trover il cancello chiuso!... non potr andar dentro!
Egli voleva che si fermasse e ne trov subito il pretesto. Di fatti, se il cancello era chiuso, non poteva appendere la coroncina al monumento. Si ferm con aria contrariata.
- Ma si pu aprire - soggiunse il giovine - la chiave ce l'ha il sagrestano, che sta l a due passi della Chiesa. Vado io a farmela dare!
- Grazie! - fece semplicemente la fanciulla. E ripar sotto la tettoia del sagrato.
Il signor Ferroni and a torno in un attimo. Il sagrestano era andato alla stalla a dare il fieno alle vacche; la chiave l'aveva in tasca lui. Sua moglie era corsa gi e l'avrebbe portata subito. Pazientasse un momento. Se in tanto voleva entrare in casa, sua mamma sarebbe stata lieta di vederla.
No, no; Maria voleva aspettar l; tanto si trattava di pochi minuti; e le premeva di andare subito al Cimitero.
- Sola vuol andare fino l? - chiese con muto desiderio il giovine.
- Sola! - fece Maria seccata.
-  un luogo triste; e con questa neve  ancora pi triste del solito.
- C' l la mia povera mamma!... la neve deve avere seppellito i fiori.
Il giovanotto ebbe un brutto sorriso da incredulo che compatisce.
Maria, che lo guardava, cap e aggrott gli occhi. Trasse subito di sotto il mantello, la coroncina di conteria, e mostrandola, con accento un po' piccato di chi vuol farsi vedere forte della propria convinzione, disse: - In mancanza di fiori naturali porto questi!
Venne in quel momento la moglie del sagrestano con la chiave del Cimitero, che porse al giovine, il quale fece l'atto di avviarsi in compagnia della fanciulla. Ma questa stese la mano in modo ch'egli dovette porgerle la chiave.
- Grazie e buon giorno! - gli disse seria; e prese per la stretta viuzza piantando il giovine in su i due piedi.
Passando davanti la casa di Cornelia, per la finestra non difesa da cortine, la vide, che leggeva attentamente seduta nella poltrona.
- Non mi ha veduta! - disse con piacere.
Aveva grande desiderio di andar sola al Cimitero, che nessuno turbasse la sua visita alla mamma.
Cammin in fretta per quanto poteva, su quello strato morbido, che bisognava alzare il piede alto ad ogni passo. Al cancelletto di legno, dovette sgombrare un poco la neve per poter aprire quel tanto che bastasse al suo passaggio.
La neve era alta; le basse croci, i piccoli cippi vi erano sepolti. Sopra avanzava qualche croce di ferro, qualche angioletto di metallo dipinto, la punta di una piramide con sopra una colomba dalle ale spiegate, le vette delle piante sempre verdi, i cipressi neri. Su 'l modesto monumento della sua mamma, un fringuello della neve, bello con il mantello chiaro e il petto bianco, gemeva il suo verso desolato di creatura cacciata dalla fame in zona non sua.
Maria gli sorrise riconoscente. Povera bestiola, che disfogava il suo dolore di esigliato su la tomba della sua mamma!
Appesa la coroncina, scosse la neve dal bosso che cingeva il giardinetto e che segnava in mezzo al bianco un quadrato scuro; colse un crisantemo stento sbucante fra un ciuffo di foglie intirizzite dal gelo, e se lo pose in seno; baci il ritratto sbiadito che il vetro e la sporgenza a tettoia, non avevano potuto difendere dal sole e dalle intemperie di tanti anni.
- Oh mamma! - mormor - qua sotto sono le tue spoglie; ma il tuo spirito benedetto mi vede di la s!
Aggrott ancora le ciglia ricordando l'espressione di incredulit e di compatimento, che aveva sorpreso su 'l volto del giovane Ferroni, e pens che doveva essere una ben triste cosa quella di non credere a la vita futura, a la immortalit dell'anima! Come mai si poteva accogliere l'idea, che di un'adorata persona perduta, non rimanessero che i resti umani nel piccolo spazio d'una tomba?...
A Milano le era qualche volta occorso di sentire un professorone, di quelli che la sanno lunga e ridono della maggioranza ignorante, dire della religione "ch  una debolezza organica inerente a la nostra imperfezione intellettuale e una delle forme della nostra finalit;" e del concetto della vita futura "non essere altro che una forma dell'istinto di conservazione."
Ma quelle parole le avevano messo in cuore una cos sconfortante amarezza, che non aveva voluto fermarvisi sopra; contenta, di starsene nel numero degli ignoranti, ma di tenersi saldo e schietto in cuore, il suo nobile, il suo consolante ideale.
- Oh mamma! - esclam a mezza voce - come  dolce la certezza di vederti un giorno, di esserti per sempre vicina!... Addio mamma!... mamma cara!
Si serr il mantello su 'l petto e si avvi per uscire.
Il fringuello della neve, che era volato in vetta a un cipresso, torn a posarsi su 'l monumento e fece rivolgere la fanciulla con il suo pigolo, che in quella solitudine melanconica, gemette nell'aria come una voce d'oltre tomba, quasi addio di spirito.
Aveva intanto cessato di nevicare, e fra la valle bianca e le nuvole plumbee, l'aria giaceva in una gelida immobilit.
Maria prese a discendere, lentamente, per non scivolare. Si sentiva l'anima intenerita dal pensiero dalla madre, pensiero che le era sempre stato dolcissimo come quello d'un angelo buono che le aleggiasse intorno per proteggerla e tenerla sempre su la retta via del bene.
Alla cappelletta di S. Rocco, messa di sgembo su un masso sporgente, si ferm un momento a guardarsi in giro, attratta dalla bellezza silenziosa che le stava di sotto, intorno, da per tutto ove le si posassero gli occhi.
La sua casa, dai muri rossastri e le gelosie scure, spiccava gi nella piana fra il bianco del tetto e la nevata della valle. Dal camino usciva a spire pigre il fumo nero, che l'aria morta teneva sospeso di sopra il tetto come una nuvola compatta.
- Deve essere ora di colazione - pens, rimettendosi in cammino, con il desiderio di arrivare presto per non far aspettare il suo pap, che ci teneva a mangiare alle sue ore.
Acceler il passo, minacciando spesso di scivolare e sorridendo a ogni minaccia, che la obbligava ad aggrapparsi ora al muricciolo di fondo ora a un tronco di pianta.
A poca distanza dalla Chiesa, si arrest di schianto a un improvviso sparo di fucile, cui segu un frusco fra i rami brulli d'una pianta a un cento di passi sotto al punto ove ella si trovava. Ella fu cos pronta a guardare, che vide cadere un piccolo corpo e in quello tosto riconobbe il povero fringuello della neve poc'anzi veduto al Cimitero.
- Oh! - esclam in un subito impeto di sdegno e di dolore insieme, correndo al posto ove la misera bestiola giaceva supina chiazzando la neve vicina di gocce di sangue.
- Oh i cattivi!... oh i crudeli!
Prima di lei, presso l'uccellino morto era arrivata un'altra persona, la quale raccolta la bestiola sanguinolente, la porse a la fanciulla con un sorriso.
-  stato lei? - chiese Maria con cera rabbruscata fissando gli occhioni indignati in volto al giovine Ferroni, che le stava di fronte con il fucile fumante in mano.
- Ah!  stato lei! - concluse. E la fresca bocca si atteggi a un attuccio di disprezzo e di collera.
Prese la povera bestiola in mano e si chin ad alitarvi sopra. Ma l'uccellino con la testa inerte e gli occhietti chiusi non dava segno di vita.
-  morto! - disse - poverino! poc'anzi pigolava su la tomba della mia mamma.
Stette a guardarlo un momento, poi alz gli occhi e chiese bruscamente al giovine.
- Perch l'ha ucciso?...
Era tanto bella con il visuccio espressivo cos rabbuiato, che il giovanotto la guardava ammirato senza curarsi di rispondere.
- Perch l'ha ucciso? - ripet la fanciulla.
- Io non sapeva... io non potevo sapere di recarle dispiacere! - balbett.
- Che cosa c'entro io? - lo rimbecc lei - la povera bestiola non le faceva nulla di male; doveva lasciarla stare per piet di essa stessa. Che cosa c'entro io? - gli chiese ancora con accento eccitato. - Non posso soffrire la gente crudele!... crudele per ozio! - mormor quasi fra s e s incamminandosi con la bestiola morta in mano, senza salutare il giovine, che se ne stette a vederla scendere leggiera e svelta e non si ritrasse se non quando ella ebbe svoltato, gi a piedi del monte, scomparendo.
Abituato agli omaggi di tutti, nella vanitosa certezza di essere inresistibile alle donne in generale e a le fanciulle in particolare, le quali, secondo la sua fatuit, dovevano essere lusingate e fiere, d'uno sguardo, d'una parola, d'un'attenzione di lui, bel giovine, e forte e ricco, il pi ricco di quello e dei paesi vicini, il signor Ferroni rimase male a l'aria corrucciata ed alle parole della fanciulla. Ma siccome quella fanciulla gli aveva colpita vivamente la fantasia, si sent fremere in cuore l'ira contro s stesso per aver fatto cosa che le era cos tanto spiaciuta. Si diede dello stupido per essersi preso il gusto di tirare a quella bestiola. E lui che aveva creduto di svegliare il suo interesse con quella prodezza da cacciatore!... Scosse il capo in segno di malcontento. Se gli premeva di entrare nelle grazie di quella Signorina, che non somigliava per niente a le fanciulle da lui conosciute fino allora, doveva atteggiarsi a giovine sensibile e pietoso. Se no, sbagliava strada; e conveniva imbroccare quella giusta perch... perch egli sentiva che non avrebbe avuto pace se non riusciva a piacere a quella Signorina, cos elegante, cos graziosa, fine, bella... Lui, alto, robusto, forte, grossolano di fisico come di morale, si sentiva irresistibilmente attratto verso quella creatura piccoletta, delicata, debole, che doveva avere un cuoricino sensibilissimo, un'animuccia misteriosa come i suoi occhioni chiari potentemente espressivi.
- Pur che non mi prenda in antipatia fin dalla prima! - pens inghiottendo amaro.
Ma la presunzione e la vanit gli inzuccherarono tosto la pillola.
- Basta ch'io mi ci metta a volerlo e sar amato! - concluse. - In fin de' conti - soggiunse - con tutta la sua aria di principessina  povera, che il padre non le potrebbe dare un soldo di dote; ed io sono milionario!
Prese il fucile a bandoliera, e chiuso nel suo mondo interno, una cozzaglia di desideri, di speranze, di vanit, presunzione e prepotenza, and vagando per la campagna.
Nel minuscolo salottino, il sole caldo di primavera, entrava per i vetri della finestra battendo su la parete di destra, dove erano il piccolo divano e le poltroncine.
Presso il pianoforte, su 'l cavalletto messo di sghembo, era una tavoletta di legno, con sopra abbozzata una fronda di roselline di siepe. L presso, su una specie di trespolo di legno greggio, lavoro di Dolfo, posavano la scatola de' colori, la tavolozza, i pennelli.
Ritte dinanzi al cavalletto, erano, Maria, che aveva l'aria rassegnata di chi sopporta in pace una seccatura, e la signora Corinna, la sorella del giovine Ferroni; una biondona insulsa, grassa chionza, dalla pelle continuamente trasudata, gli occhi piccoli, grigi, acuti come due punte. Era striminzita in un vestito color di tortora, di sotto il quale, risaltavano sfacciati i grossi fianchi che il busto serrato non riusciva a contenere, e il seno immenso, che dalle strettoie usciva trionfalmente a formare una curva disgustosa a la vista, fin quasi sotto il mento.
In quel momento, gli occhi, la bocca piccolissima, rotonda, dalle labbra sottili, i muscoli della faccia e la voce in quilio, dicevano una meraviglia grande, un'ammirazione pi grande ancora, per la fronda di roselline a pena abbozzate su la tavoletta.
- Oh belli! oh magnifici!
La signora Corinna, a sentirla, non aveva mai veduto nulla di cos perfettamente riuscito, di cos artistico; una cosa da far strabiliare, ecco!... E guardava, poi guardava ancora, aguzzando gli occhi, strizzandoli per meglio raccogliere la luce, stringendo la boccuccia fino a far scomparire le labbra, tirandosi indietro di alcuni passi per godere dell'effetto, giungendo le mani in un'estasi.
Maria durava fatica a padroneggiarsi per non mostrare lo stupore, lo sdegno, la nausea, la ribellione di tutta s stessa contro quella sfacciata adulazione, che offendeva la sua dignit, la sua rettitudine.
- Ma non  che un abbozzo! - usc a dire con la fronte corrugata - nient'altro che un abbozzo! una specie di sgorbio!
- Oh! oh! oh!
E qui una tirata su la modestia e un'altra litania di lodi per chi la possedeva.
- Madonna!... che creatura finta e pericolosa! - disse in cuore Maria, presa da subito ripugnanza per quella grassona, e nello stesso tempo, turbata dal timore vago che si prova dinanzi a l'ignoto.
Era la prima volta che la signora Corinna veniva in casa del colonnello. A quella visita l'aveva spinta suo fratello, che moriva di voglia di avvicinare Maria e che pensava di stendere in tal modo le reti per raggiungere il suo scopo. Ma lei, la signora Corinna, spiegava a suo modo il perch della visita. Aveva saputo che la Signorina era tornata a casa, e si era sentita in dovere di venire a dire, che tutti in paese erano contenti di averla fra di loro, che tutte le case le erano aperte, tutte le persone amiche. E l'invitava a frequentare la casa sua quando e tutte le volte che le piacesse; che per lei e suo marito sarebbe sempre stato un onore; un onore e un piacerone; ne doveva essere sicura. L'invitava anche in casa di sua madre e del fratello; che si sarebbe forse divertita a passeggiare nel giardino Ferroni, il quale, modestia a parte, non aveva l'uguale in paese e n pure nei dintorni. In tal modo avrebbe trovato un poco di compagnia e fatta anche la conoscenza di suo marito, da due anni venuto a sostituire il povero vecchio dottore, morto in fine anche lui, dopo d'averne spacciati tanti. Ah quel povero vecchio, che si credeva un'arca di scienza e non sapeva manco scrivere una ricetta senza spropositi!...
In cos dire la grassa bionda buttava indietro la testa, ridendo e ridendo, che le si vedeva gonfiare la gola come quella d'un piccione quando fa il bello.
Parlava tanto lei, facendo botta e risposta con s stessa, che a Maria fu risparmiata la noia del conversare.
Finalmente prese commiato, e blaterati i saluti e i complimenti fino su le soglia, se ne and, lasciando Maria con dentro una incresciosit fastidiosa. Ma era una incresciosit che non le scendeva nel cuore e bast a fugarla la prima distrazione.
Suo pap con il cappellone a cencio in testa e la canna in mano, scendeva allora dalla sua camera ove aveva fatto il suo sonnellino di tutti i giorni.
- Si va da don Leo? - disse.
Il prete professore si era lussato un piede e da tre settimane se ne stava in casa obbligato al riposo. Il colonnello andava ogni giorno insieme con la figliuola a tenere, per qualche ora, compagnia a l'amico.
La casa di don Leo era addossata alla montagna, in una insenatura, a tramontana, ove l'inverno durava pi che altrove.
La posizione era pochissimo igienica e melanconica. Ma don Leo era nato l e amava le memorie di quel cantuccio triste, che il sole visitava a pena nei mesi di caldura. "A ogni uccello suo nido  bello!" rispondeva cantarellando a chi lo animava a cambiar casa.
E quando gli dicevano, che la casa era poco sana, che era umida e altro, scuoteva il capo con un sorriso, mormorando che in quella casa poco sana, umida e altro ancora, i suoi nonni erano morti al di l degli ottanta: e che suo padre e sua madre avevano, tutti due, toccata la novantina.
- Una stamberga ove si invecchia allegramente fino ai novant'anni, non  malsana n anche se lo dicono e lo ripetono gli igienisti moderni! - concludeva.
E viveva tranquillo e sereno nella vecchia casa, che gli piaceva di serbare tale e quale come quando vi era nato lui.
- I cambiamenti - soleva dire - alterano i ricordi; e a una certa et si vive del passato e lo si vuol ritrovare in tutto.
In paese tutti gli volevano bene; perch era buono, per quanto un po' burbero e dagli atti e le parole pi tosto bruschi. Sorridente, gentile, quasi carezzevole, era soltanto con Maria, per la quale aveva una tenerezza particolare, una pronunciata simpatia intellettuale, un affetto quasi paterno. La lunga carriera di professore gli aveva educato nell'anima la facolt di leggere nel cuore dei giovani, di capirli, e quando occorresse, di compatirli. E poi che nel cuore di Maria leggeva tante cose belle e buone, se ne interessava come un artista davanti ad uno squisito lavoro. Egli capiva la fanciulla pi dello stesso suo padre, il quale aveva tutte le facolt raccolte in una immensa, esclusiva affezione; una specie di adorazione che lo abbagliava.
- Mia figlia  un angelo! mia figlia  un tesoro! - diceva con orgoglio a s stesso; o pure lo diceva con Dolfo che era un altro s stesso.
- La piccola Maria ha un cuore retto e una intelligenza robusta - pensava don Leo.
E indovinava attraverso i suoi occhioni chiari certi sentimenti, certe emozioni, certi sprazzi di luce improvvisa e scatti di sorpresa e di ribellione, che il colonnello n Dolfo manco potevano supporre.
Era lui, don Leo, che le forniva i libri da leggere; letture sane, forti, qualche volta un po' astruse, tali da interessare, nudrire, occupare la sua mente che aveva bisogno di nutrimento. E con lui, ella, sicura di essere compresa, apriva la sua anima, cos senza avvedersene, per muta simpatia intellettuale.
La signora Teresa, la sorella di don Leo, che viveva con lui, una zitella di cinquant'anni, voleva anche lei un gran bene a Maria. Donna di molta cuore e di mente ristretta, ella avrebbe voluto farle un po' di mamma, e ci metteva tutta la sua buona volont. Faceva calze per lei e il colonnello, le preparava certe stiacciate che erano uno struggimento, le insegnava a far conserve, salse, a conservar verdura e civaia per l'inverno, a impastar paste casalinghe. E fin qui tutto andava bene; Maria era contenta e don Leo approvava. Ma qualche volta la buona donna si lasciava andare a parlare di religione. E allora il visuccio della fanciulla si atteggiava a una smorfietta espressiva e don Leo si agitava con impazienza su 'l suo seggiolone.
Essere religiosi, per la signora Teresa, voleva dire seguire fedelmente, sempre e a qualunque costo le pratiche imposte; amare Dio, voleva dire spogliarsi d'ogni volont, smorzarsi dentro ogni desiderio, ogni aspirazione, ogni speranza, per aspettare rassegnati o meglio impassibili gli eventi da lui decretati evoluti; voleva dire rigare diritto per la paura dell'inferno e del purgatorio, fare il bene per guadagnarsi il paradiso. Ora, questa maniera di sentire e di intendere la religione, a Maria pareva un impicciolirla, un immiserire l'ideale grande e sublime, un rattrappire nell'anima il sentimento.
E in que' momenti, levava gli occhi in volto a don Leo con muta preghiera di un conforto in quell'annichilimento. Un'occhiata espressiva, un sorriso incoraggiante, spesso una scrollata di testa, facevano in questi casi, a la fanciulla, pi di un predicozzo.
Quel giorno, dopo la noia della visita della signora Corinna, Maria fu pi che mai contenta di andare con il suo pap da don Leo.
Presero per il sentiero che corre lungo il piede della montagna, ora verde di erba nascente o irta di piante che cominciavano a inturgidire ai primi soli di primavera, ora aspra di macigni nudi e minacciosi, ora sgocciolante fra il musco. L'aria di vento, fugando i vapori, avvicinava, per cos dire, a la vista i luoghi lontani; e si vedevano precisi e netti i profili delle vette, le vallate, perlacee di ghiaccio, le bianche nevate spiccanti fra le pinete nere, i nudi massi d'una tinta color di viola sparsi di ciuffi di sempre verdi. Ingrossati dal disgelo, i torrentelli gorgogliavano petulanti su i greti sassosi, correvano a cascatelle, a fughe spumanti gi dalle erte, attraversavano a la piana prati e campi, si andavano a perdere in correnti maggiori. Qualche usignuolo, qualche capinera, gorgheggiavano con desiderio impaziente, le loro smanie amorose.
Al cancello d'un podere di casa Ferroni, la giovine Marcella, un pezzo di ragazzona bianca, rosea, e sorridente, con una gran treccia scura pesante che si ribellava a pettine e forcine, sfuggendo a ciocche e riccioli da ogni parte, si crogiolava al sole accarezzando un coniglietto bianco che teneva fra le braccia, mentre sua madre tornava dalla fonte con il fardello de' pannilini lavati.
- Oh la signorina Maria!
- Oh Marcella!
- Signor Colonnello! serva sua!
Si fermarono a fare due chiacchere.
Marcella doveva sposare un bel giovinotto; un contadino della montagna, che aveva del ben di Dio.
- A quando i confetti? - le chiese il colonnello.
Tutta rossa e sorridente la giovine diceva il giorno delle nozze.
- E la mamma eh, povera donna?... se ne rimane qui sola?
- Mah!...
La mamma si rassegnava; cos era sempre andato il mondo; oggi a me, domani a te; il matrimonio era un passo che tutti o quasi dovevano fare. E le case erano come le nidiate; piene, quando i figli sono piccoli; poi, loro grandi e i genitori vecchi, un d l'uno, un altro l'altro, se ne andavano tutti. Proprio come i nidi, destinati a restar vuoti dopo il lavoro della covata e dell'allevamento!
Le donne salutarono e entrarono nella casa del molino d'onde veniva il fracasso del buratto e la cantilena chioccia del vecchio mugnaio.
Il colonnello e sua figlia, continuando il loro cammino, passarono dinanzi la casetta del fabbro, accoccolata in mezzo ai castagni, tutt'ora spogli, dai grandi e disordinati rami brulli sporgenti da ogni parte in disperato desiderio di sole, di caldo, di vita.
Dalla porta aperta, venivano dalla officina scura, radi colpi di martello; colpi stanchi, quasi dolorosi, impressi da una mano infiacchita, comandati da una volont ricalcitrante.
- Eh?... Biagio? - fece il colonnello arrestandosi su la soglia dell'officina.
Il fabbro, un uomo su i quarantacinque anni, alto e rubusto, venne avanti con passo strascicato, da vecchio. Teneva in mano il martello, che gli ciondolava gi penzolone come un oggetto inutile; su la faccia onesta recava un'espressione cupa; gli occhi aveva torbidi.
- Coraggio! - gli disse il colonnello battendogli una mano su la spalla.
-  troppo grossa! - mormor l'uomo.
Stette un momento a testa china e le ciglia aggrottate. Poi si alz su ritto su la gagliarda persona e guardando nel vuoto con fiero sguardo come se vi vedesse un nemico, lanci a l'aria d'oro una grossa bestemmia.
- Povero Biagio! disse il colonnello con voce un po' rauca.
Il fabbro pos gli occhi su Maria e una subita commozione lo intener: - La chiamava la Madonnina! - disse additandola.
- Buon Michelino! - sospir la fanciulla.
- Oh buono! buono, che non ha mai dato un mal di capo n a me n a sua madre - s'infervor a dire il fabbro. - E poi, bravo del mestiere che tutti lo sapevano, e gli fioccava il lavoro da ogni parte!
Ammutol a un tratto; gli occhi gli si intorbidirono di nuovo e trinciando, in atto minaccioso, l'aria con il martello: - Maledetti! - imprec a denti serrati - maledetti loro e la loro Africa d'inferno!
Scosse la testa in segno di compatimento verso s stesso. Ritorn subito l'uomo accasciato di poco prima; senza ire, senza pensieri di vendetta, e disse alzando le spalle: - A che cosa serve?... lui non c' pi!
Scambiati i saluti, il fabbro torn nell'ufficina scura e il colonnello e Maria ripresero la via.
- Pover uomo! - fece il colonnello.
- Fa compassione! - disse la fanciulla.
E dentro il cuore le sorse una voce a susurrarle timidamente, molto timidamente, perch mai si potevano dare certe sciagure, che desolano una vita intiera, anzi, che la ruinavano per sempre. Perch? perch?
Don Leo li aspettava. Seduto davanti a l'ampio focolare di cucina, con la gamba distesa su una seggiola bassa e il piede avvolto in un pannolano posato sopra un cuscinetto di piuma, leggeva mentre la signora Teresa gli stava presso sferruzzando.
Furono accolti con festa. Il colonnello sedette presso l'amico e Maria segu la signora Teresa che aveva da mostrarle due piccioni nati nella nottata. Quando Maria rientr, fu il colonnello che usc per vedere anche lui le piccole meraviglie.
Intanto la fanciulla si mise a sedere su una seggiolina bassa, presso don Leo; e trov modo di ripetere a lui il perch che le martellava in cuore; tristo, imprudente perch, che le svegliava dentro idee strane, velandole nel sentimento il concetto sempre cos chiaro e preciso della bont divina.
Don Leo sapeva di non riuscire a soddisfare l'animo della sua piccola amica con le solite risposte morte, che vogliono persuadere dicendo degli imperscrutabili disegni divini e della pi ancora imperscrutabile bont, che qualche volta colpisce crudelmente per il bene o il meglio delle creature. Ma come rispondere altrimenti?... come appellarsi a la logica in s fatta materia di cose?...
Disse come meglio seppe, cercando, con finezza, di interessare il sentimento della fanciulla a scapito della ragione, di mettere, senza parere, un poco d'umilt paziente e rassegnata l ove la curiosit insoddisfabile sorgeva, svegliata e alimentata da orgoglio incosciente. Riusc a strappare a la fanciulla questa conclusione, che gli diede la mortificazione di persuadersi che aveva lasciato, come si dice, il tempo trovato. - L'animo non dovrebbe sentire il desiderio di certe spiegazioni!
La fermata presso don Leo e la signora Teresa dur un'ora buona. Partirono con la promessa di tornare il domani; era un'opera di misericordia visitare un infermo; era un'opera buona aiutarlo a sopportare in pace la prigionia e l'immobilit. La signora Teresa, che accompagn per alcuni passi fuori il colonnello e la figliuola, li preg caldamente che venissero spesso; pi spesso che potevano; era una croce quel benedetto uomo, che non voleva saperne di star fermo; che passava il giorno brontolando, lamentandosi, rimproverando lei per ogni nonnulla; oh una vera croce!...
Nel ritorno presero per le scorciatoie fra campi e vigneti, che il sole indorava, svegliando nella terra e negli alberi, fremiti impazienti di amore e di lavoro. La vite salutava la nascente primavera con gemme rosee e verdognole su per i tralci legnosi; nei prati fiorivano le viole fra primule margherite e ranuncoli; nei campicelli di frumento, verde, uguale come un tappeto, rideva qualche rosso papavero.
Maria camminava gaiamente, lieta del sole che l'avvolgeva, di tutte le cose belle che le stavano intorno, di quel silenzio, che un tenue fiato della valle frusciante fra i fili d'erba e le foglioline a pena nate delle piante, e l'acqua scorrente dei rigagnoli e gli uccelletti e gli insetti, riempivano di rumori indistinti; musica soave che rapisce chi la comprende. Tutto quel non so che di giovine e promettente, quel riposo pieno di vita occulta, si accordavano con l'animo suo. E diceva liberamente il suo pensiero, osservando, riflettendo a forte, giudicando con la libert invidiabile che viene dalla sicurezza dell'indulgenza di chi ascolta, dalla simpatia morale.
Entrando nel vigneto di sua propriet, il colonnello si arrestava con compiacenza qua e l a far ammirare alla sua figliuola ora una certa vite forestiera gi carica di gemme, gi verde di qualche fogliolina d'un verde tenerissimo, ora una pianta fruttifera rosea di fiorellini minuti.
Su 'l limitare del vigneto, l ove una striscia di prato spettante a casa Ferroni, si fra poneva a l'entrata nel podere, obbligando a un giro vizioso mentre con pochi passi si avrebbe potuto accorciare di molto la via fino a casa, il colonnello stava per mettersi nel solito viottolo lungo e serpeggiante che menava al cancello d'entrata, quando si vide venire in contro il giovine Carlo Ferroni che gli fu subito presso e salutando padre e figlia, li preg che attraversassero pure liberamente quei pochi metri di terreno.
Proprio non metteva conto di camminare una mezz'ora, quando con quattro passi si poteva entrare nel podere. E poi che il colonnello lo guardava con una certa meraviglia e una muta interrogazione negli occhi, egli scosse il capo dicendo che non bisognava pensare alla storia del rifiuto; era stato un mal inteso quello; per certo era stato un mal inteso.
Il colonnello lieto di quella improvvisa concessione, che gli stava su 'l cuore, povero uomo, ringrazi subito con effusione e invit il giovine a casa, che avrebbero bevuto insieme il vin bianco.
L'invito fu subito accettato con evidente piacere. E presero a attraversare il prato, il colonnello e il sig. Carlo Ferroni di paro; Maria innanzi di qualche passo; non pi allegra come prima, ma di subito seccata da quell'invito e dalla inaspettata concessione, che la turbavano senza che se ne potesse dare la ragione. Sentiva solamente che la sua gioia si era ad un tratto smorzata; che, fra lei e il sereno, che le metteva in cuore una pace gioconda, si era distesa una nuvola scura, che minacciava alterazione e forse tempesta nell'animo suo.
Il colonnello, lui, chiacchierava soddisfattissimo, e come arrivarono a casa, a Dolfo intontito dalla sorpresa di vedere il signor Ferroni con il padrone, comand che scendesse in cantina a prendere una bottiglia di bianco spumante, di quello fatto da lui stesso tre anni innanzi.
Maria rec il vassoio con i bicchieri, senza parlare, turbata dagli occhi del giovine, che si sentiva a dosso, turbata anche dalla troppo evidente contentezza del padre che non era capace di accogliere il pi lieve sospetto, nella grande bont che era la sua forza e la sua debolezza insieme; una bont sconfinata, senza resistenze, quasi l'intorpedimento d'un nervo della volont, una lacuna nell'energia; un difetto. Bont, che durante i lunghi anni di servizio militare l'aveva spesso reso vittima dell'astuzia altrui, e che per certo era stato un intoppo al suo avanzamento nella carriera.
Quante volte Dolfo non aveva dovuto mordersi le labbra e serrare i pugni in un impeto di rivolta contro quella bont sconfinata che rendeva l'amato padrone imprevidente, imprudente e peggio ancora!
Adesso, tornando da cantina con la bottiglia polverosa e vestita di ragnateli, l'accorto domestico, scambi un'occhiata con Maria, la quale gli lesse negli occhi una sorpresa sospettosa e punto piacevole.
Il vino manco a dirlo, fu trovato buono, ottimo, squisito. Carlo Ferroni lo assaporava da conoscitore, sorseggiandolo, socchiudendo gli occhi per meglio raccogliersi nel giudizio del gusto, approvando del capo.
Intanto il conversare tirava via animato: e presto Maria si trov nella necessit di prendervi parte; ci che fece con la sua naturalezza piena di grazia e di originalit; tanto che il sig. Ferroni non pot nascondere la ammirazione, che si manifest ne' suoi occhi, negli atti pi che nelle parole.
Era l da una mezz'ora a pena, per la prima volta da che era tornato dall'America, e gi lui e il colonnello parevano amici di lunga data.
Fu convenuto che il colonnello sarebbe andato con la figliuola a far visita a la signora Candida; e che questa sarebbe a sua volta venuta l con lui. Poi che vivevano nello stesso paese, poi che erano vicini, perch non trattarsi con amichevole confidenza?
Dolfo, che andando e venendo dalla cucina al di fuori, afferrava qua e l qualche frase, qualche parola, a questa ultima osservazione del sig. Ferroni, non pot a meno di dire fra s: "Veh! pare che si accorga adesso che si vive nello stesso paese e si  vicini?"
Che il colonnello e sua figlia vivevano nello stesso paese ed erano i vicini dei signori Ferroni, parve se ne accorgesse allora anche la signora Candida, che proprio fino a quei giorni, non si era mai curata di loro, come se non fossero esistiti. E se non fosse stato per quel benedetto figliuolo, che quello che voleva voleva e a contrariarlo erano bronci e strepiti e la minaccia di far ritorno in America li per l, se non fosse stato per lui, che ella adorava e davanti al quale finiva sempre a piegarsi, per certo, non si sarebbe nemmeno adesso degnata di fare un passo per il gusto di visitare e di ricevere n il colonnello n la sua figliuola.
Ma quel benedetto ragazzo si era preso di un capriccio per la bionda e piccola signorina venuta da poco da Milano; ed ella, che sapeva che cosa fossero quei capricci, si guardava bene dal contrariarli. - Certi ghiribizzi - pensava - sono come i torrentelli di montagna; a lasciarli andare per la loro via precipitano dalla china e vanno a perdersi tranquillamente nella piana, che nessuno se ne accorge; a volerli arrestare, ingrossano, straripano con fragore, menano rovina. Lasciamo correre l'acqua gi dalla china! - conchiudeva.
E in questa conclusione riposava tranquilla. Con questa sua teoria di lasciar correre l'acqua gi dalla china, ella aveva assistito a tutte le fasi di un altro capriccio, che, in su le prime l'aveva un poco spaurita, ma, che era bastata la comparsa della bionda signorina di Milano per far morire come fulminato. Ah che monello quel suo figliuolo, che con un'occhiata si guadagnava il cuore delle ragazze!... Ah quel briccone che riusciva sempre a spuntarla quando voleva e poi... felice notte!
Egli non voleva certo incatenare la sua libert per cos poco. A prender moglie non ci pensava nemmanco; e quando ci avesse pensato, avrebbe fatto i suoi conti a dovere. Oh! egli era tutt'altro che minchione il suo figliuolo; conosceva il valore del denaro e non si sarebbe certo lasciato andare a sposare una pitocca, fosse ella stata bella come un angelo e sapiente come Salomone!... Ci voleva altro che bellezza e sapienza!... Al mondo ci che conta sono i danari, che pi se ne ha e pi si fa da padroni e si  tenuti in considerazione e rispettati come si conviene!...
Questi pensieri frullavano in capo alla signora Candida, mentre faceva la sua visita mattinale ai contadini, che lavoravano ad opra in una alta parte de' suoi estesi terreni. Poi che, in casa era lei che faceva tutto; vera reggiora, badava alle faccende domestiche, ai poderi, al bestiame; tutto dipendeva da lei; non si moveva paglia senza il suo consenso, e sotto di lei tutto rigava diritto che era una meraviglia. I contadini lo sapevano loro con chi avevano a che fare con una padrona compagna, che guai a riposare un minuto prima dell'ora stabilita, guai a battere la fiaccona, sia che l'afa snervasse, che il sole bruciasse il groppone o l'umidore rattrappisse con reumatismi!... Rigida nella maestosa persona, la faccia abbronzita, fatta dura, dagli occhi diffidenti e dai baffetti neri e irti che le segnavano una riga marcata di sopra il labbro superiore, ella appariva fra i lavoratori quando essi meno se l'aspettavano; e quando c'era lei, le parole morivano su la bocca della povera gente, che si conforta nella fatica con motti, scherzi e cantilene.
La signora Candida, che sapeva a pena leggere e scrivere, aveva un concetto chiaro e preciso dei diritti e dei doveri. Chi poteva pagare aveva il diritto di far lavorare; chi aveva bisogno di essere pagato aveva il dovere di lavorare. Che il diritto potesse essere mitigato da un poco d'umanit e tanto meno, addolcito dalla carit, ella non ci pensava nemmanco; come non pensava a facilitare il dovere o a smussarne le asprezze con un briciolo di indulgenza.
Quel mattino il lavoro ferveva nei brevi campicelli e nei vigneti. Cecilia e Rosina, le figliuole della vedova, erano del numero dei lavoratori e sgobbavano infaticabili, il corpo piegato in due, che mostrava la magrezza delle sporgenze, le gambe secche e bruciate dal sole, nude fin sotto il ginocchio.
Era la prima volta che lavoravano ad opra per i Ferroni, e volevano farsi vedere forti e svelte per meritarsi di essere chiamate ancora al duro lavoro ad opra.
La signora Candida, su una piccola altura dominante, stette un poco a sorvegliare, a dare consigli, a animare a fare presto e bene; and a dare un'occhiata a un piccolo bosco che infoltiva in un valloncello e ove due nerboruti montanari atterravano alcune vecchie piante morte; poi sbuc nel sentiero a pochi passi dalla casetta ove la vedova del vecchio dottore s'era ritirata a vivere con la figliuola.
A sedere sopra un masso verde di musco, vide Cornelia, che con la testa riparata dal cappello, se ne stava oziosamente guardando in tondo.
A vedere la giovine, che alla sua improvvisa comparsa arross vivamente, la signora Candida fece un smorfia di contrariet. Ma tir via per il suo cammino; e come le fu dinanzi, la vide alzarsi di scatto e farsele in contro in atto di volerle parlare. Il volto della signora Candida doveva in quel momento, essere pi arcigno del solito, perch la giovine la guard un istante con le labbra schiuse a la parola nell'espressione di una subita decisione, poi chin il capo e mormor solamente a voce bassa, quasi vergognosa;
- Buon giorno, signora Candida!
- Buon giorno! - rispose questa, squadrandole la persona dalla testa ai piedi, con aria cos investigatrice, che di rossa che era, la giovine si fece pallidissima e si rimise a sedere avvilita e accasciata.
A lo svolto del sentiero la signora Candida, rivolgendosi, vide Cornelia, che con i gomiti puntati su le ginocchia, si stringeva la testa nelle palme. Scosse il capo con energica mossa e lanci nell'aria l'espressione del solo sentimento che la vista di quella desolazione le svegli nell'anima:
- Stupida!
Sotto il cielo smagliante, la montagna gi infoltita, verde, bella di luce, di scure ombrie, di chiazze bianchicce, violacee, turchine, fatte di paesaggi sparsi e casolari e prati fioriti e campicelli di canape, fremeva d'una vita giovane; fra le siepi di convolvoli variopinti, di roselline, di madreselva, gli scriccioli volavano vispi di letizia. Qualche capra legata a un tronco di pianta, sfogava in tremuli belati il suo cruccio di prigioniera; nei pratelli le galline razzolavano; e le vacche sparse su i cigli e nei rispiani, spandevano per l'aria il suono gorgogliante delle loro campanelle. Al di l del sentiero, il torrente saltellava allegro e limpido con garrulo scroscio su 'l greto sassoso dai fianchi verdi di felci, di lamponi e roveti e rimettitrici d'ogni sorta di piante, e miosotidi e altro ancora. Quello sfoggio della montagna che si crogiolava al tepore mattinale dopo la nottata ancora fredda di primavera, non disse nulla al cuore della signora Candida, chiusa ad ogni simpatia per la natura la quale per lei non aveva altra espressione che quella dei frutti che produceva.
Entr in casa masticando ancora la "stupida" che le stava tutt'ora su le labbra, a l'indirizzo di quella giovane bella e superba, che aveva dimenticato tutto e s stessa per soddisfare il capriccio di quel monello di suo figlio.
Debolezze ella non ne aveva avute mai e non le compativa negli altri; anzi disprezzava chi ne era vittima con intimo, orgoglioso senso di superiorit.
A casa trov suo figlio, che se ne stava sdraiato nella seggiola a dondolo presso la finestra aperta su 'l giardino fiorito e inondato di sole. Stringeva fra le labbra la lunga pipa spenta; aveva gli occhi torbidi e accigliati dei momenti cattivi. Non salut sua madre e questa si accontent di guardarlo. I saluti e certe tenerezze spontanee fra le persone fini, erano smancerie disdegnate da loro, che si sarebbero vergognati di uno scambio di gentilezze.
La madre cap subito che suo figlio ero preoccupato e imbronciato, e ne risent stizza e dispiacere. L'acqua sta volta non doveva scendere dalla china senza inciampi. Ma chi mai poteva fra porre ostacoli?... fare che suo figlio si rodesse dentro e soffrisse?... Poi che si crucciava e soffriva; questo si vedeva chiaro; di questo ella doveva infine persuadersi. Il capriccio di quel ragazzone sta volta urtava contro una resistenza. E se nel dispetto della resistenza gli saltasse la mattana di tornare in America?... Ah! che spauracchio quell'America per la signora Candida!... Per evitarlo, per impedirlo per sempre, si sentiva capace di tutto. Aveva troppo, troppo penato durante la lunga assenza del figliuolo; angustie e sofferenze compagne pi non ne voleva patire, a qualunque costo. Suo figlio adesso era l; lo aveva sotto gli occhi tutti i giorni, tutti i momenti; la sua affezione esclusiva per lui era soddisfatta; e viveva tranquilla e contenta. Non voleva no, ch'egli la lasciasse ancora; no, assolutamente. Avrebbe pensato lei, se occorreva, a sgombrare gli ostacoli che si fra ponevano fra i desideri di suo figlio e il loro compimento. Oh se ci avrebbe pensato!... oh se sarebbe riuscita!...
Cos pensando la signora Candida era andata in cucina, ove la servente, una contadina sciatta e scalza, seduta su la soglia dell'uscio aperto su la corte rustica con una gran cesta di verdura presso, era intenta a scernere e mondare.
Senza riposare un momento, la signora Candida, si diede intorno a preparare l'occorrente per la colazione, che cucinava sempre lei, non fidandosi della servente, la quale non aveva l'occhio per l'economia, faceva sciupo di condimento e mai non indovinava la cottura. E mentre preparava la carne su 'l tagliere, il burro nella casseruola, le patate di contorno, il riso su la tafferia, il formaggio, la frutta, con gli occhi della mente rivedeva la graziosa figurina della figlia del colonnello, cos fine, elegante; riudiva la sua voce limpida dire delle cose assennate e spesso anche strane, che lei non riusciva a capire; e cercava, attraverso quegli occhioni chiari e espressivi di leggere l'anima di quella fanciulla che per lei era un mistero.
- Ho paura - pens ricorrendo sempre a la sua immagine del torrentello - ho paura che proprio sta volta l'acqua non abbia da correre dalla china senza inciampo!
E si diede a battere con violenza la carne sopra il tagliere, in un desiderio disperato di volerlo togliere lei stessa quel maledetto inciampo che crucciava lei e teneva il figlio imbronciato.
Fu in quel punto che capit in cucina la sua primogenita, la Corinna, rossa accaldata per aver fatto il sentiero sotto il sole, chiusa serrata in un vestito di lana di color verde tenero, con i ricci, sfatti dal sudore, scendenti lumacosi su la fronte. Si butt a sedere su la prima sedia che le capit sotto mano, con un auff! di stanchezza.
Era venuta a vedere se erano vivi o morti; non aveva veduto n la madre n il fratello da tre giorni; e s che stavano a breve distanza!... e s che Carlo non aveva da far altro che ammazzare il tempo; andava girelloni tutto il santo giorno; ella sapeva bene! ma non gli bastava il tempo di andare a trovare la sorella ed il cognato; il cuore lo portava da altre parti; anche questo ella sapeva!... Per, badasse bene, il suo signor fratello! sta volta si era imbattuto nel difficile. Certe biondine piccole, esili, magre, che si direbbe un soffio di vento le abbia da portar via, hanno una resistenza che manco una roccia. Non basta esser bel giovine, grande, grosso e ben piantato; non basta la ricchezza per certe schizzinose che credono di soverchiare tutti perch sanno parlottare in varie lingue, imbrattare di pittura cartoni e tavolette, strimpellare musica che non si capisce. Povero fratello! povero Carlo! sta volta aveva proprio trovato un osso duro, duro, duro!
In cos dire, la signora Corinna buttava in dietro la testa e rideva gonfiando la pappagorgia. La signorina schizzinosa era stata da lei il giorno prima. Gi; era stata a renderle la famosa visita ch'ella le aveva fatta per far piacere al fratello. Ma, si era comportata in maniera da allontanare ogni speranza di confidenza. Si capiva lontano, che la Signorina, non voleva saperne d'intimit. Oh stesse pure su le sue!... lei non ci teneva certo alla sua amicizia! figurarsi!... Una smorfiosa tutta libri, pittura, musica, che non doveva saper nulla di affari domestici, che guai a prendere l'ago o la calza in mano!... Facesse pure l'aristocratica, finirebbe per essere lasciata in un canto, a marcire di noia. E in quanto a Carlo, a suo fratello, desse retta a lei, che capiva in aria; si mettesse il cuore in pace!
- Nooo! - le rispose un vocione corrucciato.
Nella foga del dire, la signora Corinna non si era accorta, che suo fratello, da un poco apparso su la soglia dell'uscio di cucina, era stato a sentire le sue ultime parole. - No! - ripet avanzandosi - non me lo voglio mettere il cuore in pace. E tu, pensa ai fatti tuoi senza immischiarti di quelli che non ti riguardano. Hai capito?...
Carlo era in collera; gli sfavillavano gli occhi; trinciava l'aria con il gesto.
- Hai capito? - ripeteva, avanzandosi verso la sorella con la testa sporgente innanzi. - Io non ho bisogno de' tuoi n dei consigli di nessuno. Ho venti quattro anni suonati; sono padrone di me e del mio; e intendo di fare ora e sempre la mia volont, piaccia o non piaccia. Che se mi seccate, per tutti i diavoli, faccio fagotto e torno in America!... e sta volta, per sempre!
Corinna, spaurita di quella sfuriata, se ne stava immota, guardando ora il fratello ed ora la madre; la quale, colpita al cuore da quella minaccia ch'era il nuvolone scuro della sua vita, volse un'occhiata di rimprovero a la figliuola, dicendo: "Carlo ha ragione; egli  padrone di fare quello che vuole; e non bisogna seccarlo; non bisogna intromettersi nelle cose sue: Se ha un capriccio, trover anche la maniera di spuntarlo!
- Non  un capriccio! - fece cupamente il giovine.
La madre lo guard con muta interrogazione negli occhi, levando le mani dalla carne che non aveva smesso di manipolare.
Ma Carlo, inviperito anche di questo, pest un pugno su la tavola, vociando: - Perch vuoi che sia un capriccio?... che cosa importa a te?... Lo dico e lo ripeto, e tenetevelo bene a mente tutte due; far adesso e sempre la mia volont. E per cominciare proprio a farvi vedere, a tutte due, che il padrone sono io, vi annuncio che domenica voglio dare una serata; ci sar la banda; ci sar una cena per cinquanta persone; e squisita, che scriver a Milano per la roba; ci saranno rinfreschi, dolci, tutto quello che occorre e pi di quanto occorre. Gli invitati li sceglier io fra i signori del paese e dei paesi vicini. Voi altre sorvegliate perch la casa sia messa in ordine. Scrivo subito per far venire un tappezziere che vi insegni a addobbare le sale; che voi di queste cose non ve ne intendete. Io pago!... Sono stufo di questa vita di orso intanato. Sono giovine; sono ricco, non dipendo da nessuno! voglio fare la mia volont; voglio godermela!... Per tutti i diavoli, lo dico e lo ripeto, voglio godermela!
Picchi un'altra volta il pugno robusto su la tavola, si calc in testa il cappello e usc impettito, senza un saluto, in aria da vero, dispotico padrone.
Il colonnello, in su le prime, si sent stranito in mezzo a tanta gente, a quello sfolgoro di lumi, al lusso degli addobbi, allo sfoggio di vestiti smaglianti, al frastuono della banda quasi nascosta dietro un folto di piante, su 'l fondo d'uno stanzone immenso, abitualmente luogo di ripostiglio, e ridotto, per l'occasione, in salotto di ballo.
Si aggirava mortificato da un senso di smarrimento, rispondendo ai saluti degli uomini, inchinando le signore e segretamente rimpiangendo il suo posto a la tavola di cucina, la sua partita a tarocchi con don Leo, Maria e Dolfo, la sua cara libert. E dire che sua figlia si era resa cos di mala voglia a quell'invito!... Ma come rifiutare, quando la signora Candida insieme con la figliuola e il figlio, era venuta lei stessa, tutta in ghingheri, a fare l'invito?... C'era pericolo di offenderla quella signora; di offendere lei, il figlio, la figliuola!... E lui, il colonnello, era troppo schiettamente generoso per non assoggettarsi a una noia pi tosto che recare offesa o semplicemente fare dispiacere a chi che si fosse. Figurarsi poi quando si trattava di persone che gli avevano usato delle gentilezze, come quella del passaggio fra il podere e la vigna, che per lui era una vera comodit. No, no; non si poteva rifiutare; e ora non c'era altro che adattarsi di buona voglia al sacrificio di quella serata. -  la guerre comme  la guerra" disse bravamente fra s e s.
Si imbatt presto in don Leo, anche lui smarrito, anche lui obbligato da riguardi ad accettare l'invito per quanto ancora un poco zoppicante. Si serrarono la mano con effusione, come se non si vedessero da lungo tempo, o subissero il senso di due amici che si ritrovano in terra straniera.
Don Leo infil il braccio in quello del colonnello, e tutti due, di tacito accordo, attraversarono sale e salotti, finch si trovarono in uno stanzino appartato, destinato alla lettura di giornali e libri illustrati e al giuoco; e quivi, abbastanza lontani dalla banda da non esserne storditi, con un oh! di soddisfazione, sedettero a un tavolino l'uno di fronte a l'altro, intavolarono una partita a scacchi, e in quella si dimenticarono e riposarono.
Intanto Maria, nel suo vestitino di color rosa smorto, ben serrato a la vita, dalla scollatura quadrata senza distacco di trine, con le maniche corte, i lunghi guanti bianchi, la pettinatura artisticamente semplice, senza fiori, n gioielli, spiccava elegantissima in mezzo a le altre signorine ed alle signore troppo sfarzose, troppo cariche d'ornamenti e di fiori, troppo luccicanti d'oro e di pietre pi o meno preziose.
L'intima soddisfazione e una gioia sincera davano a l'aspetto del giovane Ferroni un'aria assai migliore della solita; ne era ingentilito, abbellito. Nell'elegante abito da serata famigliare, in smoking, il massiccio della sua alta e robusta persona, si correggeva; i suoi atti, il suo modo di parlare avevano perduto la solita volgarit. Si sarebbe detto che un sentimento nuovo, segnasse per quel giovine pi tosto grossolano, un'aurora di gentilezza e di grazia; che esercitasse un potere su le sue facolt naturali, gli dirozzasse il sentimento, rendendolo capace di delicatezza e di generosit. Egli, pure non trascurando gli altri, seguiva degli occhi Maria sempre che lo poteva, si interessava di lei in maniera speciale e la felicit che quasi lo trasfigurava ogni volta che gli riusciva di averla vicina, di ballare con lei e di passeggiare tenendola a braccetto, era cos evidente, cos piena, che quasi tutti si spiegarono il perch di quella straordinaria festa in casa Ferroni. Molte mamme, accorse a la serata con in cuore vaghe speranze, si trovano ad ammicarsi fra di loro, fatte tacitamente amiche dalla delusione comune. La cosa si capiva a un miglio di distanza; il signor Ferroni non aveva occhi che per la figlia del colonnello. Che cosa poteva egli mai trovare di cos incantevole in quella creaturina, esile e palliduccia, mentre avrebbe potuto fare larga scelta fra parecchie fanciulle atticciate e rubiconde, che rubavano i baci a vederle?...
- Carlo  cotto! - disse al marito la signora Corinna, striminzita e sgargiante in un abito di seta di color rosso scarlatto, carica d'oro massiccio, con una specie di diadema nei capelli d'un biondo ineguale. - Carlo  cotto!
Ma si come non voleva per nessun conto inimicarsi il fratello ed aveva una paura pazza de' suoi scatti, cos si sentiva in dovere di fare anche lei un po' di corte a la esile e palliduccia signorina, tutte le volte che gliene capitava l'occasione,
La signora Candida poi, vestita di seta come la figliuola e con in dosso tutti i diamanti, le perle, i gioielli de' suoi astucci, da parere una Madonna in processione, la signora Candida, che aveva sempre il cuore turbato dal timore di vedere il figliuolo scappare in America, mostrava grande interessamento per l'elegante figliuola del colonnello, dalla quale dipendeva la possibilit per quella tale acqua di quel tale torrentello, di scendere dalla china senza inciampi; poi che erano gli inciampi che potevano far girare la testa a suo figlio facendogli prendere la disperata decisione della partenza.
Maria, la quale in su le prime, si era rabbruscata in quell'ambiente sfacciatamente sfarzoso, che offendeva il suo gusto corretto e fine, poco a poco, si lasci andare al piacere di vedersi cos bene accolta e festeggiata; si sciolse da l'impaccio che le dava un atteggiamento impettito, si fece sorridente e gaia, e in quella condizione d'animo, che le si rifletteva su 'l volto, pareva ancora pi bella e attraente.
Dopo un walzer brioso, il giovine Ferroni invit Maria a uscire in giardino, fantasticamente illuminato fino su al boschetto del primo rispiano del monte, ove finiva, e ove pendevano fra le piante festoni di palloncini colorati. La fece sedere in una specie di salottino verde improvvisato sotto un padiglione vestito di rose e gelsomini arrampicanti; e stettero un momento tutti due in silenzio, lei a vedere brillare qua e l per il giardino e per la montagna i fuochi del bengala e a frusciare in alto i razzi che scoppiavano in minuta pioggerella scintillante, lui, ritto al suo fianco, a guardarla con il cuore negli occhi.
Si stava bene in quell'angolo profumato accarezzati da soave frescura, con quella festa di luce dinanzi agli occhi. Maria si crogiolava tutta in un benessere squisito, quando, il signor Ferroni, con voce tremante, che impressionava in lui, cos sempre sicuro di s, cos baldanzoso, le disse a brucia pelo:
- Signorina!... mi dica la verit; io le sono antipatico!
- Nooo! - rispose la fanciulla, sgranandogli in volto gli occhioni limpidi, usi a manifestare sempre schiettamente quello che sentiva nell'animo. - Nooo! perch mi fa questa domanda?
- Perch... perch - balbett il giovine, per la prima volta confuso, impacciato, stretto alla gola da emozione violenta dinanzi a una donna, a una fanciulla.
In vece di proseguire si era lasciato andare a sederle vicino e la fissava con intensit. Si era fatto pallido e con le mani convulse brancicava la pezzuola che si era tolto dallo sparato della camicia.
- Perch? - chiese ancora la fanciulla quasi spaurita, ritraendosi.
- Perch! - gemette il giovine - oh! le faccio paura! lo vedo, lo sento!... Mi crede ancora prepotente e cattivo come quando ero un giovinetto e lei un'angioletta di bimba!... Le faccio paura quando darei l'anima per destarle in cuore un bricciolo di piet!... Pur troppo quello che dubitavo  vero; le faccio paura e le sono antipatico!
Susurr queste ultime parole in un soffio, come a s stesso; e intanto negli occhi gli brillarono due grosse lagrime.
Maria, impressionata, commossa, stese la manina inguantata su la destra nuda e forte del giovine, e ripet: - No!... ma no!... non  vero!... lo assicuro!
Il giovine, sempre guardandola con gli occhi umidi e il volto contratto, svincol adagio adagio la sua destra dalla lieve pressione, chiuse in essa la manina piccola e morbida e la strinse con delicatezza come se avesse paura di farle male; poi se la port lentamente a le labbra, fisando sempre la fanciulla con muta, fervida preghiera nello sguardo.
Quel bacio timidissimo, rispettoso, non fece aggrondare le ciglia a Maria; suo malgrado interessata, suo malgrado commossa. Arross per vivamente e fece l'atto di alzarsi.
- Oh! un momento ancora! - supplic il giovine. - Se  vero che non le faccio paura, se  vero che non le sono antipatico, lasci che la guardi un momento ancora, qui, senza che altri vda. Lei  cos bella, cos gentile, cos diversa da tutte le altre fanciulle, signorina Maria!... Io... io sono un povero pazzo, sa!... ho fatto un sogno, e di quel sogno vivo. Signorina Maria! non sii crudele, non mi svegli bruscamente dal mio sogno!... abbi piet!
Parlando si era animato, esaltato; il suo accerto era cos pieno di passione, che Maria, tutta pallida, lo ascoltava senza avere il coraggio d'interromperlo; mentre il cuore le martellava in petto con impeto.
L'improvviso divampare d'un fuoco di bengala che gett un colore rosso di fuoco su 'l padiglione e su le aiuole vicine, chiamando fuori la gente chiassosa, fece che Maria e il signor Ferroni si alzassero di comune accordo per unirsi agli altri, i quali riempivano l'aria dalle loro esclamazioni di sorpresa e ammirazione.
Maria un po' discosta dagli accorsi, il bel volto ancora commosso, fu subito avvolta dal repentino cambiamento della luce del bengala, stavolta d'un bianco d'argento; e in quel fantastico bagliore pari a quello della luna, apparve cos leggiadra nella svelta aggraziata personcina, nella elegante semplicit del vestito d'un taglio perfetto, con i capelli cos biondi e abbondanti e artisticamente acconciati, che fra un gruppo di giovanotti, a qualche distanza, corse un mormorio di spontanea ammirazione.
- Com' bella!
- Un vero angelo!
- Non sono ancora riuscito a ballarle insieme!
- Bisogna sentirla discorrere; - fece uno studente di legge, a casa per breve vacanza -  istruita, spiritosa; incanta!
- Non  gi come le nostre ochette qui del paese! - osserv un altro giovinotto additando parecchie fanciulle raccolte insieme, che riempivano l'aria di esclamazioni stupide e di risate inopportune.
- Chi mi presenta a lei? - chiese un bel giovane in su i vent'anni, che non smetteva di tentare un'impossibile arricciatura ai baffetti nascenti.
- Bisogna raccomandarsi al padrone di casa!
- A Carlo Ferroni?
- S! O non hai capito che le fa la corte e che lei lo preferisce a tutti?
- Fortunato briccone!
Il giovine Ferroni, l a poca distanza, che si beveva degli occhi la bella fanciulla, a quelle parole "lei lo preferisce a tutti" si sent dare un tuffo nel sangue; e preso da subito ardimento, and a lei, mostrandosi a tutti, pallidissimo, commosso, ad invitarla ad entrare, con atto cos rispettoso da non sembrare pi lui.
Rientrarono cos in salotto insieme con tutti gli altri, invitati dalle prime battute d'una polka. E i giovinotti che avrebbero desiderato di essere presentati alla figlia del colonnello e di fare un giro con lei, se ne dovettero stare con il desiderio in cuore.
In vece di ballare, Carlo e Maria girarono per le sale; lei con il visuccio un po' stranito, lui fiero di aversi al braccio la pi bella fanciulla della festa; quella che faceva correre l'acquolina in bocca agli altri giovinotti e che tutti guardavano con ammirazione o con invidia; quella che gli aveva messo, a lui, la rivoluzione nell'anima.
Se avesse potuto gridare che la amava, che la adorava, e che lei le aveva assicurato che non le era antipatico, e che anzi altri trovavano che lo preferiva a tutti lo avrebbe fatto volentieri, cos forte era la passione che lo spadroneggiava.
Maria non sapeva spiegarsi il sentimento che la agitava. Per certo, pensava, doveva essere un sentimento di sorpresa. Ella aveva sempre giudicato il giovane Ferroni come un rozzo, un violento, un superbo. Con lei s'era mostrato sempre, e quella sera pi marcatamente del solito, gentile, timoroso, quasi umile e timido. Che non lo avesse conosciuto per quello che era realmente?... che l'avesse giudicato male, dando troppa importanza ai ricordi d'infanzia, a le apparenze?...
Verso il tocco, l'ora della cena, imbandita con sfoggio di leccornie e vini preziosi, la sig. Candida stessa, a la quale il figliuolo aveva trovato maniera di suggerire la cosa, and a scovare il colonnello e don Leo, tutt'ora impegnati nella partita, e li invit a mangiare un boccone - disse - tanto - da rompere il digiuno.
Il colonnello, con l'antica galanteria dell'ufficiale, abituato a la societ offerse subito il braccio a la signora, e seguiti da don Leo, andarono insieme a sedere a mensa.
- Oh! pap! - fece Maria, salutandolo da l'altro lato della tavola, ove stava a destra del figlio Ferroni.
- Bravo don Leo! - disse al prete professore che le si metteva di fianco.
Il colonnello chiese scusa a la figliuola per averla lasciata tutto quel tempo.
- Mah! - continu con un sospiro - ai vecchi il tavolino da giuoco e quattro ciarle in luogo appartato; ai giovani l'allegria e... l'amore!
Disse cos per dire, il bravo uomo, lontano assai dal supporre che la sua innocente sortita potesse dar luogo a ammicchi fra i convitati e ad un lungo sguardo di Carlo a Maria, la quale ebbe dispetto del rossore che sent salirle a la fronte.
La cena cominciata un po' freddamente, come avviene di solito quando a una mensa si trovano parecchie persone, che non tutte si conoscono fra di loro, presto si anim; anche troppo. E presto cominciarono a scoppiettare motti e frizzi pi tosto volgarucci, osservazioni spesso triviali e risate grasse, che facevano meravigliare Maria, la quale non sempre capiva ma secretamente si inritava. Il giovine Ferroni, silenzioso, assorto, pareva estraneo al chiasso e a quanto interessava e rallegrava gli altri; nulla valeva a trarlo da quella specie di beata solitudine a due, nella quale un vero innamorato si trova dovunque egli abbia vicina la donna del cuore.
Il chiacchiericcio era nel suo buono e le risate si andavano facendo sempre pi frequenti e triviali, quando un giovinotto salt su ad osservare con sorpresa.
- Toh! non c' la Cornelia!
- S bene! - fece una signora attempatella - non mi era accorta che mancava!
Era quello un tasto che non voleva essere toccato. In fatti, segu tosto un momento di silenzio, reso espressivo da occhiate significative, da qualche urtarsi di gomito, da evidente imbarazzo di Corinna e di sua madre.
Il giovine Ferroni fece mostra di non aver sentito nulla e nascose la subita confusione, ordinando ad alta voce che fosse recato quel tal vino.
Ci sono dei predestinati a non mai capir nulla. Uno di questi era per certo il giovinotto che aveva avvertito l'assenza di Cornelia. Egli non comprese l'opportunit di lasciar morire la cosa, e dopo un momento torn a dire:
- Oh come va che manca la signorina Cornelia?
- Era stata invitata - rispose la signora Candida, in mezzo a un silenzio imbarazzante. - Ma non ha potuto accettare perch doveva partire.
- Che?... la signorina Cornelia  andata via? - chiese una signora.
- S - fece semplicemente la sig. Candida. -  partita stamane con la prima corsa.
- Oh bella! e perch?
Il perch inopportuno era strappato dalla curiosit a una ragazzona lunga, spersonita e losca d'un occhio.
- Mah!...  andata a Milano presso una parente - fece Corinna.
- O questo vino! - salt su Ferroni con una certa impazienza nella voce.
Il vino fu tosto recato; e nei calici spumanti venne affogata la curiosit per Cornelia e insieme la sua memoria.
Era gi spuntata l'alba, quando gli invitati se ne andarono tutti a la spicciolata.
Primi a partire, furono il colonnello con la figliuola e don Leo che si accomiatarono ai primi bagliori.
Carlo aveva fatto a gli altri invitati la figura di lasciarli per accompagnare fino a casa la signorina e il colonnello; e poi l'altra figura, di ritirarsi subito senza salutare n ringraziare nessuno; cosa che aveva suscitata qualche osservazione e fatto mormorare qualche critica.
La signora Candida non and n pure a letto a riposare un istante. Quando gli ultimi invitati furono partiti, che Dio benedicesse anche loro, che pareva avessero messo le radici l, tanto tardavano a spicciarsi, ella aveva presto presto licenziati gli uomini presi per il servizio della notte; poi aiutata dalla servente, che si alzava allora, spenti i lumi e raccolti e ritirati gli avanzi della cena, s'era tolta di dosso gioielli e vestito, e nel solito abito dimesso, in ciabatte e grembiulone dinanzi, aveva subito cominciato il non piccolo lavoro di far ordine, che la casa tornasse ad avere un aspetto cristiano, come diceva lei.
E brontolando, adesso che era sicura di non essere sentita dal figliuolo, contro la smania di quelle baraonde, che mettono tutto a soqquadro e costano un occhio, lavorava rabbiosamente a sgombrare, scopare, cacciare fuori fiori vizzi e piante ornamentali bianche di polvere, strascinare mobili al loro posto, staccar lampade, specchiere, tende e tendoni, che andava buttando e ammucchiando in terrazza, in attesa dell'ortolano, che avrebbe pensato lui a ripulire, battere, spazzolare, rimettere ogni cosa inutile su nelle stanze di sgombro.
La vista delle bottiglie vuote che ingombravano la cucina, le diede una brusca stretta al cuore.
Ah che sciupo, che spreco di grazia di Dio in poche ore!... Pensava ai vuoti desolanti delle scansie che tappezzavano le pareti delle ampie cantine; scansie fitte di bottiglie d'ogni qualit di vino, tutto dei vigneti di casa, che era famoso non solo in paese ma fuori e per fino a Milano!...
Ah sta volta il capriccio del figliuolo costava caro!... A la parola capriccio, che le venne su le labbra, ricord con subito sapore amaro, l'espressione del figlio, quando pochi giorni innanzi, le aveva detto:
- Non  un capriccio.
Scosse il capo strappando con istizza una cortina che le si stracci in mano. Aveva paura anche lei che non si trattasse d'un capriccio! Ah quella piccola smorfiosa l'aveva ben trovata lei la maniera di stregarlo per bene quel grosso babbeo di suo figliuolo!... E lei, che aveva dovuto farle bella cera, circondarla di attenzioni per tutta la notte!... E far la graziosa con quel pezzo duro di colonnello, che con la sua aria d'ingenuit, era riuscito a menar per il naso lei, una donna accorta, una furbacchiona a la quale, fino allora, nessuno l'aveva fatta mai!... Ed ella, che aveva tremato un momento di paura, quando suo figlio si era preso di Cornelia!...
Che stupida quella Cornelia, con tutta la sua aria di sapientona!... Non era nemmanco stata capace di tenerlo schiavo il suo innamorato!... Aveva subito ceduto ai suoi desideri come una scempia che non sa nulla di nulla, che non capisce, che l'unica maniera di tenere gli uomini a catena,  quella di resistere alle loro pazze moine!...
Cos, il capriccio era sfumato con la soddisfazione; e lei, povera scroccona, aveva dovuto finire a scomparir dal paese, che cominciava a bucinare, a sospettare. Le stava bene, le stava; peggio per lei se non aveva saputo fare; peggio per lei e per tutti; poi che con lei, la figliuola d'una povera vedova, senza protezione, che gi aveva fatto parlare di s, amoreggiando con questo e quello, al matrimonio non ci si pensava manco per burla; mentre invece con quella piccina, non c'era da far l'asino, non c'era!... Ah se non ci fosse stata la minaccia dell'America che in lei paralizzava ogni energia!... Ah se non ci fosse stata quell'altra ragione, che le tappava in bocca ogni parola di mal contento e di biasimo!... Se egli, il suo figliuolo non fosse stato padrone di tutto e lei l'usufruttuaria d'una piccola parte della sostanza!... Cos, bisognava mandar gi il boccone amaro, e far mostra di niente per non incorrere nel peggio.
La signora Candida era di pessimo umore quel mattino. Se ne accorgeva quella povera diavola di servente, che scalza, sporca, con i capelli arruffati e pieni di polvere si affaticava bestialmente, non ricevendo, in compenso, che rimbrotti, e parolacce offensive e il continuo rinfaccio del pane che la sfamava.
Quando, verso mezzo giorno, Carlo comparve in cucina, trov tutto al solito posto e nel solito ordine, che non c'era traccia della festa.
Sorb la sua tazza di caff forte, come aveva l'abitudine di fare sempre a pena alzato, e usc in giardino.
La madre lo vide che passeggiava con le mani conserte, fermandosi ogni poco a l'ombra delle acacie lungo il rivolo gorgogliante fra le ninfee, e su per il pendio della montagna ove il giardino ascendeva in un mistero di folto scuro, di valloncelli rumoranti e macchie di sempreverdi e voci di acque invisibili.
Con la sua alta figura appariva e scompariva fra il verde e spesso stava immobile, gli occhi fissi ad un punto, come se scoprisse allora del nuovo? o si interessasse di qualche cosa che fino allora l'aveva lasciato indifferente.
La povera signora Candida non capiva, non poteva capire, come una creatura innamorata possa, per muto, inesplicabile fascino, essere attratta dalla natura, sentirsi da essa accarezzata, desiderare la verde silenziosa solitudine, in essa piacersi de' suoi desideri, delle sue speranze; vagheggiare senza fastidiosi testimoni il soave ricordo della persona amata. Ella non poteva capire, come mai suo figlio, in quel momento di passione vera e profonda, potesse trovare un invito al dolce fantasticare d'amore, nel frusco dell'aria, fra le piante, nella poesia dell'ombra, nel mormorare sommesso delle alte fronde svettanti in un azzurro di pace e di silenzio.
E lo seguiva degli occhi scuotendo il capo con compatimento, quasi con sprezzo, e ruminando il suo continuo rammarico.
Ah se non ci fosse stata quella minaccia dell'America che la spauriva e quell'altra ragione che le strozzava in gola le rimostranze, e l'ardimento della sua volont!
Ma, pur troppo, la minaccia era sempre l pronta a metterle la rivoluzione dentro; e l'altra ragione, non c'era santi che la potessero far tacere. E.... bisognava rassegnarsi.
Si rassegn in fatti, chiamando in aiuto tutto il suo potere sopra s stessa e facendo buon viso, quando, dopo un par d'ore, suo figlio, rientrato in casa, le annunci nettamente e crudamente la sua decisione di chiedere al colonnello la mano della figliuola. Che se il colonnello o la figliuola si rifiutavano, ella si preparasse a fargli i bauli; partiva subito per non mai pi rivedere quei luoghi.
Don Leo, che aveva da un poco subodorata la cosa, non fece nessuna meraviglia quando il colonnello gli comunic la notizia.
La meraviglia gli fece inarcare gli occhi a sentire che Maria aveva consentito. Ma davvero, ma proprio, ella aveva risposto di s volontariamente, senza nessuna pressione?
La meraviglia dell'amico stup e turb il colonnello. O perch mai sua figlia avrebbe rifiutato un partito compagno che la teneva per sempre vicina a lui, che gli toglieva dal cuore l'angustia di vedersela portar via lontano da un momento all'altro?... E poi, i Ferroni, in fin de' conti, erano gente onesta, che di azioni cattive non ne avevano commesse mai; e Carlo, era un bel giovanotto sano come un ciocco di rovere; forse non troppo finamente educato, certo per niente somigliante ai giovini pshutt o sport o gommeux; ma un buon diavolaccio che amava, anzi, adorava Maria. No; egli non capiva la meraviglia dell'amico.
Maria entr in quel punto, con in testa un cappellone a larghe tese, il grembiule pieno di fiori di prato che sbucavano da ogni parte, il vestito turchino semplicissimo, il sorriso su la bocca. Butt i fiori su 'l tavolino, si tolse il cappello che appese a l'appiccagnolo. In quell'atto l'unica forcina di tartaruga che le teneva la treccia appuntata su la nuca, si stacc, e la treccia, grossa, bionda, da cui le ciocche sfuggivano da ogni parte, le penzol gi per le spalle lunga e magnifica.
Don Leo guardandola con tenera ammirazione, comprendeva come quella piccina potesse destare una forte passione; ma, pi che mai, si stupiva pensando al s che diceva una simpatia di lei, cos bella, elegante, fine di intelligenza e di sentimento, per quel tocco di giovinotto, che, a parer suo, non aveva nulla ma nulla di interessante.
Il colonnello, che non si era nemmanco seduto, vide, da l'uscio aperto che dava su l'orto, la signora Teresa intenta a spruzzare di zolfo certe piantine di fiori malate, e con le mani incrociate dietro la schiena e il bastone fra di esse, and fuori a raggiungerla.
In tanto Maria si era messa a sedere ai piedi del suo vecchio amico, guardandolo negli occhi con muta interrogazione.
- S, s! - rispose il professore. -S! lo so; me l'ha detto ora il pap!... e.... e.... stentavo a credere, ecco!
- Che egli mi potesse voler bene? - chiese la fanciulla con un guizzo di soave malizia nello sguardo.
- No! questo no. Stentavo a credere che tu... che tu avessi della simpatia per lui!
Maria stette un momento senza parlare; come se pensasse; come se riflettesse; poi, rispose, quasi dicendo a s stessa:
- Egli temeva tanto d'essermi antipatico!... e soffriva cos acerbamente!
Don Leo fece un balzo su la sedia.
- Per questo? - disse chinando la testa e guardando la fanciulla con occhio torbido. - Per questo hai detto di s?
Maria gli sorrise. - Anche per questo - mormor - Non posso veder soffrire nessuno, lei lo sa, don Leo; e non posso proprio assolutamente, che altri soffra per causa mia. Poi.... poi.... quel giovine non  pi violento e prepotente come quando era un ragazzo, ed ha certi sentimenti gentili, che pare impossibile.
Quel "che pare impossibile" fece fare un altro balzo a don Leo.
- Maria! - le disse, accarezzandole il capo - non si sposa un uomo per la sola ragione di non farlo soffrire con un rifiuto; non lo si sposa per aver egli mostrato qualche sentimento gentile "che pare impossibile!"
Maria gli lev in volto gli occhioni corrucciati, e con voce velata:
- Don Leo! - disse - perch  cos cattivo oggi?... perch mi vuol tormentare?... O non dice nulla della gioia di pap?...
- Va bene tutto - fece il buon prete - va tutto benone!... ma tu, figliuola, ma il tuo cuore?
Il visuccio gentile, che lo guardava di sotto in su, quasi supino, si rasseren, e una voce armoniosa gli rispose:
- Il mio cuore  contento di vedere gli altri felici e di far piacere a pap!
La mano di don Leo pass un'altra volta come una carezza su la testina bionda della fanciulla, mentre la sua mente, diceva: Si sposa senza amore, in uno slancio di compassione per l'uomo che l'ama, felice di accontentare suo padre!...
- E non dice nulla della nonna? - prosegu Maria, sempre sorridente - lei, poveretta, che aveva tanta paura ch'io restassi zitella perch non ho dote?... Sar addirittura beata, povera nonna!
Si alz e porgendo la fronte a don Leo:
- Perch non mi bacia oggi? - disse fingendosi imbronciata. - Non sono forse pi la sua piccina?
Era tanto graziosa con quello sforzo di broncio, con quella voce insinuante, che don Leo fu preso da subita voglia di piangere, mentre baciava in fronte la generosa fanciulla.
- Che il Signore la protegga lui; che la ricompensi lui! - disse in cuore alzandosi pure e uscendo per raggiungere il colonnello.
- Dopo tutto - continu fra s pensando al giovine Ferroni - dopo tutto, non sar la prima volta che l'amore faccia dei miracoli!
Maria ritta dinanzi a la specchiera pendente dalla parete, si andava in tanto rifacendo la treccia, che si appunt su la nuca con la solita grazia elegante, lasciando morbidi e sciolti i capelli, su 'l davanti, divisi nel mezzo dalla scriminatura e spioventi, alla vergine, su le tempia e dietro le orecchie; pettinatura semplice e artistica che si fa tanto soavemente a certi visucci freschi e espressivi.
Il temporale venuto su nel nero vallone delle montagne di faccia al paese, si abbassava cupamente, avanzandosi con rabbiosi sfoghi di lampi e di tuoni, che rimbombavano con eco sinistro per le gole e contro le pareti rocciose dei ripidi fianchi.
Maria, che con il suo albo, era salita su a un'ora di sopra il paese per fare lo schizzo d'un motivo che l'aveva colpita in una passeggiata con Dolfo e suo padre, fu sorpresa dal tempaccio e sgomenta da quell'ira del cielo, che andava precipitosamente avanzandosi, indorando di sinistri bagliori i campi e le praterie della piana di sotto. Un guizzo livido seguito tosto da uno scoppio fragoroso le diede una fiera scossa nel sangue, e si cacci disperatamente per una scorciatoia, che fiancheggiata da siepi di rovi pungenti, tagliava nel mezzo un campo di segale. Non fece a tempo a schivare lo scroscio, che la invest nell'erta discesa. Corse senza fermarsi sotto l'impeto dell'acqua, fra i lampi che l'abbagliavano e i tuoni che la facevano allibire di spavento; corse lasciando la sottana a strappi fra i pruni, ingombranti il sentiero, pungendosi le mani, scivolando spesso, cadendo e rialzandosi tosto; volendo a ogni costo fuggire, fuggire, togliersi da quell'orrore. A picco del torrente era una catapecchia aperta. La vide, vi entr, vi si rifugi in un angolo, sgocciolante, con la veste a brandelli, i capelli che le si erano sciolti nella corsa pazza, scendenti lungo il dorso, su le spalle, sparpagliati a ciocche disordinate fino su 'l petto.
Era spaventevole quel temporale; il vento, con ululato da belva immane, abbatteva fragorosamente gli alberi poderosi; il torrente, ingrossato, precipitava, strascinando nella furia, pezzi di terreno, e tronchi di piante e massi e ciotoloni, che battevano minacciosi contro la catapecchia pericolante.
Maria, terrorizzata, si era buttata ginocchioni per terra pregando Dio e la sua povera mamma che la salvassero. Oh la salvassero!... mandassero qualcuno in suo soccorso!... Ella aveva tanta, tanta paura!... Dio che lampi che pareva incendiassero la catapecchia! che rombo sinistro, che rumori orribili!
Stendeva in alto le mani incrociate, invocando in un gemito, il Signore, la Madonna, la sua povera mamma, il suo pap, il suo Dolfo!
Ad un tratto, in mezzo a la livida luce d'un lampo, gli apparve su la soglia, l'alta figura di Carlo Ferroni; con un grido si alz e gli si butt fra le braccia.
- Maria! adorata!... mia Maria!... mia povera cara! - balbettava il giovine stringendosela al petto, felice di quello slancio, che, per la prima volta gli dava la sicurezza di essere amato e stimato, mentre si rassegnava ad essere a pena compatito, a pena non antipatico a quella fanciulla che doveva essere sua sposa, e che egli voleva ad ogni costo, anche a quello di essere accolto senza amore.
- Maria!... cara!... dilettissima!... sono qua io! non abbi pi paura! non tema pi!
Con rispetto religioso, se la fece sedere presso, sopra il fieno ammucchiato in un cantuccio, le sgombr il volto dai capelli, le fece posare il capo su la sua spalla, e su 'l pallido volto supino, dai grandi occhi spauriti, accost le labbra delicatamente e impresse il primo bacio d'amore.
Ella non si ritrasse; gli sorrise soavemente.
- Maria! - le susurr il giovine in un soffio, come se avesse temuto di sgomentarla parlandole con la sua voce solita.
- Maria!... dica, dica! non le sono proprio antipatico?... sente per me un po' d'amicizia?
- Ti voglio bene! - gli rispose la fanciulla dandogli del tu per la prima volta. - Sei buono, sei forte e buono! e cos mi piaci!
Un improvviso pallore si distese su 'l volto del giovine, che non si aspettava la dolce confessione. Sorpreso, turbato, felice d'una felicit angosciosa, egli non seppe rispondere nulla. Ma gli scesero dagli occhi due grosse lagrime e un singhiozzo gli gonfi il petto.
Maria presa da subita tenerezza e insieme di profonda piet per quella emozione, alz il capo e cingendo delle braccia il collo del giovine, gli rese il bacio.
- S! ti voglio bene! - gli ripet, guardandolo negli occhi - ti voglio bene!... prima mi facevi un po' di paura; ma adesso non pi. Sei buono, hai cuore pietoso! adesso lo so; prima non lo credevo!... Lo so quello che hai fatto!... me l'hanno detto!... sei buono, Carlo, sei tanto buono!
Un guizzo di lampo seguito tosto da uno scoppio terribile, che si sarebbe detto il fulmine fosse caduto su 'l tetto della capanna, strapp un grido a la fanciulla, che si accoccol fra le braccia del giovine, in un bisogno pazzo di protezione.
Fu un momento spaventevole di guizzare di lampi senza interruzione, di scoppi di tuono rimbombanti o secchi, cli scrosci e urli e fragori indicibili.
Il giovine si sentiva tremare fra le braccia la fanciulla adorata e se la stringeva al petto in un disperato desiderio di calmarla, di fare ch'ella si sentisse sicura l su 'l suo cuore.
- Maria!... diletta mia!... non aver paura! - le susurrava baciandole i capelli spioventi, che i lampi indoravano. - Non aver paura!...  l'ultima sfuriata questa!... io so, io capisco!... fra poco tutto cesser e torner la quiete, torner il sole, Maria!... Oh povera cara!... oh mia adorata!
Ella aveva levato il capo e gli volgeva il bel volto spaurito, e gli sorrideva fra le lagrime.
Quello era stato davvero l'ultimo impeto di cielo incollerito. Cessarono come per incanto i lampi e i tuoni; cess la pioggia; non restava che il vento che scacciava le nuvole fischiando le sue folate impetuose.
Maria si alz tosto, intrecci in fretta i capelli tutt'ora bagnati, si assest intorno a la meglio i vestiti laceri e inzuppati e porse la mano al giovine invitandolo a uscire di l; a scendere tosto; voleva tornare subito a casa; il suo pap e Dolfo dovevano essere in angustie.
- Se tu non venivi - disse - forse morivo di spavento!
Carlo le pass un braccio intorno alla vita per sostenerla. Era difficile la discesa con l'acqua che correva a rigagnoli lungo il sentiero; era necessario che si appoggiasse a lui, per non scivolare, per non cadere.
Presero a scendere lentamente, cautamente, i piedi nell'acqua, in mezzo allo sgocciolo delle piante.
Maria volle sapere come mai egli si era trovato da quelle parti con quel tempo. Per caso?... No; non per caso. Alcune montanare passando dinanzi al palazzo, gli avevano detto d'averla veduta su a disegnare, che non si accorgeva dell'addensarsi delle nuvole grigie, sempre annunziatrici di tempesta. Ed egli era corso affannosamente, certo di trovarla lungo la discesa; e non avendola trovata si era arrampicato su, al posto indicato dalla montanara; poi era precipitato nella capanna con un'ultima speranza e insieme un'angoscia mortale.
- Ti sei esposto a un tempo compagno per me, povero Carlo! - fece la fanciulla avvolgendolo in un lungo sguardo di riconoscenza.
Il giovine se la strinse dolcemente vicino, dicendole sotto voce: - Mi sono esposto?... Ma non sai, ma non capisci, che io non vivo che per te?
E continu a dire in una smania di mostrare sinceramente l'animo suo a la fanciulla. Da che l'aveva conosciuta, da che l'amava, era successo una rivoluzione dentro di lui. Era sempre stato indifferente ai dolori, a le miserie altrui; e adesso capiva e amava la piet; era sempre stato superbo, violento; ora si sentiva umile e mite; e questo non solo; gli pareva di capire certe delicatezze, d'essersi dirozzato in somma; gli pareva d'essersi avvicinato a lei con il sentimento; sperava di essere degno del suo... non ebbe il coraggio di pronunciare la parola che il cuore gli metteva su la bocca, e si chin a baciarle il capo.
- Ti voglio bene tanto! - gli rispose la fanciulla guardandolo.
Passando dinanzi la casa della vedova del dottore, videro su l'uscio Cornelia, che era di poco tornata da Milano. Smagrita, smorta, con le pesche agli occhi, li guard con aria truce senza salutarli; e come furono passati, li sferz con una risata stridula, che suonava come un'insolenza, che colpiva, come una imprecazione.
Maria non vide il subito pallore di Carlo, non vide il guizzo di collera che gli pass negli occhi e gli fece tremare le labbra.
Ma gli si accost mormorando: "Perch ride cos? perch mi ha guardato a quel modo senza salutarmi?
- Mah!... - fece il giovine stringendosi presso la fanciulla come a volerla difendere da un pericolo.
A un venti di passi della Chiesa, videro Corinna e suo marito, fuori a guardarsi in tondo, a misurare i guasti fatti dal temporale.
Maria si svincol tosto dal braccio del giovine, ma non prima di essere veduta dai due e di avere provocato un ammicco fra di loro.
Carlo, non a pena a loro vicino, spieg ingenuamente la cosa come era; e l'improvviso scoppiare del temporale; e l'aver saputo che la signorina era su a disegnare; e la sua corsa per arrivare in tempo ad accompagnarla nella discesa, e il provvidenziale ricovero trovato nella capanna.
- Siete stati l dentro durante il temporale? -chiese Corinna con sorpresa e insieme un passeggiero sorriso malizioso.
Una vampata sal a la fronte del giovane mentre le rispose con il suo solito impeto: "S! e per questo?"
Al bagliore di quegli occhi, il marito di Corinna, di subito intimorito, poi che nessuno pi di lui temeva il cognato e i suoi scoppi, corresse l'imprudenza della moglie dicendo: - Oh avete fatto benissimo!... Per quanto male andata quella catapecchia vi avr almeno riparati dallo scroscio. Dico io, questa povera Signorina, che paura avr avuto!
- S! - fece semplicemente Maria - ho avuto grande paura; e nella discesa fino a la capanna, mi sono conciata cos, che... che chi sa cosa dir pap! in che angustie ho da essere!... Corro subito a farmi vedere!
Salut gentilmente tutti, guard Carlo con muta tenerezza, e prese per il viottoletto di dietro la Chiesa.
Il giovine senza una parola n a la sorella, n al cognato, rientr in casa e sal tosto in camera per cambiarsi da capo a piedi, dicendo chiaro e tondo a la madre che si offriva di aiutarlo lei, di preparargli la biancheria e i vestiti asciutti, che faceva da s; non aveva bisogno di nessuno e di nulla.
E non appena solo nella sua cameretta, lanci una bestemmia a l'indirizzo di quella sgualdrina di Cornelia, che ormai lo perseguitava con la sua figura allampanata e la faccia arcigna; e un'altra dietro a sua sorella e a suo cognato; quegli sciocchi, che chi sa cosa avevano pensato, chi sa cosa si erano figurati, per quel gran che di essere stati insieme lui e Maria nella catapecchia e di essere discesi a quel modo vicini.
- Oh Maria! cara! adorata! - mormor con un subito guizzo di gioia e di tenerezza in cuore. - E mi ama!... me l'ha detto, ne sono sicuro!... mi ama e mi stima.
Si rabbrusc tosto a questa sicurezza di essere stimato dalla fanciulla che adorava; si rabbrusc pensando a la risata sfacciata di Cornelia, al lampo di malizia sorpreso negli occhi di Corinna e di suo marito.
- Stupidi! - grid forte. - Maledetti!... - e seguit in un brontolo - che vedono il male da per tutto e suppongono cose che nemmanco a pensarle!
Si sent scottare la faccia a l'idea del male che quelli avevano potuto supporre; si sent offeso come di un torto grave, come di un insulto che macchiasse la purezza, la santit del suo amore per quella fanciulla, per quell'angelo, che egli avrebbe adorato in ginocchio, a mani giunte.
La supposizione volgare, infame, l'aveva fatta anche sua madre, la quale da una finestra a l'ultimo piano, l'aveva veduto scendere dal sentiero mentre sorreggeva Maria e l'aveva pure veduto mentre le baciava i capelli. Oh se Carlo avesse veduto in quel punto il raggio di soddisfazione che illumin di una luce cattiva il volto di sua madre!... Se l'avesse udita dire ad alta voce a s stessa certe cose riguardo a certa acqua, che ormai correva dalla china senza inciampo, e si sarebbe spersa nella piana senza fracasso, senza strepito di campane che festeggiassero nozze da lei certo non desiderate!
Come si fu cambiato, il giovine scese e a sua madre, che trov in cucina intenta ai fornelli, disse spiccato, che si preparasse a ricevere convenientemente la sua sposa. Egli andava quella stessa sera dal colonnello a pregarlo perch acconsentisse che le nozze si facessero presto.
- E che si cominci a mettere in ordine la casa come va. - E soggiunse che.... per la sua sposa nulla sarebbe stato troppo bello n troppo elegante. Egli avrebbe ordinato i mobili a Milano; e in quanto ai gioielli ci avrebbe pensato lui. Bisognava darsi attorno subito per una buona cuoca e una cameriera; sua moglie doveva essere servita e trattata come la intendeva lui.
E usc, lasciando la madre con la delusione rabbiosa dentro l'animo, e un'ira sorda contro quella smorfiosa, che senza un soldo di dote, portava in casa il tramesto, le novit, cagionando spese sopra spese e obbligando la famiglia a mettersi su d'un piede differente affatto da l'abituale.
Ma si fece subito uno sforzo per smorzarsi dentro delusione e ira; che se suo figlio intravedeva lo stato del suo animo, era capace capacissimo di spiattellarle in volto, che il padrone era lui, che lui voleva cos e che se a lei non garbavano le sue idee, provvedesse ai casi suoi. Il palazzo era grande, che c'eran stanze a dozzine; poteva scegliersi un appartamento e vivere a suo modo. Oh ella sapeva bene, che suo figlio era capace di dirle questo e di obbligarla a farlo!... E lei a questa decisione non ci sarebbe venuta mai; non farla pi da padrona lei, che aveva comandato a bacchetta in tutto il tempo della sua vita! Rinunciare alle sue abitudini!... rilegarsi in poche stanze!... non potere pi spadroneggiare su i dipendenti!... No; no; suo figlio si ammogliasse pure; la nuora venisse pure in casa. Nessuno sarebbe riuscito a leggerle in cuore. Ma quando quella smorfiosa fosse stata l in famiglia, e al figlio sarebbe con il tempo sbollita la insensata passione, il sopravento l'avrebbe sempre preso lei; e allora, altro che delicature, altro che raffinatezze!...
Il sole sfolgorante era subito successo a la tempesta della quale solo restava il vento che fugava con furia impetuosa le nuvole dietro i monti.
Carlo, dal sagrato della Chiesa, guardava gi la casa del colonnello con un fremito di desiderio impaziente nel cuore. Gli pareva gi molto che non vedeva Maria; moriva della voglia di aversela vicina, di riudire quella voce cara dirgli che lo amava.
- Mi ama!... mi ama proprio! - diceva a s stesso con un fremito di gioia nel sangue.
E rivedeva l'espressione tenerissima e sincera di quegli occhi belli, di quegli occhioni adorati, ch'egli avrebbe voluto coprire di baci.
Chi mai avrebbe potuto credere ch'egli fosse capace d'un amore come quello, cos potente, cos puro, e tale da fare di lui un altro uomo?... da svegliargli in cuore sentimenti che non aveva mai avuto?... da farlo pensare a cose che non l'avevano mai menomamente interessato?... da renderlo timido, delicato, dolce, lui, che era sempre stato superbo, volgare, violento!... Oh adesso si conosceva per quello che era stato!... aveva vergogna della sua condotta passata; si pentiva de' suoi falli; avrebbe voluto cancellare tutto per essere degno di lei, della sua Maria!
Senza volerlo, guard su alla casetta di Cornelia e si sent scottare il volto di rossore. Oh se avesse potuto fare che tra lui e quella giovine non ci fosse mai stato nulla?... Se almeno ella avesse avuto la prudenza, il pudore di star lontana, di non tornare pi!... Ormai ella avrebbe potuto vivere in citt con sua madre; era al sicuro della povert. Egli aveva fatto come parecchi altri; aveva pagato il suo fallo; e l'aveva pagato caro assai, tanto che sua madre gli aveva dato del pazzo. Pure, il fallo l'aveva commesso e ora gli guastava la gioia del suo amore santo!
- Pur che Maria non venga a sapere! - disse in cuore con subito sgomento.
Una folata violenta lo strapp ai suoi pensieri. Il vento si rafforzava nella sua vittoria su le nuvole che fuggivano cacciate dal suo impeto, si sperdevano, si scioglievano in strisce grigie e biancastre, correnti lungo i fianchi dei monti in fantastiche mutevoli forme.
Per la prima volta da che gli sposi erano tornati dal viaggio di nozze, Carlo si era assentato per una settimana, chiamato dagli affari in un paese della bassa Lombardia ove aveva larghi possedimenti.
Maria, senza il marito, si sentiva un po' spersa in quella grande casa, con persone che conosceva poco e che spesso stentava a comprendere.
Aveva gi notato, con certa sorpresa, un doppio contegno nella suocera e nella cognata verso di lei; in presenza di Carlo la trattavano in un modo, quando lui non c'era in un altro. Ed erano allusioni e stoccatine che cominciavano a metterle in cuore una diffidenza amara.
Ella, poveretta, faceva di tutto per amicarsi la suocera e la cognata, offrendo il suo aiuto quando le pareva che potesse occorrere, stando con loro pi che poteva. E a fare ci era guidata e spinta dal desiderio di confidenza e di pace; e poi anche da un certo segreto timore vago, timore che inspirano le persone della cui lealt quasi inconsciamente si dubita.
Un giorno la cameriera, che Carlo esigeva fosse unicamente al servizio della sposa, mandata da questa gi ad offrirsi a stirare la biancheria del bucato, ritorn a la sua signora mortificata e inasprita. La vecchia, come la chiamava lei, l'aveva rimandata con un cattivo sorriso, dicendole che tornasse pure dalla sua principessa; di cameriere lei ne aveva fatto sempre senza e non ne avrebbe mai avuto di bisogno.
Maria aveva cercato di mettere del dolce su l'amaro, con parole di compatimento verso la suocera, che povera donna, lavorava da mattina a sera, e qualche volta la stanchezza la rendeva di cattivo umore.
Un altro giorno Corinna l'aveva squadrata, mentre ella, scesa per la colazione, si metteva a sedere a mensa, bella e elegante in una vestaglia di color turchino cupo, guarnita di trine bianche.
- Oh! oh! - aveva esclamato - in toeletta fin dal mattino!...  cosa concessa alle signore che non hanno nulla da fare!
Ella si era sentita arrossire, mentre l'offesa le pungeva il cuore. Ma suo marito, che entrava in quel punto, non avendo udito nulla, le fu tosto vicino con il suo sorriso d'innamorato e le si mise presso accarezzandola cos soavemente con le parole e gli sguardi, ch'ella ripar subito in quell'affezione grande e sincera, dimenticando.
Carlo amava sempre la sua giovine sposa. Quella sua forte passione, in vece di sbollire, di smorzarsi nell'abitudine, come aveva sperato la signora Candida, pareva si rafforzasse ogni giorno pi. Si studiava di piacerle, di essere da lei approvato, si andava ingentilendo negli atti e nelle parole; voleva essere degno di lei, della sua Maria adorata. A vederlo, lui che era stato fino allora superbo e violento, farsi umile davanti a quella donnina bionda e esile, e dare al suo vocione un tono dolce e carezzevole, e rendere i suoi modi gentili, era cosa che avrebbe commosso chiunque l'avesse conosciuto prima del suo matrimonio; ma era cosa che inacerbiva sempre pi la signora Candida e Corinna, che destava la loro invidia bassa, la loro gelosia triviale.
- L'ha cambiato che non pare pi lui! - diceva Corinna. - Da leone che era ne ha fatto un agnello.
- Non ha occhi e pensieri che per lei! - soggiungeva la madre a denti serrati. - A furia di moine se lo  bravamente incatenato ai piedi, quella smorfiosa!
- Per me, io non capisco come mai quel minchione di Carlo sia cos innamorato d'una donnina cos piccola e magra, che si perde nei vestiti!
- E la tratta che pare nata regina!
- Gi! non le lascia far altro che dipingere e suonare!... Bella maniera per far andare avanti la casa, dico io!
Queste osservazioni la madre e la figlia se le scambiavano tutte le volte che potevano senza farsi sentire da Carlo e badando bene di non destare i suoi sospetti. E finch lui era l, ed era necessaria la maschera, si comportavano con i debiti riguardi verso la sposa. Ma s come nella finzione non ci pu durare a lungo, manco un'anima vile, cos accadeva spesso, quando cessava il timore con la presenza del figlio e del fratello, che le due donne manifestassero, come potevano, il loro livore.
Corinna veniva in casa due, tre, anche quattro volte il giorno, con la scusa di far giuocare il suo bofficione di bimbo, nel giardino, ma con la smania di far lega con la madre contro la moglie del fratello.
Carlo andava fuori di rado adesso; e solo per badare agli affari e per passare qualche tempo dal colonnello. Non si stancava mai di star presso a Maria, di sentirla suonare, di vederla dipingere; aveva preso anche a leggere con lei i libri ch'ella trovava belli e interessanti. E quando lui era l, Maria era pienamente felice.
Ma quando egli usciva, la prendeva una specie d'angoscia; diventava titubante, dubitosa. Che cosa doveva, che cosa poteva fare per mostrare a la suocera e a la cognata che desiderava di far loro piacere, di interessarsi di ci che le risguardava, di condursi in maniera di meritare la loro approvazione, un briciolo di simpatia?... E finiva per agire e parlare dopo aver riflettuto, ragionato fra s e s, cosa che le toglieva la spontaneit, rendendola spesso impacciata, quasi vergognosa.
Una sera, in su la bass'ora, che si era messa al piano forte, mentre Carlo era fuori, e passava sotto voce la musica classica d'un album nuovo, gustandone le bellezze con quell'intimo senso che le era proprio, sent gi nel sotto posto giardino, sua suocera che diceva spiccato, come se facesse a posta per essere sentita:
- Ci vuol altro che musica, ci vuol altro!... la donna deve aver a cuore la casa e non aver paura di imbrattarsi le mani, mettendole da per tutto dove  necessario!
Ella si era sentita arrossire; aveva chiuso il piano e promesso a s stessa di non suonare ormai che quando suo marito ne la pregasse.
Le mani ella non aveva paura d'imbrattarsele e avrebbe fatto tutto come sua suocera; ma come riuscirvi se tutte le volte che si offriva di aiutarla veniva respinta con sorriso e tono quasi canzonatori?
Poco a poco si era ridotta in uno stato d'animo tale, da temere di restare in casa durante le brevi assenze di suo marito; e sempre che poteva, senza parere, andava con lui; o pure, con una scusa o con l'altra, scendeva a trovare suo padre e Dolfo.
Il colonnello riposava tranquillo nella sicurezza della felicit di sua figlia; felicit, che con la sua ingenua fede nella bont e nella giustizia, credeva per fermo, non adombrata da nessuna nube. Ma Dolfo, pi perspicace del padrone, e che per di pi aveva stretto amicizia con la cameriera di Maria, ottima donna che voleva bene a la sua giovine signora, qualche volta guardava fiso la sposa, e scuoteva il capo. Egli le leggeva in cuore anche quello che essa nascondeva con cura gelosa; e quando era sicuro di non essere udito, imprecava a le suocere e a le cognate, quasi sempre streghe del diavolo, nate fatte per avvelenare la vita di chi ha la disgrazia di capitare nelle loro unghie. Aveva in vece preso in simpatia il giovine Ferroni, che capiva innamorato della sua piccina e del quale valutava il felice cambiamento di carattere e di modi. E poi la piccina lo amava anche lei; questo si vedeva a distanza, e faceva dire a don Leo con compiacenza: " proprio vero che l'amore fa dei miracoli!"
Ora, durante l'assenza di una settimana di Carlo, Maria capitava nella sua casetta di fanciulla magari due volte il giorno; o pure si recava da don Leo. Via suo marito, le ore le sembravano lunghe l, ove si sentiva mancare intorno l'affetto ed era sempre su le spine per tema di incorrere in disapprovazioni o di suscitare osservazioni offensive.
Ma quelle sue frequenti sfuggite furono presto riprovate. Sua cognata, a vederla un mattino uscire, s'era rivolta a sua madre, dicendo: - Pare che il suolo di questa casa scotti di sotto i piedi!
Maria si era rivoltata; e tutta rossa aveva voluto scusarsi. Oh, no!... non credessero che in quella casa ella si sentisse scottare il suolo di sotto i piedi!... No! no! non era vero!
La signora Candida, a vedere la nuora un po' agitata, aveva rimproverato la figliuola; che era una stupida e una imprudente a fare certe osservazioni; che se Carlo veniva a sapere, guai al mondo!... sarebbero state scene e rimbrotti e magari minacce per fino a lei, sua madre!... Non si era ancora abituata, stupida che non era altro, a vedere e tacere, a sputar dolce e ingoiare amaro, che ormai era il destino di loro due?
Sorpresa, spaurita da quella sfuriata che finalmente le denudava il cuore della suocera e della cognata, in vece di andare dal padre, Maria aveva silenziosamente infilato l'uscio del giardino e si era andata a perdere gi in fondo nel mistero delle ombre.
Ormai non c'era pi da farsi illusione; in quella casa ove l'amore le aveva preparata una vita di dolcezze, la gelosia e l'avversione si erano messe d'accordo per amareggiarla, affliggerla, avvilirla. Avvilirla fino a crederla capace di lagnarsi con suo marito, di fare che egli le rimproverasse, le minacciasse!
- Come mi giudicano! - pens - come mi credono volgare e cattiva!
Le si present dinanzi agli occhi della mente, come in un triste specchio la sua vita avvenire; fra l'amore di suo marito, e l'astio della suocera e della cognata; vita immiserita da una continua lotta de' suoi sentimenti pi delicati contro le punture noiose, le ferite dolorose, e il dovere di tutto tollerare, tutto nascondere, per evitare scene e disaccordi o peggio. Che se Carlo avesse potuto indovinare, sapere, guai!... sua suocera aveva ragione; sarebbero seguiti dei guai seri!... E il suo pap ne avrebbe avuta la vita avvelenata, povero uomo, lui che la credeva cos pienamente felice!...
Il sole d'autunno baciava gli ultimi fiori con tenerezza d'addio, e segnava di macchie d'oro l'erba del bosco. Un ciuffolotto nel folto delle piante gemeva il suo canto melanconico; il rigagnolo correva susurrando fra le miosotidi delle sponde. Era per tutto una quiete, una pace. Ella dentro l'anima non aveva n quiete, n pace; per la prima volta in sua vita, sent che fra lei e la natura mite e bella, era rotta la simpatia. Sedette sopra un tronco, lasci cadere le braccia penzoloni, chin la testa sul petto, in un atteggiamento d'abbandono. Un triste, penoso disgusto le si andava filtrando nell'anima fatta per la schiettezza e la fiducia, e la lasciava svigorita, amareggiata e stanca. Abituata a la confidenza sicura, all'affetto vivo e vero, a la sincerit d'ogni sentimento, sentiva che non si sarebbe piegata a la vita che ormai la prudenza, la previdenza, per fino l'amore di Carlo, il dovere in somma, le imponevano, senza un continuo doloroso sforzo di tutta s stessa. Nell'accasciamento, ricord l per l le parole d'un professore scettico, che ella aveva sempre compatito come un malato. Egli non era dunque un malato come avrebbero voluto la sua ragione, la sua rettitudine; era un conoscitore della vita, uno studioso del cuore umano.
E quando diceva e asseriva che tutto ci che esiste  miseramente manchevole e difettoso, che tutto  vanit, che nessuna cosa merita incitamento, sforzo, lotta fra il dovere e la malignit, forse diceva il vero.
Di fatti non era stata per sua suocera e sua cognata una cosa manchevole e difettosa quella di aver permesso a lei, povera ignara, di entrare in casa loro, con il fermo proposito di poi avvelenarle l'esistenza?... Non era stata una vanit la sua di credere che la potessero sinceramente ben accogliere ed amare?... La malignit di quelle creature, meritava forse ch'ella facesse continui sforzi per padroneggiarsi, che lottasse aspramente per sopportarle aiutata dal sentimento del dovere?... Povera stolta se credeva di vincere con la pazienza, la sommissione e la bont l'astio di quelle due donne!...
Con atto brusco, come a volersi scuotere di dosso l'intorpidimento morale, si alz, presa dal bisogno di sfogare nell'esercizio delle membra la piena amara del cuore. Infil il filare di carpini che guidava al giardino di sopra, quello che ascendeva scaglionato su per il fianco della montagna; tutto un folto di alberi ondulanti e mormoranti, e valloncelli e brevi prati cinti di acacie, e sorgenti e rigagnoli gorgoglianti e invisibili e minuscoli ponticelli pittorescamente buttati fra una sponda e l'altra dei torrentelli spumeggianti. And su, su, fino a un quieto seno della montagna, ove il giardino finiva in una cappelletta a colonnine eleganti, la cupola slanciata con un gran pomo d'ottone luccicante a l'estremit: dentro, sotto la volta azzurra, rialzata da un piedistallo di bronzo, era la statua in marmo bianco della Madonna con il Bambino in collo. Si appoggi a una colonnina e stette un momento a guardare.
Mai come allora quella Madonna le era parsa cos bella; mai fino allora quel bambino paffuto, sorridente, gli fece scendere al cuore una dolcezza infinita, un desiderio ardente e insieme un miscuglio di gioia al pensiero dell'amore del suo Carlo, amore sincero, amore grandissimo, per il quale doveva tutto dimenticare, tutto sopportare bravamente, generosamente.
- Madonna! - mormor - datemela voi la forza di resistere e pazientare!...
Baci con un lungo sguardo il Bambino e arrossendo lievemente soggiunse:
- Compite i miei voti! fate che il mio cuore sia riempito di affetti, che mi renda indifferente a tutto il resto!...
Le campane delle sparse Chiesuole presero, a piccoli intervalli, a suonare mezzo giorno; dolce scampanello che si sperdeva nell'aria silenziosa, in note meste, morenti in un sospiro.
Era a pena spiovuto. Il cielo ancora tutto coperto, annunciava nuova pioggia; lo annunciavano gli strappi di nuvole pendenti immoti nell'aria molle, lungo l'erta dei monti; la annunciava il cuculo, sceso nei boschi della piana, con il suo beffardo cuculiare.
Maria seduta presso la finestra, nel suo salottino elegantissimo, la sua stanza favorita, ove aveva il piano, il cavalletto, la piccola libreria, le sue memorie, rileggeva, per la terza volta, una lunga lettera di Carlo; una lettera affettuosa come una carezza, da cui traspariva l'impazienza del ritorno, la smania di rivedere e abbracciare la sua piccola adorata moglie. Oh non si abituasse a stare senza di lui, la sua diletta Maria!... non lo dimenticasse mai n pure un momento!... Le giornate a lui parevano lunghe eterne e le notti le dormiva male. Oh quegli affari noiosi, che l'obbligavano a star lontano dalla sua sposa cara!...
Maria leggeva, sorridendo, teneramente commossa da quelle parole, dalla soavit di quelle frasi. Si rivedeva dinanzi l'alta e robusta persona di suo marito, il suo volto abbronzato, gli occhi neri, che dovevano essere terribili nella collera, e che per lei avevano un'espressione d'ineffabile dolcezza. - Non  pi quello di prima! - susurrava a s stessa ricordando il ragazzo impetuoso d'altri tempi; il giovanotto fiero, gingillone e rozzo dei primi giorni del suo ritorno da Milano.
Un sentimento di soddisfazione orgogliosa le scese in cuore. Carlo s'era cambiato che non pareva pi lui; aveva migliorato al punto da destare sorpresa; e tutto ci per lei!... una donnina cos piccola, esile, delicata!... una povera tenera piantina, che aveva bisogno di appoggio, di protezione!... E un albero forte, un albero robusto, aveva smussato le sue asperit per sostenerla delicatamente e la riparava e la proteggeva!
- Buon Carlo! - disse in un sospiro.
Come sarebbero stati felici loro due, soli; in una casa tranquilla, non disturbata, non guasta da l'ipocrisia, da l'invidia, da continua, tacita ostilit!...
Se la figurava quella esistenza a due, che il suo desiderio vagheggiava. Una vita magari modestissima, una vita di lavoro ma non conturbata dal livore altrui; non continuamente agitata da vaghi timori, soffocata quasi dalla trista sfiducia.
Scosse il capo. Quel desiderio se lo doveva tenere ben nascosto nell'anima. Guai se traspariva!... E pure sua suocera e sua cognata glielo indovinavano in cuore e l'offendevano vilmente credendola capace di indurre il marito a realizzarlo!
Oh come avevano preso a perseguitarla sordamente sua suocera e sua cognata!... Si sarebbe detto che in quei giorni dell'assenza di Carlo, cercassero ogni modo di disfogare la bile che loro avvelenava il sangue!
Ecco; ormai ella schivava pi che poteva di ritrovarsi con quelle due donne. Si erano fatte troppo frequenti le loro punture, troppo volgari le loro stoccate.
Le sal il rossore a la fronte ricordando la umiliante allusione fatta da sua cognata quello stesso giorno a desinare.
Aveva perfidamente portato il discorso su 'l matrimonio per venir fuori a dire, che, basta maritarsi senza un centesimo di dote, basta essere miserabil pitocche, per avere delle esigenze, anzi delle pretese da principessa.
La miserabile pitocca, quella che aveva esigenze e pretese da principessa, era lei!... ci voleva poco a capire!... E la vampata improvvisa del suo povero volto cos moralmente schiaffeggiato, e il guizzo di soddisfazione negli occhi della coraggiosa Corinna, che si vantava di non aver peli su la lingua, lei, di saper parlare senza barbazzale, lei, gliene diedero la certezza.
In fondo, sua cognata aveva ragione. Sicuro! ella si era maritata senza un soldo di dote; sicuro!... suo marito la circondava di cure, di attenzioni, di agi, come se proprio fosse stata una principessa!... Ma di quella vita molle e disoccupata, ella per certo non si piaceva e ormai le era diventata un supplizio. Avrebbe voluto aiutarla sua suocera; darle una mano in cucina, badare ai polli, al bucato, magari a l'ortaglia!... avrebbe voluto fare lei, e vedere sua suocera un po' tranquilla, riposata, che ne aveva il diritto, dopo tanto lavoro e a la sua et!... Ma se non la si voleva!... se era sempre respinta, se non riusciva ad altro con la sua buona volont, con le sue offerte, che ad inasprirla maggiormente quella benedetta donna!... Una volta che aveva insistito, non si era sentita rispondere, con acredine, che avesse pazienza, aspettasse a la sua morte a farla da padrona assoluta, fin che ella viveva, il mestolo lo voleva rimestare lei, a sua voglia, a meno che... a meno, che suo figlio non le avesse comandato di sgombrare di l per lasciar libero il posto!
Che occhiata piena di livore le aveva lanciato a quella conclusione!
Si era messo a piovere; una spruzzaglia minuta che frusciava fra le piante, staccandone lentamente le foglie ingiallite e morte; le ultime rose, nell'aiuola di sotto alla finestra, aprivano la corolla alla piova leggiera, si disfacevano in petali pallidi. Alcune rondini in ritardo, garrivano melanconiche il loro ultimo addio al nido vuoto.
Maria stette a guardare fuori della finestra, subendo, senza avvedersene, l'arcana dolcezza di quello spettacolo mesto e il cuore le mand alle labbra, in un mormorio soave, i versi su l'autunno di E. Panzacchi, versi che ella amava e che le stavano fissi nell'anima come una musica cara.
Li ripet, sotto voce, dimenticandosi nella soavissima armonia:
Ami donna, sederti all'ombra mesta
Dell'arbore che perde le sue spoglie,
E sentirti cader l'aride foglie
Sovra la testa?
E sul cespo veder l'ultime rose
Assiderarsi per la fredda brezza,
Mentre un color di morta pallidezza
Copre le cose;
Mentre sui campi taciti la pigra
Nebbia si volve qual funereo manto,
E ti saluta con l'ultimo canto
L'augel che migra?
Se un'arcana dolcezza al cor ti danno
Questi d'autunno pallidi splendori,
Vieni mesta compagna, i nostri cuori
S'intenderanno.
Volle scendere, uscir fuori; passeggiare sotto quella spruzzaglia, sentirsele davvero cadere sovra la testa le foglie aride, vedere davvicino le rose assiderarsi per la fredda brezza, essere avvolto insieme con le cose da quel colore di morta pallidezza. Pieg la lettera, che le stava tuttora aperta in grembo, si avvolse il capo in una sciarpa di crespo color celeste sfumato e fece per aprire l'uscio. Ma l'uscio fu spinto in quel punto da un'altra mano e su la soglia apparve don Leo.
- Oh! - L'esclamazione di piacere venne soffocata in gola a Maria da l'aria accigliata del prete.
- Che ? - chiese subitamente conturbata.
In vece di rispondere, don Leo la guard fisamente e stillando le parole, chiese:
- Dimmi un poco; si pu o non si pu venirti a trovare, qui in casa tua?
Maria arross. Per certo gi avevano accolto freddamente e forse anche male, il suo vecchio amico. Volevano dunque che la cosa trapelasse anche di fuori; non avevano riguardi, non avevano rispetto per nessuno. Ed ella che si studiava, perch la si credesse ben voluta!
- Rispondi, su; si pu o non si pu? - ripet il prete, inquietandosi.
Maria volle calmarlo con un sorriso, porgendogli la fronte per il solito bacio. Ma quel sorriso era cos sforzato e quella fronte si chinava con tanta precipitazione per nascondere gli occhi umidi!...
Don Leo fu subito intenerito da quello sforzo, da quell'improvvisa tacita emozione, lasci morire la cosa; gli parve pi prudente, pi generoso. Non disse che la signora Candida, non l'aveva nemmanco salutato e che Corinna a la sua domanda se Maria fosse in casa, aveva risposto; che non sapeva; lei non faceva la portinaia.
Sedette comodamente nella poltrona che gli venne offerta e prese a parlare con foga di cento cose diverse; e del tempo che minacciava di farli morire tutti, e di sua sorella Teresa che gli toglieva il fiato perch voleva una capra che fornisse il latte della colazione; e delle nozze della Marcella del molino che si dovevano celebrare il domani, e di quel povero fabbro che non si voleva dar pace per la morte del figliuolo e del vecchio poverello del ponte che pochi soccorrevano; e del colonnello, che ormai s'era impigrito e toccava sempre a lui ad andarlo a trovare, lui che soffriva di debolezza alle gambe e che dopo la storta, sentiva dolori acuti al piede ogni volta che il tempo minacciava. Cess a un tratto di parlare per chiederle quando sarebbe tornato suo marito.
- Mah! - fece Maria - spero presto!
- Lo spero anch'io! - disse don Leo guardandola. E la guard in maniera ch'ella torn ad arrossire, perch gli lesse negli occhi il dubbio, che l in quella casa, ci fosse per lei bisogno della presenza di suo marito.
- Andavi fuori?... - le chiese come se si accorgesse allora che ella aveva la sciarpa in capo.
Non potevano uscire insieme?... Egli l'avrebbe accompagnata fino a casa di suo padre.
Maria accett; e scesero insieme; lei avanti, lui dietro. Gi in cucina, che si doveva attraversare per andar fuori, la signora Candida, con le maniche rimboccate e il guandalino dinanzi, faceva la pasta.
Corinna agucchiava presso l'uscio a vetrate.
- Mamma! - disse Maria con un lieve tremito nella voce - se non le occorre nulla da me, vado un momento da mio padre.
- Non occorre nulla! - rispose asciutta la Signora senza levare gli occhi dal grosso gnocco infarinato nel quale sprofondava le lunghe dita ossute con energia rabbiosa.
- E poi ci sono io! - disse Corinna.
- Allora.... arrivederci! - salut timidamente Maria.
- Signora Candida! signora Corinna!... servo!... - fece don Leo.
- Riverisco! - risposero le due in coro.
A pena fuori, don Leo, si ferm di schianto in su i due piedi, e con un'espressivo agitare del capo si lasci scappar detto quello che aveva su 'l cuore. Brutte pettegole!... Era dunque vero quello che egli sospettava da un pezzo. Trattavano lei, la sua piccina, la moglie del figlio e del fratello, con quella freddezza, anzi con quell'aria di stammi lontana?... Ed era sempre cos?... sempre?... bella vita doveva essere la sua, povera creatura buona, nobile e generosa!... povera piccina cara, che tutti avevano fino allora adorata, viziata quasi?... Ed ella faceva mostra di niente; non voleva che si sapesse; non voleva che la credessero infelice!...
Oh no!... infelice non lo era, non si doveva credere. Carlo la amava come i primi giorni di matrimonio; aveva per lei un affetto tenerissimo, tutto attenzioni, tutte cure gentili. Ella sarebbe stata un'ingrata e peggio, se in compenso di un amore cos grande e costante non avesse saputo fare qualche piccolo, piccolissimo sacrificio!... A quelle piccole cose, a quelle inezie suscitate certo unicamente da un bracciolo di gelosia giustificabile, non bisognava dare un valore maggiore di quello che si meritavano. In tutte le circostanze della vita c' il lato un po' brusco presso il dolce. O non lo sapeva lui, che era un filosofo, che era un professore abituato a studiare il cuore umano?... C'era bisogno che gli facesse la predica lei?
Si erano rimessi a camminare, e Maria diceva con calore, con accento quasi di rimprovero. A vedere che egli scuoteva il capo, punto persuaso, ella ebbe un momento d'impazienza; pest il piedino per terra e tir via a dire. Le doveva credere, le doveva!... perch scrollava la testa?... perch la guardava con quegli occhi. l?... Non bisognava crederla infelice poich non lo era. L'avrebbe potuto essere quando Carlo l'amava sopra tutti al mondo?
Stette un momento in silenzio; poi si piant ritta innanzi al prete e alzando le manine giunte, lo preg che il suo pap non sospetasse di nulla, che Dolfo non venisse a sapere!... Ella tremava al pensiero che suo padre non la credesse su un letto di rose; aveva paura degli scatti di Dolfo, che sarebbe stato capace di qualunque imprudenza, se avesse saputo!
- Oh don Leo!... io non voglio che si sappia! non voglio! non voglio! - fin in un singhiozzo, che diceva tutta la sua paura di addolorare il padre e di suscitare l'ira di Dolfo; e nello stesso tempo confermava don Leo nella sua supposizione. Quella povera cara, nonostante l'amore del marito, era infelice; e infelice per quelle due pettegole, quelle brutte megere!
Un telegramma chiamava Maria a Milano. "Vieni subito; la nonna sta male" diceva la prozia nei dispaccio. Ed ella, agitata, con il martello in cuore, era corsa da Carlo, che vedesse lui, e decidesse.
- Bisogna subito sentire pap - disse Carlo cercando di calmare la giovino moglie. E l'accompagn gi a casa, dopo d'averla bene imbaccucata nella pelliccia.
Quello doveva essere un inverno rigido. Gi si era annunciato in quei primi giorni di dicembre con una nevata violenta, che aveva steso il suo spesso e candido manto su ogni casa. Ora soffiava dalle gole delle montagne un'aria diaccia che accapponava la pelle, e il sole pallido, non aveva calore.
Il colonnello aveva lui pure ricevuto il suo telegramma e sapeva la notizia. Egli sarebbe partito il domani con la prima corsa, e se Carlo credeva opportuno, avrebbe preso Maria con s.
Carlo credeva opportuno, ma gli spiaceva di lasciar partire la sua sposa con quei strizzoni di freddo, e non manc di fare mille raccomandazioni al colonnello, che sorrideva felice di quell'affetto geloso e previdente.
Maria aveva il cuor grosso. Che cosa poteva avere la nonna?... ci poteva essere pericolo?... si angosciava perdendosi nelle congetture: e levava in volto a Carlo gli occhi cos pieni di muta interrogazione, cos chiedenti conforto, che il povero giovine ne aveva l'anima tribolata. E badava a consolarla come sapeva e poteva. Forse si trattava di cosa leggiera; a una certa et, uno si sgomenta di poco; si ha sempre paura di morire; e la paura  una trista lente, che ingigantisce le cose.
Il colonnello era abbastanza tranquillo; anche lui sperava che nella notizia ci fosse dell'esagerazione, ma in fondo trovava che ci poteva essere del vero; a settantacinque anni una malattia per leggiera che possa essere,  sempre pericolosa. Bisognava essere pronti a tutto; prepararsi a qualunque sorpresa con animo forte.
Il colonnello desider che i suoi figliuoli stessero a desinare con lui. E Carlo preg Dolfo che andasse al palazzo ad avvertire sua madre.
Al palazzo, Dolfo ci andava sempre mal volentieri. Ma a quella preghiera si mostr pronto a partire, dopo di avere lanciato a Maria un'occhiata espressiva, che voleva dire: "Lo faccio per te e far bene!
Per la quiete di Maria era necessaria quella muta promessa; poi che ella sapeva con che aria egli soleva presentarsi a sua suocera; un'aria che pareva volesse dire: "Bada vecchia!... sono un antico militare; sono forte e robusto; e se dai noia alla mia padroncina l'avrai da fare con me!"
Adesso l'aveva rassicurata con uno sguardo e Maria si fidava completamente del suo buon Dolfo.
A desinare quel giorno c'era anche don Leo, che aveva saputo del telegramma e veniva a pagare il suo debito d'amicizia al colonnello, minacciato d'una sventura.
Dolfo prima di uscire per la commissione, mise la pentola al fuoco e la casseruola al fornello e si raccomand a Maria che desse intanto un'occhiata lei.
And e torn in pochi minuti, dandosi subito attorno per il desinare. Per quanto affaccendato, don Leo, cap che qualche cosa aveva dovuto andargli di traverso; e si come fra lui e il fedele, affezionato domestico, c'era una muta intesa, qualche cosa nell'aria, che quando si trattava di Maria, capivano a volo, cos don Leo, mentre il colonnello e il genero con la moglie si riscaldavano al focolare, trovato modo di seguire Dolfo fuori, gli chiese a bruciapelo: - Che c'?
- C' che quella stregaccia brutta vuol mettere a prova la mia pazienza, vuol mettere!
E raccont con brevi parole, com'era suo costume di fare. Egli si era presentato con il massimo rispetto e le aveva detto la cosa puramente e semplicemente. E lei, la vecchia, dopo averlo squadrato da capo ai piedi che manco un generale a la rivista, aveva risposto secco secco: - Va bene!... ora me lo portano anche via di casa!... Dite a lui e a lei che si accomodino!
E gli aveva chiuso l'uscio in faccia, a lui; un vecchio soldato! Brutta strega! - brontol fra i denti.
Don Leo lo esort a pazientare per amore di Maria, che ci sarebbe inevitabilmente andata di mezzo se fossero sorti dei pettegolezzi.
Per tutta risposta Dolfo si mise l'indice attraverso la bocca. Quando si trattava di evitare noie e dispiaceri a lei, la piccina, egli era capace di sopportare il martirio.
Fu un pranzetto a la buona e intimo, quello; ove tutti si sentivano in schietta confidenza, ove la fiducia reciproca escludeva ogni sottinteso, ogni sentimento recondito. L'ombra di melanconia, che stava sopra tutti, si sarebbe detto li avvicinasse maggiormente gli uni agli altri.
Tanto da distrarre la mente dalla triste notizia ricevuta, Carlo fece, che il discorso si aggirasse intorno al pattinaggio, per il quale egli stesso, presidente, aveva fin dal principio dell'inverno disposto d'un suo campo in posizione assai pittoresca. Si erano subito inscritti nel numero dei soci parecchi signori e signore e signorine di quello e dei paesi vicini; si era rizzato un piccolo caff in un capanno di legno; in seguito ci sarebbe stata la musica nei giorni festivi e l'illuminazione la sera. Era una cosa nuova per quei paesi, e la gente accorreva, da prima attratta da curiosit e dopo innamorata di quell'esercizio sano e divertente. Carlo insieme con altri giovanotti che gi sapevano, insegnava chi era nuovo a l'esercizio; Maria, era gi brava lei; scivolava con leggierezza invidiabile. Carlo preg il colonnello che provvedesse a Milano per Maria due pattini d'argento e un costumino elegante. La sua piccola moglie doveva, per cos dire, dare il tono; mostrare come e in quale toeletta una signora di garbo deve pattinare.
Il colonnello brontolava un poco sorridendo. Quella moda l del pattinare, venuta dal nord, a lui aveva sempre fatto l'effetto di un esercizio pericoloso; pericoloso e anche poco igienico;  subito fatto battere la faccia per terra;  subito fatto prendere un colpo d'aria che mandi all'altro mondo.
Don Leo, in vece, trovava l'esercizio del pattinaggio, salutare e sopra tutto elegante; che a vedere le signore e le signorine scivolare sopra il ghiaccio con grazia e fendere velocemente l'aria con le figurine snelle e svelte, era un incanto.
- Par di volare! - disse Maria. - A Milano, a l'arena, io mi divertivo tanto che non mancavo una volta. Qui  ancora pi bello; il posto  pittoresco; un campo, che si stacca dai piedi della montagna; che un filare di betulle chiude ai due lati e che ha il terzo a picco del torrente; un botro; un orrido maestoso!
- E pericoloso! - soggiunse il colonnello.
- Non lo  pi poich le barre lo difendono! - lo tranquill Carlo.
- Cos  tolto il pericolo, e resta l'emozione dell'orrido bello! - fece Maria.
Era gi calata la sera. Dolfo rec la lampada accesa insieme con il caff.
Fu convenuto che Carlo avrebbe accompagnato Maria il mattino per la prima corsa; a la stazione il colonnello si sarebbe per certo trovato a tempo. Carlo raccomandava che tornassero presto; che sua moglie non si affaticasse nel caso che la nonna fosse davvero malata; che gli scrivessero se ci fosse stato bisogno della sua presenza. Aiut Maria a imbaccuccarsi nel mantello, le allacci lui stesso il cappuccio di sotto il mento e scambiati i saluti, tornarono a casa.
Il cielo stellato mandava su la terra un bagliore bianco, che faceva spiccare le piante brulle e scure su 'l fondo candido della neve e vestiva i monti, dalle vette spiccanti precise, di nebbiolina leggiera e cenerognola.
Soli in mezzo a la campagna deserta e silenziosa i giovani sposi camminavano l'una appoggiata, stretta a l'altro. Nel sentiero che correva lungo il filare di betulle cingente un lato del campo ridotto a ghiacciaio per il pattinaggio, Carlo, che da un poco non parlava, quasi assorto, si chin a guardare amorosamente Maria, la baci su la bocca, se la strinse al petto e usc a dire il pensiero che gli aveva accarezzato la mente:
- Sar un anno fra poco che ti ho veduta per la prima volta. Ti ricordi?... In Chiesa, la notte di Natale. Mi sei entrata subito in cuore. Eri bella, eri adorabile con i riccioli biondi sfuggenti dal cappuccio!... Da allora non ho pensato che a te!... Ma... allora... io ti facevo paura!
Maria usc in una risatina: che sciocca! aver paura di lui cos buono, cos gentile!
- Allora non ero n buono n gentile! - mormor Carlo.
- Non mostravi di esserlo - corresse Maria. La bont e la gentilezza non sorgono nell'animo detto e fatto, come i funghi. Perch un d o l'altro si mostrino,  necessario che ci siano; forse nascosti, forse soffocati; ma ci sono; e non hanno bisogno che delle circostanze per mostrarsi.
Si strinse teneramente al suo braccio e soggiunse in un soffio: - Carlo!... non ricordarlo che ho avuto paura di te!... Mi pare d'averti recato offesa; me ne vergogno!
Su 'l ponticello di legno, largo e sicuro, messo a traverso il torrente, profondo e minaccioso, Maria si arrest a guardare la sponda a picco del campo, coperta d'uno strato di ghiaccio perlaceo, ripida e irta di massi sporgenti, di tutto un ginepraio di roveti e arbusti denudati dal gelo, che il bagliore della notte stellata avvolgeva staccandone ombre paurose. Fu scossa da un brivido e stringedosi al fianco del marito: - Carlo! - susurr con un tremito nella voce -  spaventevole a quest'ora quel botro nero!... e ha un fascino tremendo! attira! attira!...
Uno sgomento pazzo gel il sangue nelle vene del giovine, che si sollev fra le braccia la moglie e tenendosela stretta al cuore quasi a difenderla d'un pericolo, la baci disperatamente su la bocca, su gli occhi, mormorando con accenti rotti: "Maria! no!... no, Maria! non dire di queste cose, non pensarle!... mi fanno terrore!... Lo so, lo so; sono impressioni del momento; sono sciocchezze; ma non le posso sentire!... Sono debole io; tu mi credi tanto forte! ma sono debole come un bambino quando si tratta di te!...
In quel punto un gufo bubil il suo grido triste nella solitudine silenziosa; Carlo gli rispose con un'imprecazione violenta e con la moglie fra le braccia, prese una corsa disperata e non si arrest che su la soglia del palazzo.
Al Signor CARLO FERRONI,
Milano, 15 Dicembre.
CARLO,
Avevi ragione tu; la nonna  pi spaurita che malata; ha avuto un deliquio in seguito a stanchezza per essere stata, per varie ore filate, intorno a far visite. Il freddo, lo stare a lungo a stomaco vuoto, il camminare frettoloso, le corse in tram e il continuo passare dai salotti caldi al freddo esterno, furono causa dell'incomodo, che non ha lasciato traccia. Adesso  a letto per precauzione, ed anche per accontentare la sorella, che trema ancora dello spavento patito. Grazie a Dio, questa volta ce la siamo cavata con la paura.
Ora la nonna riposa; pap  andato in tram al suo solito albergo di quando viene a Milano, perch qui non  possibile alloggiarlo. C' a pena a pena un posticino per me nel salottino de' pasti, ove si  rizzata la piccola branda delle occasioni straordinarie.
Milano  avvolta nella nebbia. Fa un effetto sconfortante, questo sentirsi quasi chiusi in una nuvola umidiccia, dopo che si  preso l'abitudine di vivere sempre nell'aria limpida dei nostri paesi! fa un effetto strano questo vedere palazzi e persone e cose come attraverso ad un velo!... La fiera degli Oh bei! oh bei, che fu una delle pi grandi attrattive della mia infanzia, dalla mia finestra che guarda in piazza S. Ambrogio, oggi la discerneva a pena; e il brulicho di gente accorsa nonostante l'aria fitta e grigia, pareva un fantastico spettacolo di ombre mobili agglomerate per strano convegno.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 
A questo punto della lettera, Maria chiamata debolmente dalla nonna, pos la penna e and nella cameretta attigua.
Adagiata nel letto, fra le trine del lenzuolo, del giubboncino e della cuffia elegante, la vecchia signora, la testa tenuta alta dai guanciali sovra posti, leggeva al lume di una lucernetta riparata da un paralume a fioroni scuri.
- Siedi qui - le disse accennandole la poltroncina presso il letto - qui, vicino a me. Non mi hai ancora detto nulla della tua vita di l su. Tutto va bene?... tutto va a seconda dei tuoi desideri?...
- Mio marito mi vuol bene - rispose Maria, sentendosi arrossire sotto l'occhio della nonna. - Mio marito mi vuol bene assai!
- E... e.. gli altri?... la suocera, la,cognata, il marito di questa?
- Oh in quanto a mio cognato lo conosco cos poco!... lo si vede cos di rado!...
Rideva dicendo cos, sperando di distrarre la mente della nonna con la notizia d'un cognato che vive nello stesso paese e che non si vede quasi mai.
Ma la nonna, attraverso gli occhi sinceri della nipote, aveva da un pezzo imparato a leggerle in cuore; a indovinarne i sentimenti nelle pi fuggevoli espressioni dei volto, per fino nei gesti. Sent la nota falsa di quel riso nervoso, comprese il desiderio pietoso e generoso di sfuggire a la sua materna investigazione; e non chiese pi nulla. Ma guard la nipote in modo da farle capire che aveva indovinato, che sapeva; ma le stese la mano ossuta sovra il capo con una carezza cos tenera, espressiva, che Maria, la quale si sarebbe difesa energicamente, rispondendo a domande curiose, non pot resistere a quella muta, delicata simpatia di sentimento. Pieg la testa sotto la dolce pressione, nascose il volto su l'estremit del letto, e il moto convulso delle spalle trad il singhiozzo che le agitava il petto e che ella cercava in vano di soffocare.
Allora la vecchia disse l'anima sua, soavemente. Erano parole assennate e calme di pazienza, di rassegnazione, di fede nella protezione di Dio. S, s; ella capiva, ella sapeva; certe punture di tutti i momenti, certe amarezze e disgusti e offese che non lasciano pace un'ora del giorno, sono un supplizio. Ma lei, la sua piccola Maria, la sua nipote cara, doveva trovare nella forza della sua anima fatta per il bene, un valido conforto. Non doveva permettere che l'accasciamento indebolisse la sua virt; non piegarsi a l'oltraggio della continua, velenosa malignit; sopportare coraggiosamente, compatire con eroismo, da martire, se faceva bisogno. Chi sa?... forse la rassegnata pazienza avrebbe vinto l'ostilit; o se non altro l'avrebbe stancata. E poi, non aveva ella la fiducia, l'amore di suo marito?...
Maria alz il capo e in un bisogno prepotente di disfogo, confess a la nonna il timore che da un poco le agitava l'anima. Suo marito, il suo Carlo la stimava, l'amava appassionatamente, s; di questo ella era sicura, sicurissima. Ma in fondo a la sua anima naturalmente buona e generosa, ci doveva essere un poco di leggerezza, di incostanza di propositi e di affetti. Da certi discorsi fra sua suocera e sua cognata, ella aveva saputo come in tutta la sua vita, egli non avesse mai dato una sola prova di stabilit vera, di vera costanza. - Adesso la passione per sua moglie - anche questo ella lo aveva sentito in un dialogo fra la cognata e la suocera - lo assorbiva tutto riempiendogli cuore e mente. Ma non poteva durare; era gi durata anche troppo per lui!... a la prima occasione, a un nuovo capriccio, la moglie adorata sarebbe stata messa in un angolo come era successo per fino di lei, la madre!... come era successo chi sa di quante altre donne!... e di Cornelia!...
- Se questo dovesse accadere - soggiunse con l'occhio torbido e l'espressione cupa - se l'amore di Carlo mi mancasse insieme con la sua morale protezione, se egli preferisse un'altra a me.... io.... io....
La nonna non la lasci finire, colpita al cuore da subito sgomento. Si chiuse al petto la testa della nipote e baciandola e carezzandola come quando bambina sfogava su 'l suo seno i piccoli crucci, volle persuaderla, consolarla, sopra tutto soffocarle dentro timori e sospetti, sollevare la parte eletta di lei, al pensiero di Dio distaccandola dalle irritanti e spesso insopportabili miserie della vita.
Quando Maria ritorn nella sua cameretta, riprese la lettera cominciata e scrisse d'un fiato due pagine fitte, per la prima volta parlando il linguaggio innamorato di chi, sopra fatto da vago timore, si lascia andare a dire con forte espressione i propri sentimenti.
Fin la lettera non dimenticando di aggiungere i saluti per la suocera e la cognata; pieg il foglio, lo chiuse nella busta.
L'orologio di S. Ambrogio suon mezza notte; nella oscurit si diffusero mesti e solenni i rintocchi delle chiese vicine e lontane, morendo senza vibrazioni nell'aria densa.
Maria aperse cautamente la finestra per non essere sentita; e poi che l'uscio della camera della nonna era chiuso e non c'era pericolo che vi entrasse il freddo, appoggi i gomiti su lo sporto e stringendosi le tempia con le palme, stette a guardare fuori il tremolante, velato scintillo dei lampioni e i rari passeggeri silenziosi, che camminavano frettolosi, quasi impazienti di fuggire a la solitudine umida e melanconica.
Guardava senza attenzione, senza interesse; tutta la sua attenzione era rivolta al suo mondo interiore; tutto il suo interesse era l raccolto.
Quante volte, in altri tempi, da quella stessa finestra, immiserita dalle piccole noie che la societ impone, non aveva sospirato a la vita della campagna, cos grandiosamente semplice e libera, dove - pensava allora - uno poteva vivere a proprio modo, sentire e pensare senza lo spegnitoio di riguardi minuziosi, di pregiudizi creati da un'educazione fiacca e raffinata!... Della vita della campagna ella non aveva conosciute che quella di casa sua, fra suo padre e Dolfo. Adesso in vece... Scosse la testa e strinse pi forte le palme contro le tempia.
- La vita non sono i luoghi che la fanno! - mormor -  pi tosto l'ambiente; sono le persone!
Con un subito freddo in cuore pens a suo marito, l solo, in bala della madre e della cognata, che non temevano il suo fascino, di lei, lontana!... Pens a la facilit con cui ella avrebbe potuto, se avesse voluto, staccarlo dalla madre e dalla sorella, fare che imponesse loro di sgomberare dalla sua vita, di non seccarlo, di non mettersi fra lui e la sua felicit. Fece un lungo sospiro. Bastava avere dell'influenza su 'l suo animo per indurlo a pensare, a credere, a fare quello che si voleva. Fino allora era lei, che aveva esercitato questa influenza; era lei che aveva signoreggiato su 'l suo cuore!... Ma... in tutta la sua vita egli non aveva mai dato prova di stabilit vera, di vera costanza.
Ma... la passione per lei che lo assorbiva, che gli riempiva cuore e mente, non era forse durata anche troppo fino allora?
Oh quelle frasi sorprese fra sua suocera e sua cognata!... Che veleno le avevano filtrato nell'anima!...
L'umidit floscia le entrava nelle ossa insieme con un freddo molesto, che la scuoteva con gricciori frequenti. Tolse le mani dal volto e fece per ritirarsi.
Ma proprio in quel punto, sotto la finestra, apparvero improvvisamente due figure e si fermarono, parlando concitatamente, come in un accesso di collera. Maria guard con intensit sporgendo il capo al di fuori e distinse un uomo e una donna, che gesticolavano nella nebbia, come due spettri inritati.
- Basta! basta! - piangeva una voce femminile -  troppo!... ne ho assai! non ne posso pi!...
- Ti dico di tornare a casa! - minacciava un vocione rauco, da uomo brutale, avvinazzato.
- No, no!... te lo dico ancora; non ne posso pi!... Lasciami o grido!... grido aiuto! faccio correre le guardie!
Il vocione rauco bestemmi delle minacce che Maria non afferr. Intese in vece distintamente la donna dire fra i singhiozzi:
- Sai che cosa si fa quando non se ne pu pi?... Sai che cosa si fa?... Te lo far vedere io che cosa si fa!...
Maria, che tratteneva il respiro incuriosita e spaurita, vide a questo punto, la donna correre nella nebbia e perdersi in essa; vide l'uomo fare alcuni passi per raggiungerla, poi arrestarsi di schianto e mormorare con accento abbastanza spiccato da essere udito:
- Maledetta!...  capace di buttarsi nel naviglio!
Un sudore gelido perl la fronte di Maria, che subito si ritrasse; spense il lume e si butt bell'e vestita su la branda. Tremava tutta; nelle orecchie le risuonavano come un ronzio le parole: " capace di buttarsi nel naviglio!" E con gli occhi della mente vedeva la povera donna, che doveva essere giovine, perch singhiozzava come un bambino e correva veloce come una freccia, in uno spasimo di disperazione, in un accesso di pazzia, lanciarsi di corsa nell'acqua alta e torbida del vicino naviglio; la vedeva dibattersi nell'ultima lotta, nell'ultima ribellione della materia, che non vuol disgiungersi dallo spirito; poi sommergere.
- Dio! Dio! - preg come se davvero lo spettacolo che la fantasia le presentava, le fosse accaduto di sotto gli occhi - Dio! abbiate piet di quella poverina!... non ne poteva pi!... forse aveva ragione di non poterne pi!
Che accento c'era in quella voce quando aveva detto un momento innanzi: "Sai che cosa si fa quando non se ne pu pi?" Ci si sentiva sotto una risoluzione disperata.
- Signore perdonatele! - mormor. - Perdonatele!
Le idee le si andavano illanguidendo nel cervello stanco; e illanguidendosi si arruffavano.
La donna che si dibatteva nell'acqua torbida, il volto arcigno di sua suocera, il sorriso maligno e beffardo della cognata, l'alta figura di suo marito dagli occhi cos dolci e teneri per lei, suo padre, Dolfo, don Leo, si sbiadirono, le si confusero nell'anima, andarono rimpicciolendo e velandosi: sfumarono nel sonno benefico e riparatore.
Quando si svegli, un pallido raggio di sole staccava un bagliore quasi argenteo dal tappeto rosso cupo della tavola. Si tir su a sedere su la branda, si vide vestita; a la prima non cap; l'anima le giaceva in petto intorpidita; si guard in tondo; si freg gli occhi per snebbiarli.
- Sei svegliata, Maria? - le chiese intanto una voce dolce e affettuosa dalla camera vicina.
- Ah! la nonna! - fece balzando dal lettuccio.
E una subita gioia le brill in cuore, come nei tempi andati, quando si destava senza rammarichi dei giorni passati, senza pensieri dell'avvenire, che guardava con sicura fiducia, con sorriso di vaghe speranze.
Ma la gioia le fu subito smorzata dentro dalla piena coscienza di s. Si sent subito incresciosa; si sent turbata; si sent tanto tanto diversa dalla Maria d'un anno prima; una Maria che credeva fermamente nella bont, nella giustizia; che viveva circondata di affetti veri e sicuri, i quali non si alteravano n si sarebbero alterati mai.
- Sei svegliata Maria? - chiese ancora dalla camera vicina, la nonna.
Maria le rispose; s'era svegliata allora e passava subito da lei.
Immerse la faccia nell'acqua fredda per scuotersi di dosso il torpore; si pettin, si vest in fretta. Poi aperse la finestra a l'aria meno densa del d innanzi, al pallido sole, senza calore. La fiera degli "oh bei!" faceva gi mostra delle sue meraviglie e davanti alle banchine erano gi frotte di fanciulli soli, o con le domestiche uscite per la spesa con la paniera al braccio; si vedeva anche qualche mammina stretta nella pelliccia, con le mani nel manicotto e su 'l volto il velo, che comperava balocchi o si trascinava dietro il bimbo renitente.
Maria ricord la scena della notte accaduta l sotto la finestra; pens a quella poverina che "non ne poteva pi" e le corse un brivido nel sangue. - Forse a quest'ora  morta! - disse fra s - e se  morta non sente pi nulla; ha finito di soffrire; poi che non ne poteva pi! - fin consolandosi in quel pensiero.
La nonna era gi fuori dal letto, e nella elegante vestaglia, con la cuffietta da mattino in capo, si dava intorno per la camera, lieta di sentirsi bene, e in vigore; che non si accorgeva del deliquio avuto. Baci la nipote in fronte; poi le pos le mani su le spalle e la guard in volto a la luce della finestra per vedere che cera avesse. La trov sbiancata, con le pesche agli occhi; le trov l'aria stanca, e baciandola un'altra volta, disse;
- Andiamo a Messa insieme, a S. Ambrogio, come prima!
La campana toccheggiava il primo segno. Bisognava vestirsi presto; prendere il caff e andare senza perdere tempo. Comparve la prozia, una Signora assai pi giovine della nonna, brizzolata, alta e sottile, tutta in lutto, con un gran velo di fitto crespo in torno al cappello e l'impronta d'un gran dolore su 'l viso serio e buono. Anche lei baci Maria e trov un sorriso dolce per quella donnina cos bella e elegante; la sua pronipote; la sua unica parente dopo la sorella!...
Entrarono in Chiesa che il prete preceduto dal chierico usciva su l'altare maggiore, per la Messa, A quell'ora del mattino la Chiesa era quasi deserta; per le vetrate a colori entrava la luce scialba; nell'aria era un odore di rinchiuso e di incenso.
Maria si inginocchi nel banco dove era andata la nonna; e la prozia le si pose vicino. Volle pregare; sent un bisogno imperioso di cercare nella religione e nelle sue promesse, un'elevazione ideale; e in quella silenziosa, semi oscura solennit delle ampie navate, ne' mistici riti del culto, sent il bisogno di affidarsi a la potente e misteriosa protezione celeste, di rafforzarsi nel pensiero di Dio, dell'anima, dell'immortalit. Si chiuse il volto nelle mani per raccogliersi, per non essere distratta in quel momento di spirituale colloquio fra lei e Dio e lo invoc fervidamente in uno slancio di desiderio pi che di fede.
Perch, oh perch, nonostante il desiderio dell'anima sua, nonostante il fervore di cui era riuscita a scaldarsi e far vibrare il cuore, il ricordo del professore scettico le si rizz nel pensiero terribilmente freddo, con il suo sorriso di creatura superiore, che compatisce, con le sue parole smorzanti ogni fuoco dello spirito! - Belle cose la fede in Dio, nell'anima, nell'immortalit - dicevano quelle parole -  una onesta debolezza, un difetto ingenuo, un'abitudine di cui non si pu spogliarsi; una sentimentalit poetica che pietosamente vuole sottrarsi a la inesorabile analisi della ragione.
- No, no! - rispondeva lei, in uno spasimo di ribellione - no, non  cos; non pu essere cos; quel professore, quel poveretto, doveva essere malato di spirito. Dove trovare conforto in certi momenti della vita, se non nella fede in Dio, nell'anima, nell'immortalit!... La fede  la grande idea che sta sopra la bont, la generosit, l'amore!... Si ha bisogno di virt per gli altri; per noi stessi si ha bisogno del sentimento religioso!...
- Oh Signore! non mi abbandonate! non permettete che la presunzione, la superbia degli uomini mi stacchino da voi!... Io ho tanto, tanto bisogno di sentirmi sorretta, confortata da la fede!
- Ite; Missa est! - disse spiccato il prete d'in su l'altare, rivolto ai fedeli con le mani alzate.
Maria si scosse; lev il capo, si fece il segno della croce. La nonna e la prozia si mossero non a pena il prete fu rientrato in sagrestia.
Fuori della porta, seduta su la seggiola di legno appoggiata a lo stipite, la poveretta della Chiesa, quasi cieca, snocciolava il rosario, stendendo la mano a chi le passava presso, senza interrompersi.
- Oh Pasqualina! - fece Maria riconoscendola.
Da che aveva cominciato a capire, ella aveva sempre veduta a quella stessa porta la povera donna.
- Oh Pasqualina!
La vecchia, tronc il bissi bissi che le usciva dalla bocca sdentata, come un sommesso fischio, sforz la povera vista che ormai scerneva a pena, e riconobbe nella elegante Signora, la bambina, la Signorina pietosa, che non le aveva mai rifiutato la carit, che spesso le metteva in grembo dei pacchetti con caramelle e dolci e perfino qualche ovo fresco.
- La Signorina! - disse con un subito tremito del mento che diceva commozione; la commozione invincibile dei deboli e dei vecchi. Chin un momento il capo, poi con voce rauca, aggiunse. - Che il Signore la benedica e la faccia felice!
Maria tolse il borsellino di sotto il mantello, ne lev un biglietto da cinque lire e lo mise in mano a la vecchia, dicendole.
- Addio Pasqualina! pregate per me!
- Tutti i giorni! sempre! - piagnucul la poveretta.
A casa trovarono il colonnello, seduto davanti al franklin su cui bruciava senza fiamma n schioppettio, il carbone coke gi ardente - maledetto braciere mal sano - come diceva lui.
La donna aveva gi preparato per la colazione. Ma il colonnello, che si sentiva soffocare in quel buggigatto, dove non c'era aria per due passeri, propose alla suocera e a la zia che uscissero con lui e Maria a mangiare al Biffi, che l al meno c'era spazio e non c'era pericolo di sentirsi inaridire la gola e frizzare gli occhi dal maledetto braciere. La suocera e la zia rifiutarono; che benedett'uomo era mai lui! non aveva mai saputo, non sapeva adattarsi agli usi della citt!... vero selvaggio, che non si trovava bene che fra le montagne e le piante. O che cosa faceva poi continuamente l, come un orso solitario?...
La vecchia Signora doveva sentirsi proprio bene. Aveva ripreso il suo fare solito; parlava con il genero nella maniera consueta, un po' brontolona e nello stesso tempo scherzosa.
Il colonnello, felice di potersi persuadere che sua suocera stava benone, faceva con lei a botta e risposta, sorridendo.
Che cosa faceva continuamente l?... non si stancava mai di guardarsi in torno e di studiare. Lei, che era tanto pia, non sapeva ancora che la vista della natura invita a la religione e che l'effetto pi sublime della religione  l pace?... non sapeva che S. Bernardo chiamava gli alberi suoi veri professori di filosofia?...
Maria, che si era andata a vestire per la colazione al Biffi e per alcune visite che voleva fare poi, entr in quel punto in una toeletta elegantissima e davanti il volto una veletta bianca che le faceva risaltare la carnagione e il biondo dei capelli.
Il padre le si inchin dinanzi in atto di ammirazione cavalleresca e le offerse il braccio.
Dopo colazione, Maria volle andare a vedere alcune sue compagne di scuola. L'aveva presa la smania di dare un tuffo nei ricordi della felice et della scolara. Avrebbero fatto cos; lei sarebbe andata per le cose sue e il pap per le proprie. Si sarebbero poi trovati tutti due dalla nonna per l'ora del desinare. Si salutarono e ognuno and per la sua via.
In su le prime Maria si sent un poco spersa in mezzo a la gente che camminava frettolosa, senza badare al frastuono delle carrozze, al vai e vieni dei trams e delle biciclette. A lei, quella gente, quel fracasso, quell'ingombro di trams, quelle biciclette che volavano al tintinnio dei campanelli, parevano un diavoleto. E camminava tenendo la destra, rasentando il muro; e quando doveva attraversare una via, stava ad aspettare che fosse ben sgombra, che non ci fosse pericolo; poi andava frettolosa su l'altro marciapiedi.
-  a pena un anno che sono via da Milano, e sembro gi una forestiera! - disse ridendo fra di s.
Pens che se ci fosse stato Carlo con lei, per certo non avrebbe provata quell'impressione di vago sgomento. Pens, che le sarebbe piaciuto di passeggiare in quella citt dove ella era cresciuta, a braccio di suo marito. Lei cos piccola e delicata, lui cos alto e forte!... la gente si sarebbe voltata a guardarli. Sorrise fra s di quelle puerilit. Ma il sorriso le scomparve tosto dalle labbra. A l'idea della figura alta e forte del marito, si associ tosto un'altra; quella, che sua suocera e sua cognata le avevano svegliata nell'anima; Carlo doveva avere un carattere leggiero; in tutta la sua vita non aveva mai dato prova di stabilit di propositi, di costanza nelle affezioni!
Il timore che le stava greve su 'l cuore, la agit; sua suocera e sua cognata non le volevano bene e potevano approfittare della sua lontananza per esercitare la loro mala influenza su l'animo debole di suo marito. - Oh se mi mancassero l'amore e la fiducia di Carlo! - mormor con una violenta scossa nel sangue.
Volle rinfrancarsi; si diede della fantasiosa, della visionaria; si rimprover; impose a s stessa di non lasciarsi andare ad accogliere certi pensieri che affliggevano lei e offendevano gli altri. Desider di stordirsi nelle chiacchere con le amiche, di interrogarle, sapere, dare un pascolo alla sua anima con la curiosit soddisfatta.
E and a trovare le amiche pi simpatiche, e fu da tutte ricevuta con evidente piacere, con festosit. Lasci ultima la pi intima; Giulia Tersi, che aveva di poco sposato un impiegatuccio del Municipio e abitava un quartierino modesto al quinto piano d'un casone, lungo il viale di Porta Nuova. La stessa Giulia le aperse l'uscio; e quel ritrovo fu una vera gioia dell'amicizia. Giulia piangeva lagrime di contentezza baciando e abbracciando la sua bella, la sua cara Maria. Sapeva che ella aveva fatto un ricco matrimonio; per certo era felice; non poteva a meno di essere felice cos cara e interessante come era sempre stata. Felice lo era anche lei, per quanto suo marito avesse un impieguccio di poco e lei dovesse darsi attorno per trovare di dipingere scatole e ventagli; tanto da aiutare a tirar avanti la baracca! - diceva con un ridere gaio. - Ma quando fra due sposi c' l'amore - soggiungeva arrossendo lievemente -  come se ci fossero i milioni.
Vennero a parlare della scuola, delle maestre, dei professori, specialmente d'un professore che non apparteneva a la scuola, ma che dava lezioni particolari. Povero uomo!... ella aveva certo saputo della sua morte!... Come?... Non sapeva niente?... Ma se ne avevano parlato tanto, la gente e i giornali! Sicuro; era morto, poveretto; si era ammazzato! si era tirato una revolverata al cuore, una sera, lungo il muro che cinge il Cimitero Monumentale.
Il professore B... si era ammazzato!... si era tirato una revolverata?... Maria aggrottava le sopraciglia sorpresa e colpita. Poi chin il capo e disse lentamente, come parlando a s stessa: - Doveva essere cos!... egli dubitava di tutto, rideva di tutto, non credeva in nulla!... Come si pu vivere con un vuoto cos disperato nell'anima?
S; quella condizione d'animo, quello scetticismo, avevano per certo contribuito a la tremenda risoluzione del povero professore. Ma egli era diventato cos in seguito a delusioni, a sofferenze morali, continue. Non sapeva che sua moglie gliene aveva fatte passare di cotte e di crude, e che in fine l'aveva lasciato per fuggire con un altro?... Quando uno passa per tante torture pu anche diventare scettico, si capisce. Giulia, lei, capiva, e compativa a la disperazione del povero professore.
- Se avesse avuto fede in Dio, se avesse creduto nell'immortalit dell'animo, sarebbe stato coraggioso!... avrebbe chinato il capo con sommissione, sperando, fidando nell'avvenire! - mormor Maria con accento cupo.
E cos dicendo ripeteva ci che una voce le mormorava dentro, con severit, quasi a rimproverarle qualche cosa di cui ella fosse incoscientemente colpevole.
Si conged da l'amica che nella via gi si accendevano i fanali.
Gi su la porta sbarrata del casone, stette un momento a pensare se doveva salire su 'l tram di porta Nuova l a due passi o su quello di principe Umberto. Si decise per quest'ultimo tanto da fare due passi che la sgranchisse. Prese per il viale lungo il Redefossi e trotterell via fino al tunnel. Il tram della stazione non veniva ancora ed ella and innanzi inoltrandosi lungo il corso Principe Umberto. L'aria intanto s'era fatta scura. Si ferm a guardare in su e in gi, in attesa del tram che la doveva condurre fino in piazza del Duomo. C'era poca gente in torno a quell'ora. La luce elettrica rischiarava la spaziosa e bella via del suo bagliore bianco e chiaro. Tir via fino a l'imboccatura di via Moscova e si ferm presso il cancello che chiude l'aiuola verde intorno ai piedi del monumento Bertani. Non voleva pi andare innanzi; aspettava l; si sentiva smarrita cos sola, a quell'ora di sera, lontana di casa!
Finalmente il tram arriv; ella fece un piccolo segno e mont su.
- Forse a casa trover un biglietto di Carlo! - pens con desiderio. Sentiva che se le avesse scritto avrebbe dormito una notte riposata e che le sarebbero svaniti dalla mente certi pensieri crucciosi e dolorosi.
In piazza si ferm un momento a guardare il Duomo, superbo in quel mesto bagliore, con le guglie slanciate nell'aria fosca, l'immensa mole silenziosa. Poi mont subito su 'l tram di porta Magenta e fu a casa in pochi minuti. Suo, padre gi si impazientiva vedendola ritardare; se ne era stato con la paura nel sangue, che le fosse capitato qualche malanno in quella casa del diavolo che per lui era la citt; una confusione, un tramesto, un baccano, che bravo chi ci trovava gusto. Per lui, non vedeva l'ora e il momento di cavarsela; di tornare nella sua tana. Oh i suoi monti!... oh i suoi maestri di filosofia vera, come aveva lasciato detto S. Bernardo!... E dicendo cos, sorrideva, lanciando un'occhiata a la suocera che scuoteva il capo in atto di generoso compatimento.
Maria a pena entrata, aveva con certa ansia; domandato se ci fosse lettera per lei. La lettera non c'era. Ella sgusci nella camera della nonna per levarsi cappello e pelliccia. Quando entr nel salottino e sedette a mensa, la nonna e la prozia la trovarono gi di cera.
-  per via delle visite, che non c' di peggio per inuggiare e far star male! - osserv il colonnello, accarezzando la figliuola, che gli sedeva vicino. - Non  vero che  per via delle visite, piccina?... Ma torneremo al paese, e non ci saranno pi seccature, non ci saranno!
- Si torna domani, pap? - chiese Maria con qualche ansia nella voce.
La nonna la avvolse tutta in uno sguardo affettuoso. Ella aveva visto le sue manine agitarsi convulse quando le avevano risposto che non c'era lettera per lei; e aveva capito! E adesso capiva il suo desiderio di tornar presto a casa, presso il marito, che amava e della cui debolezza di carattere, temeva.
Non fece lagnanze egoistiche. Disse anzi, ch'ella aveva fatto anche troppo, poverina, accorrendo tosto a l'annuncio del suo malore, e lasciando l in su i due piedi lo sposo e la casa. Adesso ella stava bene; poteva tornare tranquilla ai suoi affetti, ai suoi doveri di moglie.
Oh che dolcezza per Maria, essere compresa, essere sicura di non urtare contro suscettivit imprevedute, di non meritarsi osservazioni offensive, di non sentirsi ferire da punture, da stoccate lanciate vilmente, senza parere di voler mirare, di voler ferire!... Oh perch mai Dio aveva voluto, aveva permesso, ch'ella fosse cos bruscamente, strappata a le dolcezze d'una vita con persone schiette, leali, che le volevano bene?
A questa domanda delle sua anima, davanti agli occhi del pensiero le si rizz la figura di suo marito.
- Oh! - esclam dentro di s con subito rimprovero. Ma non pot a meno di pensare che ce n'era voluto perch lo amasse, che la prima impressione avuta da lui, era stata tutt'altro che favorevole.
- Ma adesso lo amo tanto! - concluse in cuore.
- Maria! tu mangi senza parlare?... come un frate? - osserv il colonnello.
Ella arross un poco, volse uno sguardo a la nonna e prese a parlare gaiamente, spensieratamente, come era usa di fare con i suoi, che l'amavano e le leggevano dentro.

Partirono con il primo diretto. Una fuga attraverso la Brianza, poi lungo il lago, costeggiando i monti, lambendo la riva, perdendosi nel buio delle gallerie.
Arrivarono che nessuno li aspettava a quell'ora del mattino. Scesero e si avviarono verso casa, frettolosi, perch la brezza era fredda e batteva in faccia molesta. Maria lasci il padre su la soglia della casa e volle proseguire fino al palazzo; non permise che egli l'accompagnasse; doveva invece entrare subito, che avrebbe trovato Dolfo pronto a servirgli il caff caldo, a preparargli una fiammata che gli togliesse il torpore dalle membra. Ella sarebbe scesa in giornata. Adesso le premeva di svestirsi, cambiarsi e riposare.
Scese per il solito sentiero e su, impaziente di rivedere Carlo, di sapere perch non le aveva scritto, di vedere che accoglienza le avrebbe fatto. Non sapeva spiegarsi perch mai si dava pensiero dell'accoglienza di suo marito; diancine!... dopo due soli giorni di assenza!
La mattina era smagliante. Le nuvole diafane, dagli orli inferiori tinti di roseo, vagavano fantastiche nel tiepido bagliore de l'alba, incontro al soffio d'aria che le doveva disperdere.
Camminava lesta fra i campi bianchi di neve immacolata.
Al ponte del torrente, presso il posto del pattinaggio, si ferm colpita da un raggio di sole che scappava sfolgorante in quel punto dalla cresta d'una montagna. Sorrise al sole come a un amico che le desse la ben tornata; poi si aggrapp alla sbarra del ponticello e sporse il capo di sopra il burrone per godersi il fenomeno dell'attrazione dell'abisso.
Sorrise ancora ricordando il senso di paura che l'aveva sorpresa due sere innanzi, nel suo ritorno a casa con Carlo; e nel cuore le scese una soave impressione al pensiero del terrore di lui, che pareva ammattito!... Povero Carlo!... le voleva bene davvero. E sarebbe stato contento di rivederla; che sciocca che era di impensierirsi della sua accoglienza!...
E che cattiveria era stata quella di mettere nell'anima, a lei, il dubbio su la costanza di suo marito!... Riprese il cammino guardando su, al palazzo, ancora freddolosamente avvolto nell'ombra, con il tetto bianco, e per sfondo gli alberi del giardino brulli e perlacei di gelo, poi la montagna scura.
- Forse dorme ancora! - disse fra s.
Ma sua suocera, che si alzava a bruzzolo, doveva essere levata da un poco; e doveva essere alzata anche la sua cameriera.
- Mi daranno subito una tazza di caff! - pens con desiderio, perch si sentiva una molestia di vuoto nello stomaco.
E acceler il passo. Era a un tiro di fucile dalla Chiesa, quando, alzando gli occhi, si vide venire incontro Cornelia, la quale da che ella era maritata, la sfuggiva, pi non la salutava, anzi la guardava torbidamente sempre che poteva.
Ella sapeva che suo marito l'aveva corteggiata prima che lei venisse da Milano; e compativa a la poveretta, che s'era pasciuta di speranze vane. Se l'avesse veduta arcigna come di solito, non ci avrebbe badato. Ma sta volta Cornelia le veniva incontro con un certo sorriso trionfatore su la bocca, ed ella si sent scendere il freddo in cuore. E quando le fu vicina e le disse con una nota leggermente ironica nella voce: - Cos presto Maria? - ebbe una vertigine di smarrimento, e and in casa quasi di corsa, presentendo amare sorprese.
Sua suocera gi in cucina affacendata, al vederla, fece un atto di meraviglia, che fin in un sorriso strano, su quel volto per lei sempre accigliato.
Con il sussulto dentro; Maria salut e chiese subito di suo marito.
-  a letto! - rispose la vecchia signora. - Si  coricato tardi. Ieri sera, dopo il pattinaggio, ci fu serata in casa di Corinna e si torn alle tre. Faresti bene a lasciarlo dormire fino a tardi, povero figliuolo!
Oh ella non lo avrebbe disturbato di sicuro!... poteva stare tranquilla sua suocera. Desiderava per di andare su a cambiarsi, perch si sentiva in dosso i vestiti umidi; su, avrebbe trovato la cameriera, che sarebbe scesa a prenderle una tazza di caff caldo, se ella permetteva!...
- Il caff era bell'e pronto e lo puoi prendere subito - disse la suocera, togliendo il bricco dal focolare e riempiendo una tazza. In quanto a la cameriera, doveva rassegnarsi a farne senza. Ella si era creduta in diritto di licenziarla fino dal giorno innanzi per via della sua lingua, che per rispondere insolentemente non aveva l'eguale. Del resto, in casa, una cameriera, era una persona poco meno che inutile; un lusso, affatto affatto superfluo.
- E... e... mio marito l'ha lasciata andar via? - balbett Maria, troppo sopra fatta per essere prudente.
- Carlo  un buon figliuolo e non oserebbe ribellarsi ai voleri di sua madre - rispose seccamente la signora Candida. E senza pi occuparsi della nuora, usc nel cortile rustico a buttare il grano alle galline.
Maria fu presa da sbigottimento. E se ne stette un istante senza ricordare, senza capire, staccata per cos dire dal suo mondo interiore. Sent la suocera chiamarsi tranquillamente intorno i polli, sorb a brevi sorsi il caff senza pensare di mettervi lo zucchero. Poi, adagio, adagio, sal su nel gabinetto di toeletta che precedeva la camera da letto, chiusa. Si tolse di dosso i vestiti di viaggio, infil la vestaglia, come un automa, e si trov, senza quasi avvedersene, nel suo salottino elegante, seduta nella poltrona presso la finestra, dinanzi a la piccola scrivania.
L'incontro di Cornelia, le sue parole dal tono beffardo, lo strano sorriso della suocera, il licenziamento della cameriera, il pattinaggio della sera innanzi, la veglia in casa di Corinna, la sola che avesse dato da che ella era in paese, il caso d'avere aspettato a darla durante la sua assenza, pi di tutto la raccomandazione di non troncare il sonno di suo marito, e peggio ancora quell'allusione a la bont del figliuolo che non avrebbe osato di ribellarsi ai voleri della madre, le avevano messo nell'anima uno scompiglio doloroso. Ora nella solitudine silenziosa del suo salottino, ove non si sentiva che il tic tac della piccola pendola, e il lontano rombo del torrente, poco a poco le si fece dentro la luce e vide chiaro nelle cose e in s stessa.
Erano bastati due giorni della sua assenza, perch Carlo fosse distratto dal pensiero di lei; perch il suo grande amore, cedesse a l'urto delle male influenze, perch forse la leggerezza gli giuocasse un suo brutto tiro!
- Ma adesso sono qui - disse stringendo i pugni convulsi. - Mi rivedr, torner a me, sfuggir a la tirannia di chi lavora a mio danno perch non mi pu soffrire, perch mi odia!... Carlo pu essere un po' leggero, un po' debole; ma  buono e generoso e non abbandoner la sua povera piccola moglie in braccio dei cattivi!... Oh no! non la abbandoner, perch la sua povera piccola moglie gli vuol bene, ha gi sopportato in silenzio tanti torti immeritati, ed  pronta a sopportarne ancora e di peggiori, per amor suo, per la sua pace!
Qui una gran piet di s stessa, le serr la gola con un singhiozzo convulso, senza lagrime, che la scuoteva tutta. Per vedere di chetarsi, poi che aveva paura che Carlo uscisse di camera da un momento a l'altro e non voleva che la trovasse in quello stato, volle interessarsi degli oggetti e dei libri che stavano su la sua scrivania. Cambi posto a una statuetta, lev la polvere a una fotografia; aperse un libro e lo rinchiuse; ne tolse un altro, lo sfogli e le cadde in grembo una lettera. Era diretta a lei; chiusa; la calligrafia della sopra scritta appariva stentata e irregolare. Chi mai poteva averle scritto?...
Il singhiozzo convulso si era soffocato nella curiosit ansiosa.
Lacer la busta; guard la firma: "Giulia" la sua cameriera licenziata dalla suocera.
Era lei che scriveva.
"Cara e buona signora - diceva quel carattere minuto e stento. - Mi mandano via perch ho impedito che frugassero nelle cose sue, che aprissero i suoi cassettoni e per fino la scatola che tiene su 'l suo tavolino da notte. Quelle due streghe che sono sua suocera e sua cognata volevano curiosare nelle sue cose; e io mi sono messa di mezzo, che ero in dovere di farlo. Esse la vedono volontieri come il fumo agli occhi, mia povera signora !... E io che le voglio bene perch lei  buona come un angelo del Paradiso, non voglio partire senza prima lasciarle qui un saluto scritto, e senza prima pregarla di stare bene all'erta, perch si cerca di farle del male allontanando da lei suo marito, che in fondo non  mica cattivo n anche lui, ma si lascia facilmente abbindolare, e poi si lascia anche menar via il sentimento da una furbacchiona che so io, la quale per vendetta, perch non lo ha potuto sposar lei, cerca adesso di rubarlo alla sua bella e giovane moglie.  un pezzo che io le capisco certe cose e ne ho patimento grande; ma con lei non ho mai detto niente perch mi  sempre mancato il coraggio di farlo. Lei era felice e c' un proverbio al mio paese, che dice: "Se occhio non vede, cuore non soffre."
"Ma adesso le dico, stia all'arte; perch un giorno o l'altro, al tempo che tutti i groppi vengono al pettine, verr pure a conoscere la cattiveria della suocera e della cognata e certe scappate del signor padrone, che non le farebbero piacere. Queste cose gliele lascio scritte nella speranza che ella sia ancora in tempo di mettere un riparo al male.
"E la prego di conservarsi sana e di farsi coraggio, nel mentre che le bacio la mano, mia buona e cara signora.
"Sua serva GIULIA."
Lesse la lettera d'un fiato con le sopracciglia aggrondate e le labbra smorte; poi la lesse di nuovo con maggiore attenzione; in fine, ferm un'ultima volta gli occhi su i due passi che pi l'avevano colpita. " un pezzo che io le capisco certe cose.... verr pure a conoscere la cattiveria...." e "certe scappate di suo marito".
Si lasci cadere la lettera di mano e guard nel vuoto con gli occhi smisuratamente aperti, fissi, pieni di muto spavento. Il sangue le corse tutto al cuore, sent mancarsele il respiro. Ebbe paura che le prendesse male; ebbe paura di svenire e perdere conoscenza. E se Carlo fosse entrato in quel punto?...
- Non voglio che mi veda soffrire! - disse scattando di sedere con brusca violenza sopra s stessa - nessuno deve vedere lo strazio del mio cuore; n lui, n sua madre, n sua sorella; ma molto meno lui!...
Oh che sorriso doloroso le incresp le labbra a quel lui!
Chiam in aiuto tutta la sua fierezza; stracci la lettera e ne butt i pezzettini minuti nel tiretto della scrivania; poi torn nel gabinetto di toeletta e si spruzz il volto con acqua e aceto per scuotersi e refrigerarsi.
Ah! non bastavano le punture, le stoccate, le continue vili offese!... Ora cominciavano le prepotenze; presto ci sarebbero stati i rimproveri fatti ad alta voce, le persecuzioni aperte. Non bastava n pure tutto ci. Suo marito la ingannava da un pezzo mentre lei lo credeva tutto suo, mentre la circondava di cure affettuose e con la sua presenza la difendeva e riparava dalla malignit; adesso l'avrebbe tradita apertamente, senza riguardi; l'avrebbe lasciata in bala della madre e della sorella che l'odiavano!...
Dio! Dio!... che vita le si preparava!... Come avrebbe potuto durarla nella finzione?... poi che doveva fingere; lo doveva per dignit, per fierezza, in fine per suo padre, pover uomo che aveva diritto di crederla felice.
- Oh Signore! aiutatemi voi! - mormor, sollevando le mani giunte verso un crocifisso d'avorio appeso a una parete.
And ancora nel salottino e sedette ancora nella poltrona. Si sentiva mordere il cuore da un dolore sordo; la mente le si andava intorpidendo in un'inerzia mortale. Guardava dai vetri delle finestre il giardino bianco inondato di sole; le ombre delle piante che l'aria animava di movimenti strani e fantastici; pi gi la montagna, ove la parte ridotta a giardino inglese, nereggiava con le sue macchie di sempre verdi; poi nell'insenatura la cappelletta in forma di tempio sotto cui era la statua della Madonna con il Bambino. La rivedeva quella dolce Madonna dal sorriso celeste; il cuore le batteva forte in petto e le lagrime le salivano agli occhi; ma non uscivano; qualche cosa di misteriosamente potente gliele ricacciava in petto, come un peso morto.
- Madonna! - preg in cuore in una smania di conforto nella muta preghiera. Senza che la sua volont ci entrasse per nulla, si trov a raccomandarle la povera donna di Milano, che non ne poteva pi e che forse si era andata a buttare nel naviglio; e il povero professore B... che si era ammazzato.
- Erano tanto tribolati e infelici!... non ne potevano pi!... Perdonateli!... accoglieteli! - susurr nello strano intorpedimento dell'anima sua, quasi dimenticando il suo stesso schianto.
Si era alzata prestissimo; era stanca del viaggio; esaurita dalle emozioni e dal dolore. Invocando la Madonna si assop con il capo piegato su 'l dorsale della poltrona.
Cos la trov suo marito, un poco dopo. Si era svegliato di mal'umore, con in cuore l'incresciosit di chi si sente turbato nella coscienza. Pensava a Maria; la delicata, bellissima figurina, gli si affacciava a la mente come un muto rimprovero. Perch aveva consentito che fosse licenziata la cameriera?... In che modo, per quale maledetta fatalit, aveva ancora piegato il collo al giogo della madre e della sorella?... donde veniva che gli si era spento l'ardore della ribellione, che gli insegnava giustizia?... d'onde veniva, che pure amando sua moglie, si era lasciato abbindolare da l'intrigo, cedendo a la selvaggia passione di quella creatura sensuale e volgare, tanto, tanto differente dalla sua piccola, adorata Maria?...
- Sono uno stupido, un vile e peggio ancora! - mormorava vestendosi; in un sordo rancore contro s stesso. E accigliato, infastidito di s, degli altri, delle cose, usc di camera e entr nel salottino, che doveva attraversare per scendere. A la vista di sua moglie, fece un atto di sorpresa, e un largo sorriso di gioia gli inradi il volto. Le and presso in punta de' piedi, rattenendo il respiro per non svegliarla; la guard con amore; not con una stretta al cuore, che era smorta, che la piega della sua boccuccia quasi infantile era quella del pianto. Il buono, il generoso e gentile che era in lui, torn a signoreggiargli per un momento nell'anima, come gli succedeva sempre quando era vicino a la sua giovine moglie, la sua fata bella e potente, che era riuscita a scovare nel guazzabuglio del suo mondo interiore, quel po' di buono che vi giaceva celato, quasi vergognoso.
Gli si inginocchi dinanzi senza far rumore, e sfiorandole con le labbra la manina inerte su 'l grembo, disse in un susurro: - Maria! mia bella! mia adorata!... perdona! perdona!
Maria aperse gli occhi; vide, come in sogno, suo marito l, ai suoi piedi; gli sorrise nel dormiveglia, dimentica di tutto. Ma al suono della sua voce, che la chiamava, la realt le si rizz dinanzi brutalmente, spaventosamente. Poggi i gomiti su i braccioli della poltrona e protese il capo in avanti, con gli occhi cos aperti, cos fissi, cos pieni di angoscia, che Carlo si alz, non sapendo che pensare, spaurito.
- Tu!... tu! - disse con il tremito nell'accento. - Tu! qui! ai miei piedi!... in adorazione!...
Su 'l volto bianco come un pannolino, pass un guizzo di disgusto; gli occhi perdettero di fissit e lampeggiarono; dal cuore le si sprigionarono due parole, non pi relegate dalla volont; - Bugiardo! vigliacco!
Ma le parole accusatrici, rivelatrici, non trovarono la via di uscire; restarono nella strozza, amare, grevi. E in quell'istante, la volont, la fierezza trionfarono.
Si freg gli occhi; con violento sforzo riusc a sorridere; si scus, attribuendo al brusco risveglio quel suo modo strano di salutarlo; raccont in fretta, per darsi il tempo di ricomporsi del tutto, dei due giorni passati a Milano, della nonna, del ritorno di quella stessa mattina. Riusc a darsi un'aria spigliata, quasi gaia; e perch il velo che doveva nascondere la sua anima a lui, si raffittisse sempre pi, si inform del pattinaggio e mostr desiderio di essere anche lei della festa, la prima sera che ci sarebbe stata illuminazione e musica. Doveva essere uno spettacolo fantastico; ella moriva di voglia di goderlo. Il suo pap le aveva comperato i pattini d'argento e il costume, secondo il desiderio di lui. Quando si sarebbe pattinato di sera?... La vigiglia di Natale, come si era gi stabilito?...
Carlo, che in su le prime, a la strana accoglienza della moglie, si era sentito dare un tuffo nel sangue per la paura ch'ella avesse saputo, a quel suo chiacchericcio allegro, rimase un po' stranito, ma in fondo contento. - Non sa nulla! - disse a s stesso non sapr mai nulla!... sar prudente! devono essere tutti prudenti! se no, guai! - mormor in cuore, stringendo i pugni.
La signora Candida chiamava a colazione. Bisognava scendere; sedere a mensa fra lei e suo marito; far mostra di nulla; non avvertire n pure la mancanza della cameriera. La trista commedia cominciava; oh ella avrebbe rappresentato bene la sua parte!... la soddisfazione di vedere sanguinare le ferite fatte da loro, non l'avrebbero avuta, no!
- Ti seguo subito! - disse con un sorriso a suo marito - vado un momento in camera a appuntarmi i capelli e scendo!
In camera, trangugi alcune sorsate di acqua di cedro, che teneva sopra il suo cassettone, per darsi un po' di forza, pens. Poi si appunt i capelli con maggior cura del solito, quasi con civetteria. Si adorn il collo d'un colletto di pizzo che le stava benissimo, e scese sorridendo, tutta rosea e animata dallo stato d'orgasmo in cui si trovava. Mangi con apparente appetito, trangugiando bravamente i bocconi che le ripugnavano, dandosi intorno ad aiutare la suocera, che doveva far lei, poi che la cameriera mancava; e facendo come se non si accorgesse di quella mancanza. A colazione finita, aspett che suo marito uscisse come di solito; poi si butt il mantello su le spalle, si chiuse la testa nel cappuccio e usc anche lei, salutando la suocera, senza dirle dove andava. Lungo il viottolo incontr Corinna che andava dalla madre; le stese la mano per la prima chiedendole gaiamente di lei, di suo marito, del bimbo, con insolito interesse. Poi tir via per la discesa, cantarellando sotto voce per finire di strabiliare la cognata.
Ma quando fu ben sicura di essere sola e che nessuno la vedeva, si lasci andare su un tronco coperto di neve indurita e lasci libero sfogo a le lagrime, che le sgocciolavano grosse e abbondanti su 'l volto e su 'l mantello. - Ah! - gemette - non ne posso pi!
- Sai che cosa si fa quando non se ne pu pi? - sent una voce fremere nell'aria.
Si guard in torno spaurita; alz gli occhi al muricciolo bianco che cingeva intorno il Cimitero, e esclam in una fiera stretta che le ammortiva il cuore in petto: - Mamma assistimi!
Si era a la frutta del pranzo dato per festeggiare l'anniversario delle nozze di Corinna. Gli uomini, gi avevano affogato nel vino ogni riserbo di atti e di parole.
Era la prima volta che Maria, vedeva suo marito con gli occhi piccoli e lustri, il volto avvampante; era la prima volta che lo sentiva cianciugliando, strascicare le parole, dire cose impossibili. Con la testa posata sul dorso della sedia, ella guardava senza parlare, instupidito, da meraviglia e disgusto. Si era parlato di un po' di tutto; sempre volgarmente, spesso peggio. Adesso il discorso si aggirava in torno a certi scandali. Si raccontavano fatti, si faceva il nome delle persone. La tale aveva presa la montagna con l'amoroso; poi era tornata sola; se non si sposavano se ne sarebbero vedute delle belle. La tal altra era stata sorpresa insieme con un merciaiuolo ambulante, una certa sera, in un certo viottolo scuro e deserto. Il primo bimbo della Cecchina del carbonaro, chi non lo sapeva?... era nato dopo tre mesi di matrimonio. E queste cose non succedevano solamente fra la povera gente senza educazione. Si era bucinato un buon poco intorno a una certa signorina, "un tocco di donna" per Dio!... figliuola della vedova d'un uomo istruito, che aveva dovuto scomparire dal paese per un dato tempo.
- La Cornelia! - usc fatuamente a dire un omone, ricco negoziante di legname.
Maria aveva sporto il capo dolorosamente incuriosita, interrogando, con occhio scintillante, l'omone che le stava di fronte.
- Eh!... chi non lo sa? - le spieg quello con la voce chiaccia. -  cosa che  stata su la bocca di tutti; e si sa anche di un marmocchio, capitato di contrabbando, che adesso  a balia, in un villaggio della montagna, su in alto, che non si possa scoprire. E chi deve paga - soggiunse strizzando l'occhio a Carlo, che lo guardava inebetito, senza capire.
- Ah! - fece con accento strozzato Maria.
- Cose che capitano! - sentenzi il dottore, che era in s.
- Ah! - fece ancora Maria, che si sentiva salire la nausea a la gola.
E alzatasi usc.
Non era ancora al di l dell'uscio che sent una sghignazzata e subito dopo la voce falsa di sua cognata, che diceva: - Fa la schifiltosa!... come se non si sapesse che prima di maritarsi  stata pi d'un'ora su nella catapecchia sola soletta con questo bel tomo di mio fratello!
- Zitta lei! - fece suo marito - e rispetto alle furbe, che riescono a riparare a le magagne con il matrimonio!
Maria si tur le orecchie con le mani e corse su a rifugiarsi in camera. Ah! questo si pensava di lei! questo si credeva di lei!... E suo marito, che sapeva, suo marito, che avrebbe dovuto difenderla, era fatto incosciente del vino, era briaco!... Suo marito, briaco, s'era lasciato dire su la faccia e in presenza di lei, che era stato l'amante di Cornelia, e e... e... aveva lasciato supporre, che lei, Maria, in quell'ora che aveva passata a la catapecchia durante il temporale sola con lui... Oh che infamie! che infamie!
Si sentiva soffocare; le salivano al cervello guizzi ardenti, come di fuoco; stese le braccia su 'l letto e vi nascose la faccia soffocando i gemiti che le irrompevano dal petto.
Era finita; le avevano tolto tutto; la fiducia nella bont e nella giustizia; la fede della idealit; la stima per suo marito, per fino il rispetto di s stessa, che si sentiva oltraggiata dalla malignit, schizzata dal fango della calunnia. Era finita!... E aveva dicianove anni!... e aveva tanto ciecamente creduto a le promesse della giovinezza! Perch Dio aveva voluto che nella sua anima si sviluppasse e ingrandisse il sentimento degli affetti e delle cose nobili e gentili?... Perch, perch aveva voluto cos, quando sapeva, quando aveva gi designato ci che l'aspettava!...
Si scosse a quell'orgogliosa, insensata investigazione dell'anima; ebbe paura di s stessa; si butt ginocchioni e chiese perdono a Dio; era smarrita, quasi pazza; la compatisse; avesse piet dello stato di disperazione in cui si trovava!
Nella camera, ove non aveva pensato di accendere il lume, entrava il bagliore argenteo della luna. Si fece a la finestra per guardare, per riuscire a distrarsi, interessandosi delle cose che erano estranee al suo cuore; e nella distrazione rinfrancarsi dello smarrimento. La luna piena stava nitida e maestosa nel cielo di un azzurro cupo, dalle stelle rade; a la sua luce smorta spiccavano le vette a cuccuzzoli; a creste a punte acute delle montagne; e lungo le coste candide di nevate, gli alberi brulli e neri, i grandi massi immani, le bizzarre rocciose sporgenze. Lo spettacolo grandioso non era fatto per mettere pace nello spirito malato della povera giovane donna.
Guardando intensamente, si trov a scuotere il capo; un amaro sorriso le incresp le labbra e pens forte: - Dio  troppo grande e potente per interessarsi delle creature cos piccole, cos insignificanti!...
Di sotto, tutt'ora in salotto, tutt'ora intorno alla tavola ingombra di bottiglie e di bicchieri, si vociava, si schiamazzava, si rideva grassamente, strepitosamente.
Dal baccano si staccava la voce in quilio di Corinna, che era sempre seguita da uno sghignazzare volgare. Aguzz gli orecchi per sentire se suo marito prendesse parte a la baldoria; se vociava, se sghignazzava anche lui. Non sentendo la sua voce, lo vide con gli occhi del pensiero, rosso infiammato, con lo sguardo ebete, il capo dondolante per gravezza e per sonno.
- Ah! - fece con il disgusto a la gola.
- Che cosa ripugnante, che cosa orrida  la volgarit! - balbett a denti serrati.
E si trov a pensare con la sorpresa nel sentimento; che forse, trattandosi solo di suo marito, con l'andare del tempo avrebbe potuto perdonargli il tradimento; se egli fosse andato a lei pentito, e le avesse domandato perdono incolpando la leggerezza del suo carattere che l'aveva piegato a la seduzione, senza che ci entrasse amore, se l'avesse guardata con i suoi occhi cos dolci, quando si rivolgevano a lei, assicurandola che malgrado tutto il suo cuore era suo, tutto suo, forse, chi sa!...
Ella avrebbe potuto dimenticare, tollerare!... Ma vivere in un ambiente compagno, in mezzo a gente cos malignamente triviale che si piacevano delle sozzure, fino ad imbrattarne le cose pi pure e sante, questo era superiore a le sue forze; era un veleno perfido che il suo sangue avrebbe sorbito goccia a goccia, fino alla distruzione.
- No! questo no! - disse con forza - non posso! non posso! non posso!
Si stringeva le mani in uno spasimo disperato di ribellione; piangeva di impotenza, di ira sorda contro quella gente, che l'avevano tanto offesa e che adesso la oltraggiavano, la calunniavano!
Le venne a un tratto il pensiero di uscire per sempre da quella casa; di fuggire!... Fuggire?... per andare dove?... Quale tetto avrebbe potuto ospitarla se non quello di suo padre?
- Povero pap, che mi crede amata, stimata, rispettata e felice! povero pap buono e nobile, che non capisce la malignit, che non la crede possibile!... Se sapesse, se mi vedesse correre a lui disperata, senza marito, con il suo nome onesto macchiato dalla cattiveria!
Le parve di vederlo, il nobile vecchio, piangere di dolore e di delusione, e chinare il capo venerabile sotto l'onta della figlia disgiunta dal marito, colpita dalla malignit, disgraziata per tutta la vita!
Non aveva il diritto di amareggiare gli ultimi anni del padre; non ne avrebbe avuto il cuore. E allora?
Bisognava rassegnarsi!... In questa idea si abbiosci.
Era una settimana che al pattinaggio ferveva il lavoro per le prove e per i preparativi della festa di quella sera, la vigilia di Natale. Il campo ghiacciato doveva essere illuminato a palloncini colorati pendenti a festoni, e a luce del bengala; nel caff dovevano essere pronte bevande calde con th e paste e sandwichs e vini scelti. Non sarebbe mancato neppure la musica.
In quella settimana di lavoro, Maria aveva veduto suo marito solamente a l'ora dei pasti. Dopo la baldoria della triste serata, egli si era mostrato imbarazzato in presenza della moglie, con la quale pareva schivare di trovarsi al tu per tu. Ed ella aveva preso a stare su nelle sue stanze pi che poteva, riparando nella solitudine.
Usciva una volta al giorno per andare da suo padre e da don Leo. E stava fuori poco per evitare osservazioni dalla suocera  dalla cognata, ormai quasi sempre l.
Indispettite dal suo contegno, freddamente inappuntabile, la signora Candida e Corinna non le risparmiavano punture n piccole offese ogni volta che potevano. Sempre respinta quando si offriva di aiutare, Maria si era decisa di non dir pi nulla, lasciando a la suocera ogni briga della casa, ogni faccenda. Ma adesso che l'avevano obbligata a mettersi in disparte, la chiamavano fannullona, dama che si voleva far servire, principessa e altro ancora. Le parole ridicole e insultanti, ella se le sentiva soffiare dietro, quando usciva, o l'accompagnavano su per le scale quando rientrava. Non sputandogliele in volto, si serbavano il diritto di non sentirsi rimbeccare. Ma potevano anche offenderla e svilaneggiarla senza aspettare che ella avesse rivolte loro le spalle.
La povera creatura si sentiva senza difesa da che le mancava la protezione del marito; ed era cos stanca, cos miseramente infiacchita, che non avrebbe certo trovato la forza e forse neanche la voglia di rispondere come si meritavano.
Viveva giorno per giorno in uno stato di sbalordimento, continuando a dirsi, che cos non la poteva durare, desiderando una soluzione a quello stato di cose, sperando vagamente in uno scioglimento di tutto.
Al pattinaggio ella non vi era andata che poche volte, prima della sua partenza per Milano, poi non pi. Ma sapeva che gli altri vi andavano ogni giorno. Corinna aveva trovato mezzo di farle intendere, che le signore e le signorine ormai pattinavano a meraviglia; che lei stessa si trovava di scivolare con sicurezza; che non c'era bisogno di avere imparato a Milano, per riuscire ottime ed eleganti pattinatrici.
Le basse insinuazioni sempre; sempre le volgarit.
Quella sera per ella aveva risposto a suo marito che l'invitava titubante, che sarebbe stata della festa. Non voleva mancarvi per non dar luogo a dicerie; non voleva mancarvi per non dare a la cognata il piacere di supporre le sue sofferenze; il suo disperato avvilimento.
E vi and, facendosi accompagnare da Dolfo, che era venuto a prenderla; poi che suo marito aveva dovuto portarsi su 'l luogo prestissimo, per via della illuminazione e degli ultimi preparativi.
Stretta nell'elegante costume sotto cui spiccavano le delicate forme, con in capo il tocco di lontra che lasciava scoperti i magnifici capelli artisticamente acconciati, accuratamente calzata, le mani riparate da guanti di castoro, chiari, lunghi fino al gomito, Maria, quando apparve in mezzo alla luce del pattinaggio, fu accolta con sguardi di ammirazione, di gelosia, di invidia. Quello che c'era di meglio fra gli uomini le corse subito presso; fu circondata, fatta segno di speciali premure, di attenzioni d'ogni maniera.
Suo marito accorso a lei, in un trionfo di vanit per quella adorabile donnina che era sua e che tutti guardavano ammirati, la fece sedere e le si inginocchi dinanzi per assicurarle i piccoli pattini d'argento. Ella sent che suo marito le accarezzava i piedi in una stretta quasi febbrile, gli vide negli occhi lo sguardo dolce e innamorato di prima; e gi, in quel suo abbandono, smaniosa di conforto e d'affetto, si sentiva commuovere, quando una voce ironica suon nell'aria con queste parole:
- Ebbene?... il signore non si degna di mettermi i pattini?...
Maria scatt ritta, e se ne stette muta e pallida di vero spavento a la vista di Cornelia, che con la testa posata su la spalliera della sedia e un cattivo sorriso su la bocca, stendeva un piede a Carlo.
Presso Cornelia, con la mano appoggiata a la stessa spalliera, era Corinna, che le lanci sorridendo, un'occhiata perfida.
Nel suo terrore, Maria non vide l'espressione disperata del volto di suo marito; non vide il bagliore minaccioso de' suoi occhi. Un dolore nuovo, un dolore mortale, che le veniva dalla prova evidente del tradimento dell'uomo, che le aveva giurato fede e che pure allora allora l'aveva accarezzata e guardata con amore, la tolse a la coscienza di s.
In quel punto la banda prese a attaccare un pezzo brillante.
Un giovine la invit stendendole le mani per un giro di pattinaggio. Ed ella scivol graziosa e bellissima senza sapere che cosa facesse, l'anima avvolto nella nebbia denza. Scivol godendo fisicamente dell'aria che le frustava il volto, del moto voluttuoso. Una acuta fitta al cuore la fece arrestare di schianto. Si guard in torno, per raccapezzarsi; vide gi in fondo suo marito solo che la guardava; vide, come attraverso a una nuvola di fuoco, Cornelia che andava pattinando verso di lui e gli stendeva la mano.
Volse gli occhi al limite estremo del campo coperto di ghiaccio, al buio pauroso dell'abisso. Attratta da forza misteriosa, lo sguardo sempre l, prese la corsa, fu come una freccia contro la barra, che cedette spezzandosi a l'urto violento e scomparve.
Un urlo squarciato come di belva, echeggi nell'aria gelando il sangue nelle vene di tutti. E fu un accorrere con lumi, un gridare, un disperato parapiglia.
La banda durava a suonare le sue note pazzamente allegre.
Da l'abisso, sorretto da mani pratiche e robuste, sbuc, dopo poco, la figura di Dolfo, che si reggeva su le braccia Maria sanguinolenta e esanime.
Fu prestamente stesa una striscia di stuoia nel mezzo del campo ghiacciato, che il povero uomo lo potesse attraversare. Avanzava lentamente, cautamente, gli occhi fissi su l'adorata creatura che aveva raccolta nel pruneto, fra cui il piccolo leggero corpo si era impigliato arrestandosi nella via dell'abisso.
Il dottore, tocc la manina penzolante, tocc la fronte bianca, sgombrandola de' capelli che le spiovevano intorno nella loro splendida morbidezza dorata. Dolfo lo lasci fare. Ma quando Carlo, tremante e con il viso sfatto, gli si accost e stese le braccia quasi a togliergli il povero corpo inanimato, egli sporse il capo avanti sbarrando gli occhi minacciosi, e in un grugnito, disse:
- Via!... indietro!
E seguito da alcuni, che gli rischiaravano il sentiero con i palloncini dipinti a festa, mosse sempre lentamente a la volta della casa di don Leo, dalle finestre luccicanti nell'ombra.
Nell'aria scura si diffondevano i primi rintocchi della Messa di mezza notte, quando Maria, adagiata su un lettuccio improvvisato in casa di don Leo, aperse le labbra a un sospiro e schiuse lentamente gli occhi.
- Maria! - le soffi a l'orecchio il colonnello, tratto d'un subito dallo instupidimento che aveva atterrito Dolfo. - Maria!...
- Pap! - gli fu risposto con un filo di voce.
E i grandi occhi turchini lo accarezzarono con un lungo sguardo pieno di affetto, pieno di dolore, mentre la manina tutt'ora inguantata gli si stendeva lentamente in muto, disperato appello di sostegno, di conforto.
Don Leo scambi alcune parole con il dottore, mentre un raggio di gioia gli illuminava il vecchio volto pallido e contrafatto da l'emozione.
-  salva! - susurr a Dolfo, che gli stava presso.
Un singhiozzo violento, fece che Maria alzasse il capo. Con gli occhi aggrondati e l'espressione del terrore su 'l volto, si tir su lentamente a sedere, allung il braccio, punt l'indice ai piedi del letto, e disse cupamente a suo marito, ritto nell'ombra:
- Tu! tu!
Egli si sporse avanti con le mani giunte implorante perdono.
- No! no! - fece Maria - No!... mai!...
Con moto brusco, come se tutta l'energia le tornasse d'un colpo, si butt in dietro i capelli e scoppiando in pianto disperato fece segno a suo padre, a Dolfo, a don Leo che le si facessero vicini, pi vicini ancora, che la difendessero da un pericolo tremendo.
- Non voglio, no! - balbettava fra i singhiozzi - non voglio pi, pi mai! Non mi lasciate andar via! qui... con voi... sempre!... sempre!... il mio pap!... don Leo!... Dolfo!... Quegli altri mi hanno fatto tanto soffrire!... oh sempre qui!...
Il dottore persuase Carlo ad uscire; lo accompagn fuori. Maria sarebbe guarita in poco tempo il pruneto l'aveva salvata da una morte orribile. Ma lui, si rassegnasse; aveva perduto per sempre sua moglie!
La signora Candida e Corinna passarono la notte facendo i bauli per Carlo. Partiva a l'alba; per l'America!
...
.
...
FINE.